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 Anno VI n° 10 OTTOBRE 2010    -   TERZA PAGINA


Fiabe dal Brasile: Tembé – Parà
Il ragazzo falco

Di Luigi Dal Cin


Molto tempo fa, nella foresta, un uomo notò un nido di falchi in cima ad un grande albero, ma aveva paura di salire così in alto. Un ragazzo coraggioso, invece, decise di arrampicarsi per andare a vedere. Salì e salì, finché arrivò in cima: dentro il nido c’era soltanto un piccolo falco. Aveva le piume così morbide che il ragazzo cominciò ad accarezzarle.

In quel momento arrivarono papà e mamma falco. Il ragazzo ritrasse la mano impaurito, ma i falchi lo tranquillizzarono: “Abbiamo visto che vuoi bene a nostra figlia. Ti piacerebbe diventare un falco?”.
“Ne sarei felice!”.
Papà falco chiamò a raccolta i compagni che cominciarono ad arrivare a due o a tre, finché l’intero stormo fu riunito. Si sedettero tutti intorno al ragazzo intonando i loro canti: ed ecco che gli spuntarono le penne una dopo l’altra, e gli artigli, e così fu trasformato in falco. All’inizio non sapeva volare, ma imparò molto presto: provava una gioia immensa a librarsi nell’aria insieme ai suoi nuovi amici.

Passarono gli anni, e il ragazzo sposò la figlia dei falchi.

I tuoi genitori sono rimasti soli – gli dissero allora i suoceri falchi – puoi andarli a prendere se vuoi”.
Quando si presentò davanti a loro, dopo una così lunga assenza, i due vecchi genitori non credevano ai loro occhi: “Cosa ti è successo, figliolo? Hai forse incontrato l’uccello sacro che accoglie le anime dei morti?”.
“Sono vivo! – li rassicurò – Sono veramente vivo! Venite, entriamo in casa e danziamo insieme per festeggiare il nostro nuovo incontro!”.

Invitarono anche gli altri del villaggio, ma nessuno si unì a loro perché tutti avevano paura del ragazzo falco.

E mentre i genitori e il figlio danzavano, la capanna si staccò dalla terra e si sollevò dolcemente nell’aria. La gente accorse per trattenerla e gli stregoni si misero a fumare i loro sigari soffiando il fumo verso il cielo. Ma la casa continuava a salire.

Al calar della notte scoppiò un diluvio. Gli abitanti del villaggio allora si misero in salvo arrampicandosi sulle palme. Ogni tanto, nel buio, lasciavano cadere una noce per capire se il terreno si era prosciugato. Ma le noci facevano pluc perché finivano sempre in acqua. Allora, appollaiati sulle palme, cominciarono a lanciarsi richiami come fanno i rospi.

E finì che si trasformarono in rospi davvero.



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