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 Anno VI n° 11 NOVEMBRE 2010    -   FATTI & OPINIONI


Politica
Francia - Italia: 2 a 0
Come siamo fatti: siamo un popolo di tante parole e di pochi fatti e i politici sono il nostro distillato
Di Il Nibbio


Un leader del sindacato francese ha proclamato oggi un prolungamento degli scioperi mentre il governo cerca di ripristinare le scorte di carburante a qualche giorno dal voto al Senato sulla tanto contestata riforma delle pensioni...” Cosi batteva la Roiter il 22 ottobre scorso dopo che da 6 giorni la Francia era ormai bloccata dallo sciopero contro il provvedimento delle pensioni; gli scioperi sono proseguiti ancora.

Questo è il modo di scioperare. Non voglio entrare nel merito di quanta ragione abbiano i lavoratori scioperanti e quanto il Governo francese sul tema dell'innalzamento dell'età delle pensioni, ma in Francia lo sciopero è una casa seria e quando lo si proclama lo si fa veramente. In Italia invece lo si fa così, goccia a goccia, tanto per non far male né farsi male, come se lo sciopero fosse un mezzo “normale” in un dialogo tra le parti e non un mezzo forte, dirompente, costoso e pericoloso, da usarsi per affermare il rifiuto di una posizione della controparte.

Da noi qualcosa del genere sta avvenendo in Campania, contro l'abuso delle discariche e l'inerzia di tutta la classe politica, ma non sono i “lavoratori”, non sono i sindacati, sono le donne, le madri di famiglia a lottare per la possibilità di vivere come tutti. Anche qui non entro nel merito, ma è evidente che quando le cose non sono accettabili non c'è che la protesta ad oltranza; le sfilate di qualche ora, con tamburi di latta, megafoni e fantasia varia, le riunioni “oceaniche” a Piazza Esedra o Piazza del Popolo non servono che a gratificare i partecipanti e a dare lustro all'immagine di qualche politico o di qualche sindacalista, ma lasciano tutto come trovano.

Questo è quanto, con dispiacere, devo rilevare sul modo di partecipare alla politica a cui siamo abituati, ma questa prima osservazione me ne induce un'altra.

Se la Francia è messa a ferro e fuoco dallo sciopero è per un provvedimento grave, preso da Sarkozy, non per li vantaggio proprio e dei suoi amici, ma per riportare la spesa pubblica francese nei limiti richiesti dall'Europa; da noi il Parlamento, il Governo, il Presidente della Repubblica (suo malgrado) si occupano del Lodo Alfano, per evitare che il capo del Governo sia processato in molti processi e, se ritenuto colpevole, finisca, com’è giusto, in carcere.

Nel frattempo la nostra economia non decolla. Come previsto la disoccupazione aumenta, i consumi continuano a contarsi, il welfare diminuisce e non vediamo quando si potrà tirare un sospiro di sollievo.

I nostri sindacati chiacchierano, urlano e, timidamente, decidono, per protestare, “un pacchetto di 24 ore di sciopero”, da diluire in un lungo periodo e forse un giorno, dico uno, di sciopero generale. Niente barricate, niente lanci di petardi, niente di niente, perdita di tempo e di soldi inutile. Meglio fare la solita processione con striscioni e balli folcloristici e non far perdere soldi alla gente, anche se purtroppo qualche volta ci scappa una carica di polizia, come a Cagliari con i pastori e ovviamente qualche ferito.

I nostri politici, i nostri sindacalisti si stanno dimostrando degli imbelli: di fronte all'avanzare di un regime forte, si limitano a parlare in continuazione a Porta a Porta, a Ballarò, a Matrix, ad Omnibus, ecc, senza mai concludere nulla, senza toccare i veri problemi degli italiani. Credo che dovrebbero andare a lezione dai francesi o dalle donne di Terzigno.



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