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 Anno VII n° 1 GENNAIO 2011    -   FATTI & OPINIONI


Senato Della Repubblica - Dal Resoconto stenografico della seduta n. 482 del 23/12/2010 (Bozze non corrette redatte in corso di seduta)
SBARBATI (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-Io Sud-MRE) - Riforma dell’Università: dichiarazioni di voto
Norme in materia di organizzazione delle università, di personale accademico e reclutamento, nonché delega al Governo per incentivare la qualità e l'efficienza del sistema universitario (Approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati)


Signor Presidente, colleghi, Ministro, la riforma dell'università qui proposta, che intende chiudere un infelice percorso riformatore durato circa 20 anni, è una riforma ordinamentale che ha suscitato un acceso confronto, con prese di posizione e dichiarazioni spesso dettate dal clima politico e non già da una reale volontà di approfondimento dei contenuti della riforma stessa. Il dibattito a volte tradisce la benché minima conoscenza delle norme appena approvate dalla Camera dei deputati e delle situazioni in cui versano le nostre università pubbliche, schiacciate da atenei e master privati.

Per bocca di studenti e docenti, oggi nel Paese si è espresso un disagio articolato e profondo, che il Parlamento e il Governo debbono saper leggere con disponibilità all'ascolto e intelligenza per offrire risposte adeguate a questa che noi riteniamo una grande emergenza. Scuole e università sono lo specchio della società che le esprime e la situazione che esse oggi rappresentano con accenti drammatici richiede una rivoluzione etica profonda al loro interno, dalla quale nessuno si può esimere; sopratutto, però, richiede che il Governo si decida a considerare il settore della cultura e della ricerca un asse strategico per lo sviluppo e la crescita del Paese mediante investimenti economici adeguati.

Va detto con chiarezza, signora Ministro, che l'attuale Governo non sembra attribuire, al di là delle parole roboanti, all'università e alla stessa riforma il peso che dovrebbero avere per la vita del Paese. I tagli lineari apportati dal ministro Tremonti sono semplicemente offensivi, visto che in Italia le spese per l'istruzione riguardano meno dell'1 per del PIL, mentre negli altri Paesi europei sono fra il 3 e il 4 per cento e, pur nel momento di grave crisi economica, alcuni Stati, come la Germania, sono capaci di aumentare il bilancio per cultura e ricerca.

Il nostro Gruppo ha dimostrato una profonda attenzione, scevra da preconcetti, verso la riforma, valutando il merito delle innovazioni che essa comporta per gli aspetti positivi che per quelli negativi, senza arroccarsi su vecchie parole d'ordine o posizioni fondamentaliste. Ad una prima lettura il testo sembra coraggioso e per alcuni aspetti lo è, mentre per altri è profondamente conservatore e centralistico.

Tra gli aspetti positivi notiamo il tentativo di produrre una riforma di sistema, organica; la scelta del percorso parlamentare; l'introduzione del principio di governance, il reclutamento sottoposto ad una valutazione di merito fatta a livello nazionale e il tentativo, seppur maldestro, di porre lo studente al centro del sistema; il superamento dei provincialismi; gli incentivi per federare università diverse. (Brusìo).

PRESIDENTE. Colleghi, è possibile avere più silenzio? La senatrice ha il diritto d'intervenire in un'Aula che la ascolti. Prego, senatrice Sbarbati, continui pure.

SBARBATI (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-Io Sud-MRE). Molti sono però gli aspetti contraddittori, signor Presidente, che abbiamo evidenziato nel dibattito sotto il profilo dei contenuti della legge nonché del merito dei problemi. L'estromissione degli studenti dagli organi della governance contraddice lo stesso principio dell'autonomia, grande conquista del sistema universitario e scolastico, che, poiché è responsabilità diffusa e allargata a tutti i momenti gestionali, non può prescindere dalla presenza degli studenti negli organi più significativi.

