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 Anno VI n° 9 SETTEMBRE 2010    -   FATTI & OPINIONI


Critica politica
Le invenzioni di Berlusconi e la Costituzione Italiana
La "Costituzione Materiale" è un qualcosa che supera la Costituzione o è propaganda pre-elettorale?
Di Giacomo Nigro


In questi giorni convulsi di fine estate, con l'autunno incombente, che normalmente vengono dedicati alle feste di partito, che attualmente potrebbero essere meglio definite come feste di movimento, ha avuto grande impatto il discorso che il Presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini ha tenuto alla la festa del Tricolore, abilmente trasmesso e commentato in diretta televisiva dal neo Direttore del TG della LA7 Mentana.

A questo evento "epocale" fa da contrappunto lo scarso seguito mediatico, racimolato dalla festa del PD in corso a Torino; intanto il PDL pare non avere nulla da festeggiare. Fini ne ha decretato la morte in diretta televisiva, provocando le reazioni dei famigli berlusconiani che continuano a darsi da fare per intimidire ulteriormente chi è convinto a ragione, che la Repubblica si regga su una Costituzione viva e vegeta fino ad eventuale modifica da parte di una forza politica, magari proprio il PDL che è (o forse è stata) maggioranza del Paese, ma che finora non ha mai avuto i numeri e la forza per abrogare o modificare articoli o parti della Legge Fondamento del nostro Paese.

Qualcuno da tempo parla di "Costituzione Materiale", cioè di tutti gli usi e costumi extracostituzionali che, secondo costoro, a causa del loro utilizzo pratico, creano una sorta di Carta parallela non scritta e non riconosciuta, ma usata in concreto e pertanto, a loro parere, legittimata; naturalmente si tratta di concetti artefatti a beneficio di ingenui cittadini e male informati elettori. Costoro in pratica affermano che, essendo la cosiddetta "seconda repubblica" fondata sul bipolarismo, il candidato premier vincente le elezioni è legittimato dal Popolo alla conduzione del Governo e pertanto non occorre la procedura costituzionale, che prevede l'intervento del Presidente della Repubblica, per l'assegnazione dell'incarico al Premier prescelto. Inoltre questi soloni affermano che in caso di crisi non si può far altro che passare direttamente alle elezioni anticipate.

Riassumendo brevemente. la nostra Carta Costituzionale prevede che ad elezioni delle Camere ultimate il Presidente della Repubblica, dopo le previste consultazioni, dia l'incarico ad un Presidente del Consiglio che abbia la possibilità pratica di formare una maggioranza. Non ha importanza che questa maggioranza sia precostituita prima delle elezioni attraverso un'alleanza elettorale che si ama definire "polo": di ciò non tratta la Costituzione. L'incaricato Presidente del Consiglio costituisce un Gabinetto di Governo, si presenta al giudizio del Parlamento e se la metà dei parlamentari più uno lo vota, il suo Governo entra nell'esercizio delle sue funzioni.

Nell'ipotesi che i finiani, alla caduta del Governo Berlusconi, possano essere disposti ad appoggiare un governo insieme a Pd, Udc e Idv, il Presidente Napolitano potrebbe del tutto leggittimamente dare un incarico ad un Governo presieduto dalla persona che quegli schieramenti ritenessero idonea. Punto. Questo stabilisce la Costituzione.

In effetti il Presidente Giorgio Napolitano pare pronto a rimboccarsi le maniche e a fare la sua parte, se la crisi della maggioranza dovesse precipitare in crisi di governo, non si può, però, pensare che egli sia ottimista, i margini sono stretti e la possibilità di evitare le elezioni anticipate sembra difficile, data la situazione politica sfilacciata che attualmente ci affligge, tanto che queste potrebbero essere anticipate addirittura a prima di Natale.

Cos'è, infatti, che potrebbe arrestare quella che ormai pare una corsa inarrestabile allo scontro e al voto? Da una parte, il rientrare della violenta polemica che divide Fini e Berlusconi, una sorta di armistizio tra i due leader del centrodestra: ma l'ipotesi è remota. Dall'altra, a crisi di governo eventualmente aperta, la possibilità che i partiti contrari a tornare alle urne con il "porcellum" raggiungano tra loro un'intesa sulla nuova legge elettorale, premessa indispensabile perché si possa pensare alla formazione di un qualunque altro governo: e anche qui, considerate le rilevanti differenze di posizione, perfino all'interno degli stessi partiti, le possibilità che questo avvenga sembrano ridotte al minimo.

Potrebbe accadere che il premier, rendendosi conto che non può forzare la mano alle istituzioni con la "Costituzione Materiale", chieda un incontro al Capo dello Stato per informarlo della situazione determinatasi e chiedergli lumi e consigli sulle possibili vie da seguire. In questo caso Giorgio Napolitano spiegherà a Berlusconi quel che è possibile, Costituzione alla mano. Prima di tutto ribadirà il concetto che l'eventuale crisi di governo non potrà essere che parlamentare: cioè con un dibattito alla Camera, seguito da un voto che certifichi il venir meno di una maggioranza.

Parlamento, Corte Costituzionale, presidenza della Camera, magistratura, come ben sappiamo, negli ultimi tempi nessuna istituzione si è salvata dagli irragionevoli e isterici strali del premier. Proprio per questo il Quirinale tenterà di restar fuori da questa guerra senza senso per poter svolgere il suo ruolo di garanzia. La fine di un governo potrà essere la fine del berlusconismo, se le elezioni anticipate verranno scongiurate, altrimenti sarà di nuovo un bombardamento mediatico per rivincere le elezioni e restaurare il regno, cancellando dalle liste i nemici.



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