REGISTRATO PRESSO IL TRIBUNALE DI AREZZO IL 9/6/2005 N 8
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 Anno VI n° 10 OTTOBRE 2010    -   FATTI & OPINIONI


Bozze non corrette redatte in corso di seduta
BERLUSCONI: il primo discorso del mattino al Senato
Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri e conseguente dibattito


Signor Presidente, onorevoli senatori, le riflessioni che vengo a sottoporvi sono quelle su cui la Camera dei deputati ieri ha confermato il voto di fiducia al Governo, con una maggioranza più ampia ed articolata rispetto alla fiducia ottenuta nel 2008.

Onorevoli senatori, questo è il vero dato politico emerso dal voto di ieri: non certo i confusi calcoli di aritmetica parlamentare, che non appassionano me e non credo appassionino affatto gli italiani. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP e dai banchi del Governo).

La maggioranza è più forte. Alla Camera dei deputati ha ottenuto il consenso di tutti i parlamentari eletti nelle sue file, con pochissime eccezioni personali, e di diversi altri deputati che hanno liberamente - ripeto, li-be-ra-men-te - ritenuto di assumersi la responsabilità di costruire con noi la stagione delle riforme.

Confortato da questo risultato largamente positivo, il Governo è nelle condizioni, se questa Aula confermerà le stesse indicazioni, di completare la legislatura e il progetto di profonda trasformazione del Paese, votato e voluto dagli italiani nel 2008.

Questo tema oggi è sottoposto al vostro giudizio qui, nell'Aula del Senato, ed io confido che ancora una volta un libero Parlamento vorrà riconoscere la serietà dell'impegno con il quale abbiamo condotto il Paese in due anni difficili, segnati dalla peggiore crisi economica del dopoguerra, ma soprattutto la necessità di fare dei prossimi tre anni la stagione costituente, la stagione delle riforme, la stagione che gli italiani si attendono da chi è chiamato a guidare il Paese, e cioè dal Governo e dal Parlamento nei rispettivi importantissimi ruoli.

Per questo, onorevoli senatori, rimetto alla vostra attenzione le stesse considerazioni espresse ieri nell'Aula di Montecitorio, depositandole alla Presidenza. Le consegno quindi al signor Presidente, perché possano essere allegate al Resoconto. Queste considerazioni riassumono gli impegni programmatici strategici per i prossimi tre anni, le linee guida che il Governo considera fondamentali per trasformare a fondo il Paese perché l'Italia torni a crescere più giusta e più libera.

Desidero però esplicitare in quest'Aula - come ho fatto alla Camera - i cinque punti qualificanti che il Governo considera strategici per dare attuazione compiuta, da qui al 2013, al programma approvato dagli elettori, cioè il federalismo fiscale, la riforma tributaria, la riforma della giustizia, la sicurezza dei cittadini e l'immigrazione, e infine, da ultimo - ma non certo ultimo in ordine di importanza - il piano per il Sud.

Il federalismo fiscale: è stato votato nel suo percorso parlamentare non solo dalla maggioranza, ma anche da quasi tutte le forze di opposizione, e non prevede la benché minima ipotesi di divaricazione tra Nord e Sud dell'Italia. È vero semmai il contrario, perché il federalismo rigoroso e solidale a regime sarà - deve essere - la cerniera unificante del Paese e un vantaggio per tutte le aree dell'Italia, soprattutto per il Mezzogiorno. Ormai è, infatti, dimostrato in ogni Nazione moderna come l'attuazione di un vero, moderno federalismo rafforzi la ragione dello stare insieme nella collettività nazionale. Il principio di sussidiarietà sul quale si basa il nostro ideale federale di popolari europei è d'altronde il principio ispiratore delle grandi aggregazioni fra i popoli della nostra epoca, prima fra tutte l'Unione europea, ed è logico e coerente che esso debba trovare piena applicazione anche nel nostro ordinamento nazionale.

Attuare il federalismo significa crescere tutti insieme, valorizzando quanto vi è di meglio in ogni realtà regionale e locale. Ovunque il federalismo sia stato attuato, a beneficiarne sono state maggiormente le aree che erano meno sviluppate. Lo stesso avverrà in Italia.

