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 Anno VI n° 9 SETTEMBRE 2010    -   IL MONDO - cronaca dei nostri tempi


La scienza imita la natura
Per far funzionare il cellulare perché non usare lo zucchero?
È il risultato di una ricerca presentata dal recente Meeting dell'American Chemical Society da Shelley Ph.D. Minteer
Di G.G.


Non usi la bustina di zucchero per il caffè? Ti spiace se la uso per ricaricare il mio cellulare?” Sembra fantascienza, ma non lo è più, anche se siamo ancora allo stadio di ricerca e, affinché la scoperta possa diventare realtà nelle nostre case, c'è ancora molta strada fa fare.

I risultati di una ricerca in questo senso sono stati presentatati nel 240° Meeting Nazionale dell'American Chemical Society da Shelley Ph.D. Minteer, che, nel presentarla, ha detto “Questa è la prima dimostrazione di una classe nuova di celle biofuel. Quando questi dispositivi saranno sviluppati permetteranno di sostituire le pile a perdere e le batterie ricaricabili, utilizzate in una gran varietà d’apparecchiature elettroniche e d’altri prodotti. Questo è il primo apparecchio che si basa su una delle parti microscopiche dei tanti miliardi di cellule che costituiscono il corpo umano. Fu scelto un “organello” sorprendente il mitochondrio che nella cella rappresenta la casa dell'energia.”

I mitochondrio trasformano le calorie del cibo nell'energia chimica di cui il corpo necessita per sostenere vita. Questi organelli usano un prodotto chimico, che si forma durante la digestione di zucchero e grassi, il piruvato, che è successivamente trasformato in un’altra sostanza chiamata ATP (adenosina trifosfato) che immagazzina energia fino al momento in cui non ce n’è bisogno.
Nel corpo umano i mitochondria ogni giorno producono e riciclano una quantità di ATP pari al peso del corpo della persona. Questo sistema può essere utilizzato per fornire energia a un PC portatile o a un cellulare usando zuccheri, grassi alimentari.

Minteer ricorda che quelle celle biofuel non sono nuove. Gli scienziati hanno preso in prestito da Madre Natura altre celle biofuel per produrre elettricità, che usano, per esempio, enzimi. Celle che lavorano come batterie. Batterie che producono in continuazione elettricità e usano ossigeno e il combustibile disponibile quali la normale benzina, alcol, idrogeno o gli altri materiali.

La dottoressa Minteer ha descritto l'esperimento realizzato con i suoi colleghi. L'apparecchiatura usata consiste di uno strato sottile di mitochondria, stretto in mezzo tra due elettrodi, di cui uno permeabile alla benzina. Le prove realizzate, mostrano che in quest’apparecchio si produce elettricità usando zucchero o prodotti petroliferi.

Molto interessante la scoperta. Pensiamo alla quantità di prodotti alimentari che gettiamo nella spazzatura e che invece potrebbero essere usati per generare energia elettrica. Purtroppo credo che ci vorranno molti anni ancora prima che questi prodotti possano essere realizzati industrialmente e con prezzi competitivi, ma certo questa è la via e non quella rischiosa dell'energia nucleare.



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