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 Anno VI n° 10 OTTOBRE 2010    -   TERZA PAGINA


Fiabe dal Brasile: Yanomami – Amazzonia settentrionale
Osso Spolpato

Di Luigi Dal Cin


Molto tempo fa, il coniglio e il procione erano andati a caccia nella foresta con la bisaccia sulle spalle. Camminavano da un po’ quando il coniglio scorse un uccello che prendeva il sole su un ramo. Prese la mira e, prima che il procione si mettesse a gridare: “Non tirare, è Osso Spolpato!” l’aveva già colpito.

L’uccello non cadde al suolo, ma rimase a penzolare tra i rami, e il coniglio era già lì sotto per catturarlo. Ma quando lo toccò per metterlo nel sacco, si accorse che era proprio Osso Spolpato: all’inizio sembrava senza peso, ma poi divenne sempre più pesante. Il coniglio avrebbe dato chissà cosa per potersene liberare, ma ormai era troppo tardi.

Osso Spolpato era un vecchio così vecchio che aveva conosciuto l’inizio dei tempi: anno dopo anno si era rinsecchito sempre di più, come diceva il suo nome. I cacciatori della foresta lo temevano tutti, perché aveva il potere di trasformarsi a suo piacere in uccello o in cerbiatto, e chi poi aveva la sfortuna di colpirlo e di caricarselo sulle spalle si cacciava davvero in un bel guaio. Una volta sulle spalle, Osso Spolpato non mollava la presa, e con una vocina sottile sottile bisbigliava nell’orecchio: “Chi prende me, prende guai, prende guai, prende guai...”
.
Si era ormai fatto così pesante che il coniglio riusciva a stento a reggersi in piedi. Il procione si rifiutava di aiutarlo: si sarebbe caricato qualunque peso, ma non certo quello. Fu proprio lui però a trovare il modo di uscire da quel guaio quando vide Anansi, il ragno, venire verso di loro.

Fingiamoci allegri – sussurrò al coniglio – Diciamogli soltanto che il sacco è pesante, e che se ci aiuterà a portarlo divideremo con lui quel che contiene”.

Il ragno non si fece ripetere l’invito. Sua madre gli aveva raccontato più volte la storia di Osso Spolpato, mettendolo in guardia, ma non poteva certo immaginare che fosse proprio in quel sacco. Se lo mise allegro sulle spalle, e cominciò a camminare veloce per poter ricevere in fretta la sua parte. Ma il sacco si faceva sempre più pesante.

Cosa c’è qui dentro?” domandò. Ma voltandosi indietro non vide più nessuno: i due compagni se l’erano svignata.
In quel preciso momento si sentì sussurrare all’orecchio: “Chi prende me, prende guai, prende guai, prende guai...”.
Aiuto! – strillò – È Osso Spolpato!” e cercava inutilmente di scrollarselo di dosso.

Dovette invece portarselo a casa. Lì Osso Spolpato si lasciò scaricare per distendersi comodo sull’amaca del ragno, e intanto con quella vocina sottile sottile impartiva gli ordini: “Da oggi lavorerai per me, per procurarmi da mangiare e da bere, e non pensare di poter scappare: pagherò il gallo perché ti sorvegli. Alla tua prima mossa falsa ti salterò di nuovo in groppa e non mi staccherò più!”.

C’era una cosa che il ragno non poteva soffrire: il lavoro. E lavorare per mantenere Osso Spolpato era il peggio che gli potesse capitare. Per un’intera settimana lavorò per lui dal mattino alla sera. L’ottavo giorno lo portò fuori a prendere il sole. E stava già preparando il pranzo quando vide passare il coniglio.

Aiutami a liberarmi di Osso Spolpato, ti prego” gli sussurrò Anansi.
Lo farei volentieri, ma non so proprio come”.
Ti supplico, vai dallo sparviero: è il solo che non ha paura di Osso Spolpato. Digli che venga a prenderlo domani, quando lo porterò fuori al sole, e poi lo lasci cadere lontano da qui, in mezzo alla foresta. Lo ricompenserò bene per il suo servizio!”.

Il coniglio pensò subito che un favore al ragno lo doveva: in fondo l’aveva imbrogliato per liberarsi di Osso Spolpato. Chiese a tutti gli animali della foresta finché riuscì a trovare dove stava di casa lo sparviero: gli spiegò il problema e il compenso che avrebbe ricevuto se avesse aiutato Anansi.

Il giorno successivo Osso Spolpato stava riscaldandosi al sole quando lo sparviero calò dall’alto e se lo portò via così in fretta che il gallo capì a malapena cosa stesse succedendo.
Osso Spolpato! Osso Spolpato! – cominciò a gridare – Devi ancora pagarmi!”.
Ma Osso Spolpato era ormai sparito in alto, nel cielo.



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