Attuare il federalismo significa rafforzare lo Stato. Uno Stato federale è, infatti, più forte di uno Stato centralizzato, perché quest'ultimo, non dovendo svolgere tutte quelle funzioni che spettano alle entità federate, è maggiormente in grado di assicurare le sue funzioni essenziali come - ad esempio - la politica estera, la giustizia, la difesa, l'istruzione e la ricerca, le grandi reti infrastrutturali. Gli esempi degli Stati Uniti d'America e della Germania sono lì a dimostrarlo chiaramente.

La legge delega è stata approvata dal Parlamento il 29 aprile 2009, e con i decreti attuativi si sta rivoluzionando il sistema dei trasferimenti delle risorse pubbliche tra lo Stato e gli enti locali. Il nuovo sistema non sarà più basato sulla spesa storica dei vari servizi, che obbliga lo Stato a rifinanziare tutte le spese - sprechi compresi - ma sui costi standard ritenuti necessari per fornire ai cittadini i servizi fondamentali, a partire dalla sanità.

Con il federalismo fiscale gli italiani dovranno poter usufruire di servizi pubblici di uguale livello e qualità in tutto il territorio nazionale e i Comuni saranno coinvolti nell'accertamento dei redditi dei contribuenti - contiamo molto su questo - per un forte contrasto e una riduzione, quindi, dell'evasione fiscale.

Gli amministratori dovranno operare con la massima trasparenza e dare conto ai loro amministrati di come spendono i soldi delle imposte.

Gli enti locali godranno dunque di una maggiore autonomia fiscale. La cedolare secca sugli affitti, appena introdotta con uno dei primi decreti attuativi, risponde appunto a questa impostazione. Il federalismo fiscale non comporterà maggiori costi per lo Stato e sarà attuato senza alcun aggravio della pressione fiscale complessiva, che sarà anzi destinata a diminuire progressivamente, in ragione sia della diminuzione degli sprechi, sia del restringersi dell'area dell'evasione fiscale.

Dall'attuazione del federalismo nascerà quindi una nuova Italia: l'Italia delle autonomie, più attente e vicine alle reali esigenze dei cittadini, un'Italia delle responsabilità, a fondamento di un nuovo patto nazionale.

La realizzazione del nuovo assetto avverrà attraverso la valorizzazione di tutte le autonomie ordinarie, degli enti locali, e nel rispetto delle autonomie speciali, con l'impegno - che ci assumiamo - di salvaguardarne le peculiarità. Con questa riforma viene a compimento una delle missioni per le quali ci siamo impegnati in questi anni, e che ha rappresentato uno dei pilastri della coalizione alla quale gli italiani hanno dato la responsabilità di governare il Paese.

La riforma fiscale per la crescita: l'obiettivo della maggioranza di Governo è ridurre la pressione fiscale e disboscare la grande giungla di un sistema fiscale che è praticamente rimasto invariato nelle sue parti fondamentali fin dalla riforma dei primi anni Settanta. Tenendo conto delle esigenze e delle compatibilità di bilancio pubblico, sulla base della lotta all'evasione fiscale e del dividendo che ci verrà dalla crescita, senza creare ulteriore deficit, il Governo intende pervenire, entro la legislatura, al varo di norme che consentano una graduale riduzione della tassazione sulle famiglie, sulle imprese, sul lavoro e sulla ricerca.

Per le famiglie, soprattutto per quelle monoreddito delle fasce più deboli della popolazione, resta fondamentale l'obiettivo del quoziente familiare (Applausi dai Gruppi PdL, LNP e dai banchi del Governo), che già si sta parzialmente sperimentando. Questa riduzione del quoziente familiare é già in atto, come sperimentazione, in una rete di Comuni, fra cui Roma, con una revisione delle imposte locali e delle tariffe a favore dei redditi familiari, anche con un sostegno diretto alla libertà di educazione.

Il sostegno alla famiglia ed il riconoscimento del valore di ogni essere umano richiedono anche l'approvazione di norme a tutela della vita, sulle quali esiste in questo Parlamento un consenso non limitato alle forze di Governo. Per le imprese si è già cominciato a ridurre il carico dell'IRAP attraverso la manovra economica e le misure per lo sviluppo nelle Regioni del Sud. In determinati casi, le nuove iniziative imprenditoriali potranno vedersi ridurre l'IRAP a zero: si tratta di una prima, importante, ipotesi di fiscalità di vantaggio.

