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 Anno VI n° 11 NOVEMBRE 2010    -   FATTI & OPINIONI


Svolta nella politica
Il cerino torna a Berlusconi, ma adesso scotta!
L'aut aut lanciato da Fini è esplicito: dimissioni o voto di fiducia in parlamento. Fini si prepara al nuovo Governo. Che fa il PD?
Di Giovanni Gelmini


L'atteso discorso di oggi di Fini a Perugia è una risposta a Berlusconi decisa che dovrebbe chiudere definitivamente la “politica del cerino”: non ci sono più margini per illusioni, anche se il “dovrebbe” è d'obbligo, vista l'esperienza fatta sino a qui.

Possiamo individuare alcuni temi che s’intrecciano nel discorso: un programma di governo, critiche e possibilismo verso la Lega Nord e un’accusa diretta e inequivocabile a Berlusconi.

Fini ha delineato un chiaro programma di governo che è più che accettabile; ecco i punti che mi sembrano significativi: riforma del lavoro, lasciando la flessibilità, ma rendendola più costosa del lavoro a tempo determinato (lo diceva anche Prodi); investire in ricerca e nella scuola, coinvolgere tutte le forze sociali per il rilancio economico e concentrazione degli investimenti in infrastrutture solo su un paio di grandi realizzabili. Su quest'ultimo punto nutro qualche perplessità, perché, in effetti, noi non abbiamo bisogno di “grandi infrastrutture, ma di una marea di piccole e piccolissime, tali da rendere sicuro il territorio, da un punto di vista idrogeologico, di togliere i colli di bottiglia ai sistemi di comunicazione esistenti, oltre che completare i cantieri già aperti che non proseguono per mancanza di fondi.

Alla Lega Fini manda un messaggio chiaro: stop alle leggi attuali sull'immigrazione, che sono “arretrate” rispetto al resto dell'Europa. Dice: “Non c'è in nessuna parte dell'Europa, e lo dico a ragion veduta un movimento politico come il Pdl che sui diritti civili è così arretrato culturalmente a rimorchio, anche qui, della peggior cultura leghista”, ma dà il via libera al “federalismo”, e afferma “Il federalismo fiscale non è un pericolo perché c'è stata l'accortezza di prevedere un fondo di compensazione nazionale, che per una lunga fase assicura che il Meridione non venga abbandonato a se stesso. Sarà quindi una bella sfida per le classi politiche meridionali. Sarebbe però privo di senso non ultimare il percorso di riforma federale dello Stato senza un Senato delle regioni e senza dar chiara indicazione per le competenze, per non dar vita ad una riforma incompiuta”. Credo che sia noto, ma che sia comunque utile ricordare, che il “Senato delle Regioni” era previsto nella riforma Costituzionale approvata nel 2004, che, in questa parte, era ben vista anche dal centro sinistra, ma che fu cancellata dal referendum per la presenza del “presidenzialismo” dittatoriale voluto da Berlusconi.

Chiare e inequivocabili sono le accuse dirette a Berlusconi e alla sua politica personalistica, la sfiducia a lui come “statista”, sfiducia che culmina con la richiesta esplicita delle sue dimissioni: “dia un colpo d'ala, salga al Colle, si dimetta ed apra la crisi di governo”. Queste parole non permettono equivoci: se Berlusconi non accetta di aver provocato la fine di questo Governo, senza neanche essere riuscito ad avere lo scudo contro le “toghe cattive”, i finiani se ne vanno e, anche in quest’ipotesi, Berlusconi sarebbe comunque finito.

Difficile dire cosa farà Berlusconi, ma credo che Fini abbia già le carte sicure: mal che vada ci sarà il famoso governo tecnico, che dovrà rivedere la legge elettorale, ma quasi sicuramente non dovrebbe limitarsi a quello. Se è certo che la legge elettorale sarà modificata, una gran parte dei parlamentari di Berlusconi, che non potranno più avere la garanzia di essere rieletti, uscirà dal PDL e il governo tecnico potrà diventare governo di legislatura, magari anche con la Lega, costretta dai fatti a rompere il “patto d'acciaio” con l'Uomo di Arcore, che da sempre è mal sopportato dai suoi elettori.

Credo anche che Fini possa trovare un “appoggio esterno” nel PD, che risulta evidentemente spiazzato del programma esposto dal Presidente della Camera, perché è troppo simile alle sue stesse richieste, ma di certo non può partecipare ad un governo dichiarato di destra ed è altrettanto evidente che Bersani dovrà trovare nuove idee per differenziarsi da Fini.

Allora cosa ci dobbiamo aspettare? Personalmente credo ad una resistenza ad oltranza di Berlusconi, che coinciderà con la fuga di altri parlamentari dal recinto del PDL, quindi la sfiducia a Berlusconi e un nuovo governo che concluderà la legislatura. Non credo alle elezioni anticipate solo perché sarebbero un danno per tutti, tranne che per Berlusconi.



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