REGISTRATO PRESSO IL TRIBUNALE DI AREZZO IL 9/6/2005 N 8
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 Anno VII n° 1 GENNAIO 2011    -   FATTI & OPINIONI


Senato Della Repubblica - Dal Resoconto stenografico della seduta n. 482 del 23/12/2010 (Bozze non corrette redatte in corso di seduta)
PARDI (IdV) - Riforma dell’Università: dichiarazioni di voto
Norme in materia di organizzazione delle università, di personale accademico e reclutamento, nonché delega al Governo per incentivare la qualità e l'efficienza del sistema universitario (Approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati)


Signor Presidente, onorevoli colleghi, signora Ministro, membri del Governo, in questo momento, per il brevissimo tempo della diretta televisiva, milioni di italiani ci guardano e possono osservare i nostri lavori in modo limpido, ma non hanno potuto vedere gli ultimi due giorni, segnati da così tante violazioni del Regolamento mascherate da interpretazioni, per le quali l'iter normale di approvazione del provvedimento risulta viziato in modo indelebile.

(Applausi della senatrice Carlino). È stato annientato il principio della sovranità popolare espressa con i voti dell'Assemblea, sia perché è stata annullata una quantità di voti (14) proclamati dalla Presidenza, sia perché è stata ostacolata la possibilità fisica per i senatori di esprimere il proprio voto attraverso obblighi burocratici impossibili da espletare.

Al contrario, con una logica rovesciata, è stato consentito ad un Ministro della Repubblica di votare per un collega assente, ma in quel caso le votazioni non sono state ripetute.

Con ciò il Senato ha inferto un colpo durissimo alla democrazia parlamentare e rappresentativa, con il contributo attivo - duole sottolinearlo - di chi dovrebbe garantire il rispetto del Regolamento.

Si tratta di un precedente gravissimo che potrebbe mettere in discussione, da parte di qualunque futuro Presidente di turno, la libera e sovrana espressione assembleare.

Faccio solo una comparazione che lascio aperta: cosa sarebbe accaduto se il Presidente della Camera dei deputati avesse annullato in un colpo 14 votazioni espresse dall'Assemblea parlamentare? Onorevoli colleghi, il provvedimento doveva tornare all'esame della Camera dei deputati per come si era formato nel momento di quelle votazioni contestate; doveva tornare all'esame della Camera un testo farraginoso e zeppo di inutili prescrizioni particolari, proprio il contrario di quel quadro di insieme armonico che invece afferma di essere.

Esaminiamo in brevi i punti essenziali di merito.

Il provvedimento è contro il diritto allo studio perché riduce in modo intollerabile le borse di studio. Il principio dell'articolo 3 della Costituzione secondo il quale «è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli () che impediscono il pieno sviluppo della persona umana» viene leso.

Nell'azione di diminuzione del diritto allo studio vi è un'offesa particolare al diritto alla conoscenza, che è qualcosa di più fine ed imprendibile del diritto lo studio.

Infatti, quest'ultimo è una cosa materiale mentre il diritto alla conoscenza è il diritto del singolo individuo di riuscire a trovare l'alimento intellettuale per raggiungere la migliore espressione possibile delle proprie capacità.

Con la limitazione del diritto allo studio si chiude una porta.

Il corpo docente viene ridotto in modo francamente eccessivo. Si può discutere sulla quantità di professori in Italia, ma non è vero che è inferiore a quella degli Stati europei; tuttavia i professori vengono di fatto ridotti con il turn-over dei prossimi anni a circa un quinto della propria consistenza.

Ciò influisce non solo sulla didattica: sarebbe un errore considerarlo un danno solo per la didattica, perché in realtà è un danno per la ricerca.

Le stesse persone che svolgono un ruolo importante per la didattica se sono capaci possono anche dare un contributo significativo nella ricerca.

Tronchiamo questo mondo, impediamo la riproduzione del corpo docente ed otterremo un'università più piccola e più povera e meno capace di pensare.

Il reclutamento dei nuovi viene avviato sulla base del puro precariato e senza garanzie di fondi. La condizione dei ricercatori viene aggravata, i vecchi ricercatori che ormai poveretti si considerano essi stessi vecchi sono avviati ad una sorta di evanescenza del ruolo.