Ogni intervento sul fisco dovrà essere ovviamente supportato da una rigorosa analisi costi-benefici e dal consenso dell'Unione europea, considerando che il debito pubblico che abbiamo ereditato resta superiore al nostro prodotto interno lordo. (Commenti dal Gruppo PD). La riforma fiscale sarà dunque la chiave strategica per la crescita del Paese.

Veniamo ora al tema della giustizia. La riforma della giustizia è una delle nostre priorità, e il Governo rivendica i risultati già ottenuti, come la normativa ed il codice antimafia, l'introduzione del reato di stalking, la riforma del processo civile e la digitalizzazione del sistema giustizia.

In ottemperanza al programma votato dagli elettori, intendiamo completare tutti gli altri punti. Il nostro intendimento è quello di attuare una riforma complessiva della giustizia, sia civile che penale, con l'obiettivo di rendere più efficiente il servizio ai cittadini ed effettivo l'articolo 111 della Costituzione, affinché nel processo sia assicurata la parità tra accusa e difesa, per una maggiore tutela delle vittime e per una maggiore garanzia degli indagati.

Occorrerà intervenire sulla struttura del Consiglio superiore della magistratura con una riforma costituzionale che preveda due organismi separati: uno per i magistrati inquirenti e uno per i magistrati giudicanti, nella logica della necessaria separazione delle carriere. Occorrerà rafforzare, a maggior tutela dei cittadini, anche la normativa sulla responsabilità dei magistrati che sbagliano. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP e dai banchi del Governo).

È all'esame del Parlamento la legge a tutela delle alte cariche dello Stato. La stessa Corte costituzionale ha, infatti, riconosciuto che «il sereno svolgimento delle rilevanti funzioni che ineriscono alle alte cariche dello Stato costituisce un interesse apprezzabile, che può essere tutelato in armonia con i principi fondamentali dello Stato di diritto».

La giustizia è un pilastro fondamentale dello Stato di diritto. L'uso politico della giustizia è stato, invece, e continua ad essere un elemento di squilibrio tra ordini e poteri dello Stato. È dovere della politica ristabilire il primato che le viene, non dai privilegi di casta, ma dalla volontà popolare. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP e dai banchi del Governo).

Spetta al legislatore fare le leggi. Spetta ai magistrati applicarle, ovvero amministrare la giustizia. Negli ultimi sedici anni - ma ieri mi hanno corretto, perché io guardavo alla mia diretta esperienza in politica; quindi,, possiamo ben dire: negli ultimi diciotto anni - questo equilibrio è stato, in troppi casi, alterato.

Vi è, poi, il tema della ragionevole durata dei processi che, per la loro lentezza, rappresentano una delle piaghe della giustizia italiana, una piaga sofferta da molti, troppi cittadini. I nove milioni di processi pendenti, per cui l'Italia è il Paese più condannato dalla Corte europea dei diritti dell'uomo, sono un macigno che dovremmo tutti voler rimuovere. Il Governo presenterà, a breve, un piano straordinario per lo smaltimento delle cause civili pendenti. A ciò si aggiungerà l'attuazione della delega in tema di semplificazione dei riti del processo civile, la riforma della magistratura onoraria e anche la riforma delle professioni. Anche per questo, riteniamo indifferibile un ulteriore aumento delle risorse per il comparto della giustizia.

Stiamo procedendo anche all'attuazione del piano carceri, che consente l'applicazione integrale dell'articolo 27 della Costituzione quanto all'umanità della pena e alla rieducazione del detenuto. Non vanno, ovviamente, dimenticati i molti provvedimenti legislativi in corso di approvazione in tema di diritto sostanziale per meglio contrastare la criminalità e, in particolare, quello contro i fenomeni di corruzione.

Sicurezza. Con il pacchetto sicurezza il Governo italiano si è dotato della normativa antimafia più efficace al mondo per contrastare gli interessi economici della criminalità organizzata. Mai nella storia della Repubblica sono stati inferti così tanti colpi alla mafia e a tutta la criminalità organizzata. (Applausi dai Gruppi PdL, LNP e FLI e dai banchi del Governo). Mai nella storia della Repubblica si erano sequestrati alle organizzazioni criminali più beni ed immobili, per un valore complessivo superiore ai 16 miliardi di euro. Le confische hanno già raggiunto un valore di 3 miliardi di euro. Gli arresti di presunti mafiosi, attraverso più di 600 azioni delle forze dell'ordine, sono stati ad oggi 6.580, fra cui quelli di 27 dei 30 latitanti ritenuti più pericolosi.