La stessa politica premiale, lo abbiamo detto anche nel dibattito, è quanto mai opportuna per cancellare l'appiattimento e favorire una sana competizione, che, delegata in toto al Ministro, non sembra offrire assicurazioni sulla trasparenza e l'efficacia dell'utilizzo delle pur esigue risorse che ci saranno. Occorreva più coraggio, Ministro, per liberare gli atenei dalla morsa del controllo centrale, valorizzando la loro autonomia, valutandoli con un controllo di qualità serio che portasse al superamento ormai doveroso del valore legale del titolo di studio.

Abbiamo ribadito fin dalla prima lettura al Senato che l'università deve restare pubblica, con un emendamento che non fu votato allora neppure dagli altri partiti dell'opposizione, che oggi invece, registriamo con piacere, sono giunti alle nostre stesse valutazioni che abbiamo sottoscritto. L'università pubblica, infatti, garantisce, attraverso la cultura, la ricerca e la formazione, l'unità del Paese, che non è semplicemente un fatto geografico, ma ha le sue radici profonde nello sviluppo antropologico e culturale del suo popolo, quello italiano.

Lo Stato e il Governo possono di certo consentire la nascita di liberi atenei di qualunque tipo, anche telematici, ma non possono decurtare le risorse alle università pubbliche, né al disciplinamento della loro autonomia. L'università deve essere l'asse strategico della cultura e della politica del Governi, deve uscire dal provincialismo entrando nella competizione internazionale, ma può farlo soltanto se è supportata da adeguati finanziamenti.

Certamente, questi finanziamenti vanno commisurati al numero degli iscritti, devono essere complementari al contributo delle famiglie e sottoposti ad un controllo circa il loro impegno e la loro finalizzazione. I tagli lineari fatti dal Governo finiscono invece per compromettere competizione, organizzazione degli studi e soprattutto lo sviluppo della ricerca. L'università deve essere in grado di autoregolarsi al proprio interno, definendo obiettivi strategici nazionali e internazionali, con modalità di valutazione moderne e efficaci: certezza dei premi e previsione delle sanzioni.

Per ciò che concerne la governance nel testo ci sono molti aspetti contraddittori, pur all'interno a novità, come ad esempio, ne cito semplicemente uno, il fatto che i rettori si autonominano anche presidenti delle relative fondazioni universitarie, un'incompatibilità, signor Ministro, che il testo non affronta e che invece fa affrontata. Manca un ruolo più incisivo per il senato accademico, mentre resta aperto il problema dei ricercatori e quello delle università virtuose, che non possono non prevedere deroghe rispetto alle altre università, proprio per l'impianto di tipo meritocratico della riforma stessa.

Profondamente negativo è infine il blocco degli scatti stipendiali dei docenti, in contrasto con l'impianto della riforma, che riteniamo illegittimo perché scoraggia soprattutto i giovani nei confronti della carriera universitaria.

Il Governo, signor Ministro, ha dimostrato di valutare positivamente i nostri interventi, i nostri ordini del giorno, e noi registriamo questa disponibilità, nonché l'accoglimento di quell'importante ordine del giorno complessivo che abbiamo fornito come Polo della Nazione. Cogliamo però l'occasione per invitarla, signor Ministro, proprio perché riteniamo necessaria, in questo momento più che mai, una politica di ascolto per questa emergenza, a istituire un tavolo permanente anche con i rappresentanti delle associazioni studentesche, per seguire l'attuazione della riforma, come atto intelligente di vera disponibilità verso gli studenti, che fino ad oggi non abbiamo registrato.

Il neo più forte, l'ho detto prima, resta comunque lo scarso finanziamento, che ancora non ci consente un voto positivo e quindi, comunque, con riferimento a quel senso di responsabilità cui ci ha richiamato il Presidente della Repubblica, noi non potremo votare in senso favorevole a questa riforma ma ci asterremo. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-Io Sud-MRE e Misto-ApI. Congratulazioni).



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