I nuovi vengono immessi con metodi di precariato e si innesca una competizione tra gli uni e gli altri, un po' come nella scuola media con il contrasto tra il SIS e gli anziani precari.

Bisogna dire una cosa: se si vuole che le forze del lavoro intellettuale abbiano capacità di creare, non possiamo determinare una situazione di avvilimento.

Lo voglio dire con una frase semplice: i ricercatori non possono essere tristi e mal pagati. La legge dice di limitare il potere dei baroni.

Ma è la cosa più falsa che sia stata detta su questa legge. Affida le commissioni di concorso soltanto ai professori ordinari e tutti i tentativi di riuscire a scalfire questa chiusura sono falliti perché gli emendamenti non vengono mai accolti. E qui c'è non solo un errore di impostazione istituzionale.

Vi è un errore di impostazione intellettuale: stabilire che nei concorsi stanno soltanto i professori che hanno maturato una certa anzianità significa privare le commissioni del fervore che possono avere soltanto le intelligenze più fresche, quelle più a contatto con gli aspetti più recenti della ricerca.

Non voglio dire che i vecchi professori sono tutti da mandare al macero.

Dico perché che in questa dimensione è importante calcolare anche la gioventù come un effetto importante nella determinazione della scelta degli idonei al lavoro intellettuale. (Applausi del senatore Pedica).

La legge vanta forme efficaci e di valutazione indipendente, ma questo organo che dovrebbe garantire la valutazione indipendente non esiste e non ha dotazioni finanziarie. La favola che vuole questa legge come il nuovo corso della meritocrazia è incrinato all'origine del fatto che mancano i mezzi materiali, finanziari per stabilire una corretta valutazione di ciò che deve essere preso in esame in tutto lo spettro delle attività universitaria.

Siamo senza soldi: viene sbandierato il miliardo. Appare la cifra di 1 miliardo che si è aggirato nelle pagine dei giornali nell'ultimo mese come una graziosa elargizione del Governo alla scuola, all'università.

In realtà, è solo un mezzo recupero perché si recupera solo 1 miliardo di un taglio precedente di un miliardo e mezzo. Così nel futuro noi avremo meno risorse ed i decreti attuativi saranno sotto il gioco del Tesoro.

Solo un quinto dei decreti attuativi spetterà direttamente al Ministero dell'università e della ricerca e circa quattro quinti al Ministero dell'economia. La cravatta di Tremonti può strangolare la nuova università sul nascere. Il Governo vanta il dialogo, ma questo è mancato sia in Parlamento che nella società. Qui il Governo ha assicurato una presenza formale con scarsissima capacità e volontà di rispondere alle domande più elementari che i parlamentari dell'opposizione hanno fatto in continuazione: diteci, rispondeteci, ritiriamo questo, rispondeteci qualcosa. Il Governo è stato come una sfinge. E nella società abbiamo verificato una intenzione di gestire l'ordine pubblico, rivolta ad una prassi sistematica di isolamento delle forze attive della società: ironie sui ricercatori sui tetti, ironie sugli studenti nelle piazze. Ma quei ricercatori sui tetti e gli studenti sulle piazze erano la parte migliore del mondo dell'università.

Tuttavia, quei ricercatori sui tetti e gli studenti nelle piazze erano la parte migliore del mondo dell'università. (Applausi dal Gruppo IdV).

Erano quelli che non solo si adoperano per mantenere significativa l'azione di formazione e di ricerca impegnando tutti sé stessi a questo compito, ma che danno anche il sovrappiù dell'azione civica in assenza di una forza materiale dentro le Assemblee elettive. Pertanto, secondo me, va ringraziato caldamente il Presidente della Repubblica che, contro la tendenza del Governo, ha voluto ricevere i rappresentanti di queste forze attive nella società. (Applausi dai Gruppi IdV e PD).

Non ho più il tempo di fare un inno alla nobiltà della ricerca; voglio dire soltanto che è un compito delicato, che richiede una comunità contraddittoria, pluralistica, capace di dibattere senza infingimenti.

Il mondo dell'attività scientifica è bello perché nessuno è d'accordo con nessun altro, ma questo non lo può intendere chi pensa l'attività governativa come un atto d'imperio e negli ultimi 40 anni probabilmente ha letto soltanto, come libri, i bilanci delle proprie aziende private. (Applausi dai Gruppi IdV e PD. Congratulazioni).



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