Sono risultati, come ho detto, senza precedenti, ottenuti grazie all'impegno e alla determinazione del Governo, all'impegno dei magistrati e delle forze dell'ordine che hanno operato in perfetta sinergia con l'Esecutivo, dando prova che può esistere e deve esistere una grande chiamata Stato. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP e dai banchi del Governo).

La maggioranza intende continuare questa lotta senza tregua alla criminalità organizzata anche destinando al Ministero dell'interno, al Ministero della giustizia e alle forze dell'ordine una parte delle risorse del Fondo unico giustizia derivante dal sequestro dei beni alla mafia.

Tra le misure che hanno consentito una svolta cruciale nel contrasto al fenomeno mafioso spiccano l'inasprimento del carcere duro previsto dal 41-bis, così da impedire ai boss di continuare a dare ordini dal carcere e di godere del gratuito patrocinio; il reato di associazione mafiosa, che è stato esteso anche alle organizzazioni criminali straniere; l'aumento di 30 milioni di euro del Fondo per le vittime dei mafiosi; il divieto di partecipazione alle gare per gli appalti pubblici per gli imprenditori che non trovano il coraggio di denunciare le estorsioni.

Il Governo conferma anche il suo fortissimo impegno, naturalmente, nella lotta alla criminalità comune. L'azione dei Carabinieri, della Polizia di Stato, della Guardia di finanza e di tutte le altre forze dell'ordine sta dando grandi risultati, come dimostrano i dati relativi agli arresti, alle denunce e ai sequestri.

Particolarmente significativo il risultato di un'accresciuta sicurezza percepita, anche grazie all'operazione «strade sicure» e al cosiddetto modello Caserta, che vedono il coinvolgimento delle Forze armate molto apprezzato dai cittadini nei quartieri più a rischio delle nostre città. Procederemo in questo senso, aumentando il numero dei militari impegnati in queste operazioni, i quali, tra l'altro, da queste operazioni traggono una forte soddisfazione e un senso di realizzazione che li determina ad andare avanti.

Anche sul fronte dell'immigrazione clandestina questo Governo ha ottenuto, grazie alla politica dei respingimenti e degli accordi internazionali, un grande risultato. Abbiamo ridotto dell'88 per cento gli sbarchi dei clandestini che sono passati dai 29.000 del 2008-2009 ai 3.500 dell'ultimo anno. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP e dai banchi del Governo). Intendiamo naturalmente proseguire in questa azione; intendiamo coinvolgere - l'abbiamo già fatto - l'Unione europea nel sostenerci per quanto riguarda gli esborsi dei trattati con gli Stati africani e mediterranei e intendiamo intensificare questa azione, favorendo tuttavia nel contempo l'integrazione degli immigrati regolari.

Mezzogiorno. Il Sud ha bisogno di molte cose, ma ha bisogno anche di regole, di rispetto delle regole e di un'adeguata dotazione di infrastrutture materiali e immateriali. Il piano per il Sud dovrà rispondere parallelamente a queste fondamentali esigenze. Dal 2002 al 2009, su un valore di opere approvate dal CIPE e già cantierate pari a 68 miliardi di euro, sono stati triplicati gli interventi nel Mezzogiorno. Nei prossimi tre anni saranno investite nel Mezzogiorno risorse per circa 21 miliardi di euro, pari al 40 per cento degli investimenti complessivi che abbiamo deciso per tutta l'Italia, raggiungendo così nel 2013 alcuni risultati importanti, come ad esempio - ed è un punto sanguinante, una ferita aperta - il completamento dell'autostrada Salerno-Reggio Calabria, che abbiamo ereditato in condizioni di scandaloso abbandono e per la quale si sta lavorando da anni, (Commenti dal Gruppo PD) nonché il sostanziale avanzamento di opere quali l'autostrada Telesina, l'asse autostradale Ragusa-Catania, la superstrada ionica 106, il raddoppio della superstrada Agrigento-Caltanissetta, le statali Olbia-Sassari e Carlo Felice in Sardegna, la rete metropolitana campana. (Applausi dai Gruppi Pdl e LNP e dai banchi del Governo).

