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 Anno VI n° 5 MAGGIO 2010    -   FATTI & OPINIONI


La settimana della politica
Fini contro Berlusconi, e a noi cosa resta?
La stretta dei conti tra i due fondatori del PDL preoccupa Bossi. Cosa sta succedendo? Quali alternative?
Di Il Nibbio


Mentre l'Italia non passa certo un “bel periodo” ( la disoccupazione aumenta, la cassa integrazione va avanti con difficoltà per mancanza di fondi e le prospettive non segnano una ripresa consolidata) la politica prosegue a pensare solo a se stessa.

La stretta dei conti tra Fini e Berlusconi era da tempo annunciata. In molti pensavano che Gianfranco Fini non avesse il coraggio di affrontare il Sultano, invece il coraggio l'ha trovato, forse perché la situazione è diventata insopportabile, forse perché ha avuto quel consenso che era il minimo necessario per non rischiare una scomparsa politica, forse perché la previsione, senza fatti nuovi, è di tre anni di tregua elettorale.

Lo scontro certamente lo si può definire violento, anche se poi, nelle sintesi fatte successivamente, i termini sono stati ammorbiditi, ma sarà vero?
Sarà possibile che tutto prosegua nell'unità del Popolo della Libertà, dove sembrerebbe che di libertà ce ne sia ben poca? Dai comportamenti di Berlusconi e dei sui sostenitori sembra che l'unica libertà sia di dire “sissignore”! Questo è sicuramente uno dei punti controversi, forse la sintesi di tutti gli altri, ma, “gli altri” sono pure fondamentali per tutta l'Italia.

La questione che ha creato più problemi all'interno della coalizione è certamente il “federalismo”, ma non vi è da parte di Fini un'opposizione, solo dei punti fermi da rispettare: un sistema di equilibrio tra nord, sviluppato, e sud, da riformare, seguito da un necessario chiarimento su metodi e costi.

Bossi ha la necessità assoluta di arrivare al federalismo prima di tornare alle urne; non è un problema quale sia il federalismo che uscirà dalle leggi attuative, ma deve passare. Ecco così che lancia l'ultimatum : “Siamo davanti a un crollo verticale del governo e probabilmente alla fine di un'alleanza, quella tra Pdl e Lega”. un messaggio preciso a Berlusconi che pure lui alle urne non può andare.

È evidente che Bossi non può andare alle elezioni impunemente e ciò è anche una preziosa indicazione per l'opposizione.

Il punto di forte divergenza tra Fini e Berlusconi è la riforma della Giustizia. Possiamo ben dedurre quale sia la posizione di Fini da quanto il presidente della Camera ha detto nell'intervista fatta da Lucia Annunziata su Rai Tre: “Non dirò mai che i magistrati sono un cancro. La destra è rispetto delle regole, non solo garantismo ”, la riforma deve muoversi non sulla base di esigenze ad personam, ma sulle reali esigenze del paese, mantendo in essere l'indipendenza della magistratura e l'equilibrio dei poteri sancito dalla costituzione. Qui la posizione di Berlusconi è nota e ben documentata da oltre un decennio di provvedimenti legislativi che hanno declassato reati, impedito indagini e liberato condannati o evitato condanne reali per prescrizione del reato commesso.

Sulla riforma istituzionale, Fini è più possibilista, dice infatti “il Pdl deve decidere quale sia il modello migliore da adottare, come ho tenuto a ripetere in direzione. Si vuole il presidenzialismo? Si può studiare il percorso da sottoporre alle opposizioni. Non basta il foglietto di Calderoli e comunque mi sembra che, allo stato attuale, il presidenzialismo alla francese sia proprio tramontato ”. Ma anche qui c'è una forte differenza: la visione di Berlusconi è del “potere del popolo” interpretato dal Presidente Eletto, quindi senza possibilità di limitazioni. Il potere presidenziale, auspicato da Fini è con gli equilibri dei poteri per evitare una dittatura “del popolo”.

Quale è allora la situazione oggi?

Secondo il senatore dell'IDV Felice Belisario, presidente del Gruppo al Senato: “Il centrodestra targato Berlusconi è al tramonto, siamo ormai ai titoli di coda ”, ma quanto dureranno i “titoli di coda”? Il PDL è ben legato a Berlusconi, per un solo motivo sottolineato da Bondi nel suo discorso alla Direzione Nazionale del PDL “un uomo e un leader al quale ciascuno di noi deve molto ”, come gli devono quelli che hanno fatto cadere Prodi e sono passati allora a Forza Italia e oggi applaudono Berlusconi qualunque cosa dica.

Berlusconi sa che non può andare alle elezioni, perché si riaprirebbero i processi congelati e quelli che sono annunciati, magari anche qualcosa legato alle dichiarazioni di Spatuzza. È strano che proprio in questo momento Reina torni alla ribalta; ancora un segnale a chi di dovere?

Ecco che il Premier risponde alla provocazione di Fini, affermando fin dall'inizio del suo discorso alla Direzione Nazionale che le riforme si possono fare solo con l'accordo con l'opposizione; strano no? Questo vuol dire accettare un dialogo che non è nel DNA del Cavaliere; c'è poco da credergli.

Quale può essere la posizione del PD? Se dà corda a Bossi e Fini, pensando magari a un Governo di Unità Nazionale per fare le riforme e rilanciare l'economia, non può certo dimenticare che Fini ha detto chiaramente, nell'intervista dell'Annunziata: “Ho fatto quello che dovevo fare come punto di riferimento della destra politica italiana ”.

Il quadro che eventualmente si potrebbe configurare alle elezioni future è un nuovo “centro destra” moderato e laico senza Berlusconi, forse quello che la maggioranza degli italiani desidera.

L'alternativa non è migliore. Si può pensare ad una disgregazione dell'attuale maggioranza, anche a causa dei problemi giudiziari del Capo del Governo, che la legge, senza una riforma Costituzionale condivisa, non sarebbe in grado di proteggere dalle incursioni della magistratura. Se questo avvenisse, ci sarebbe quindi un ritorno alle urne senza che si siano fatte riforme di alcun tipo e con l'economia a rotoli.

Che la prima sia la via migliore, mi sembra ovvio, ma, se si prende questa,il PD non dovrà transigere su alcuni punti. Al contrario di quanto sembra più volte aver indicato D'Alema, si deve eliminare il rischio Berlusconi e imporre due cose: che la riforma della giustizia elimini tutte le leggi ad personam e che si faccia la legge elettorale nuova, con la possibilità di esprimere le preferenze e con la non ammissibilità di chi ha “conflitti di interesse”, chi ha processi pendenti per mafia, per corruzione e per evasione fiscale e in fine escludere i detentori di mezzi di comunicazione di massa di rilievo nazionale.

Ma non credo che il PD abbia la stessa forza di Fini per attaccare a fondo Berlusconi.



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