Entro dicembre sarà pronto il progetto esecutivo, già molto avanzato, del ponte sullo Stretto di Messina. (Applausi dai Gruppi Pdl e LNP e dai banchi del Governo. Commenti dal Gruppo PD). Era stato dato anche l'appalto ad una cooperativa di imprese italiane, dopo che eravamo riusciti, prodigando molti sforzi, ad evitare la partecipazione all'appalto di grandi imprese straniere, perché volevamo che quest'opera fosse un orgoglio tutto italiano. Con l'intervento del Governo della sinistra il piano è stato accantonato. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP e dai banchi del Governo. Commenti dal Gruppo PD).

Avevo personalmente, con il sottosegretario Letta, partecipato a 32 riunioni per il varo di questo piano, sino a giungere all'appalto, che è stato dato, e in cinque minuti il Governo della sinistra ha accantonato il progetto. (Commenti dal Gruppo PD). Cinque anni per costruire e cinque minuti per distruggere. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP e dai banchi del Governo).

Ricordo che il ponte sullo Stretto di Messina si inserisce nella realizzazione del Corridoio 1 Berlino-Palermo e che questo corridoio prevede - e ciò è fortemente voluto dal nostro Governo - l'allargamento dell'alta capacità ferroviaria sino a Palermo. Sono già iniziati i lavori per il ponte: sono iniziati sulla costa calabrese e prossimamente partiranno sulla costa siciliana. (Commenti dal Gruppo PD).

Sono anche in corso i lavori dell'asse ferroviario Napoli-Bari, dell'asse ferroviario Battipaglia-Reggio Calabria e del nodo ferroviario, di Bari. Nel Mezzogiorno miglioreremo i servizi del trasporto regionale ferroviario e ciò grazie alle risorse assegnate lo scorso anno e a quelle dell'acquisto dei nuovi treni, tutti da immettersi nel Sud Italia.

Voglio sottolineare anche, e ripeterlo, che tutte le nostre strategie di contrasto alla criminalità organizzata vanno considerate come il primo pilastro del piano per il Sud, perché la liberazione del territorio dalla morsa della criminalità organizzata è il presupposto indispensabile per lo sviluppo del nostro Mezzogiorno. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP e dai banchi del Governo).

Ricordo, tra i tanti provvedimenti in progetto: la Banca del Sud, in collaborazione con le Poste e con il sistema delle cooperative, che dovrà sovraintendere soprattutto al finanziamento delle piccole e piccolissime imprese; i Fondi europei per le aree sottoutilizzate, che concentreremo su grandi iniziative strategiche; l'individuazione di zone franche urbane per nuove imprese come strumento di contrasto alla disoccupazione; infine, come ho già anticipato, il federalismo fiscale, che sarà la riforma che metterà il Sud Italia alla pari del Nord nella qualità e nell'efficienza dei servizi pubblici, senza più sprechi nei costi, tripli o quadrupli, a causa di connivenze e infiltrazioni della criminalità nella gestione del denaro pubblico.

Oltre alla fiscalità di vantaggio per il Sud, abbiamo avviato delle serie misure di lotta contro il lavoro irregolare, per favorire l'occupazione dei giovani, soprattutto nelle Regioni meridionali. Le misure poggiano su due pilastri: la semplificazione dei rapporti di lavoro e un maggior controllo sui comportamenti che mettono a rischio l'incolumità dei lavoratori. Nel 2009 gli ispettori dell'INPS hanno controllato 100.591 aziende e, nel 79 per cento dei casi, sono state riscontrate delle irregolarità. Le verifiche sono proseguite nel 2010, con un piano straordinario concentrato specialmente in Campania, Calabria, Puglia e Sicilia.

Questi cinque punti non sono un elenco di riforme tra loro disgiunte. Sono i capisaldi di un'unica strategia-Paese, il cui fine è quello di rafforzare le nostre istituzioni, la nostra economia, il nostro territorio, il nostro tessuto sociale, in modo che l'Italia esca da questa crisi mondiale più competitiva e pronta a vincere la sfida della nuova globalizzazione.

Onorevoli senatori, io sono convinto che sia assoluto interesse del nostro Paese non rischiare un periodo di instabilità. Occorre fare ogni sforzo affinché ciò non accada. Occorre moltiplicare l'impegno comune per portare a compimento la legislatura con un'azione legislativa e di governo sempre più efficace.

Occorre realizzare il nostro programma di riforme: il programma che abbiamo presentato al popolo italiano, e sul quale il popolo italiano ci ha dato il mandato a governare.

Dobbiamo tener presente che nel popolo italiano si è profondamente radicata la volontà di poter scegliere direttamente da chi essere governati ad ogni livello, dal sindaco della propria città, al presidente della propria Regione, al capo del proprio Governo. La gran parte dei cittadini, per qualsiasi partito votino, non vuole che le decisioni fondamentali prese al momento delle elezioni possano venire alterate da logiche o interessi politici che sono a loro completamente estranei. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP).

Sono quindi assolutamente convinto che questo sia il momento di uscire dalla crisi, di cui abbiamo lasciato il picco alle nostre spalle, ma che non è ancora superata, come mostrano, in questi giorni, lo sciopero generale in Spagna e le difficoltà dell'Irlanda e del Portogallo. Tutte le mattine seguiamo con il cuore in gola le emissioni dei titoli del debito pubblico e siamo stati, direi, fortunati che durante l'agosto non si sia concentrata sulle nostre difficoltà - le difficoltà della politica - l'attenzione della speculazione internazionale, cosa che ci avrebbe potuto portare ad una diserzione da parte dei grandi enti internazionali rispetto alla sottoscrizione dei nostri titoli del debito pubblico, per cui avremmo potuto vedere un aumento incredibile dei costi di questo servizio, degli interessi.

Ricordiamo che in questo momento l'Irlanda paga, per avere soldi sui propri titoli del debito pubblico, più del 10 per cento di interessi e la Grecia è vicina al 20 per cento, e noi siamo ancora ad uno spread di 146 punti base rispetto alla Germania. Abbiamo quindi bisogno in questo momento, in un momento di crisi nel quale i cittadini vorrebbero vedere il massimo dell'efficacia dell'azione di governo, di uscire completamente dalla crisi e di dare l'idea di uno Stato che è governato e che non ci sono situazioni che impediscono o rallentano il governo del Paese.

Dico questo convinto anche che il nostro Governo abbia fin qui ben operato; lo dico convinto che non vi siano le condizioni di un'alternativa ad esso che possa rispettare sia la volontà popolare, sia la logica di un Parlamento democratico; lo dico convinto che l'azione del Governo è stata resa possibile dal forte sostegno e dall'impegno costante dei Gruppi parlamentari della maggioranza, sia del Senato, che della Camera, ai quali va il sentito ringraziamento mio personale e dell'intero Esecutivo. (Applausi dai Gruppi PdL, LNP, FLI e dai banchi del Governo).

Ritengo quindi che si abbia il dovere di continuare a governare - anche se non è semplice, e tante volte verrebbe veramente la voglia di dire «lasciamo agli altri questo sacrificioۛ», (Commenti del Gruppo PD) - e a governare sempre meglio nell'interesse del Paese, secondo il mandato che gli elettori ci hanno liberamente dato due anni fa e che hanno ripetuto e rafforzato ad ogni successiva tornata elettorale.

Lo ripeto: siamo di fronte ad un passaggio delicato della vita politica italiana, le cui sorti sono affidate al senso di responsabilità di tutti e di ciascuno. Sono affidate alla capacità della politica di mettere in primo piano il bene comune e l'interesse dei cittadini. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP).

Ecco perché, onorevoli senatori, oggi voglio rivolgermi non solo alla maggioranza, ma all'intero Parlamento, al di là di ogni schieramento. Spero che le mie parole siano meditate da ciascuno di voi e, in particolare, rivolgo un appello a tutti i moderati e a tutti i riformatori, a quelli che condividono i valori liberali e democratici e a quelli che hanno la stessa visione della libertà, della Patria, della giustizia, della persona, della famiglia, dell'economia e del lavoro.

È un invito che rivolgo anche alle forze più responsabili dell'opposizione, affinché valutino il nostro programma riformatore senza pregiudizi, avendo come obiettivo unicamente l'interesse dei cittadini.

Per quanto ci riguarda, consapevoli delle responsabilità che gli italiani ci hanno attribuito, continueremo ad impegnarci con dedizione, con passione, con entusiasmo nell'attività di governo per un'Italia più libera, più giusta e più prospera. (Vivi, prolungati applausi dai Gruppi PdL, LNP e FLI e dai banchi del Governo. Molte congratulazioni. I senatori dei Gruppi PdL e LNP si levano in piedi).



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