REGISTRATO PRESSO IL TRIBUNALE DI AREZZO IL 9/6/2005 N 8
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 Anno VII n° 1 GENNAIO 2011    -   FATTI & OPINIONI


Senato Della Repubblica - Dal Resoconto stenografico della seduta n. 482 del 23/12/2010 (Bozze non corrette redatte in corso di seduta)
PITTONI (LNP) - Riforma dell’Università: dichiarazioni di voto
Norme in materia di organizzazione delle università, di personale accademico e reclutamento, nonché delega al Governo per incentivare la qualità e l'efficienza del sistema universitario (Approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati)


Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi senatori, avevamo chiesto che principi ispiratori di questa riforma fossero merito e responsabilità. La responsabilità, unita all'autonomia, diventa garanzia che il sistema non degeneri nella cattiva amministrazione. Mentre l'autonomia senza responsabilità ha determinato spese fuori controllo, nepotismo, burocrazia, scarse risorse per la ricerca. Quello che forse non è ancora del tutto chiaro è che si tratta di una riforma ordinamentale. Non c'entra nulla con le risorse, che vengono assegnate con altri provvedimenti. Chi non vuole il cambiamento (per mantenere posizioni di privilegio, senza preoccuparsi di sprechi e distorsioni che hanno fatto degenerare il sistema) ha scientemente mescolato le due cose per convincere gli studenti a scendere in piazza contro una riforma che è nel loro interesse. (Applausi dal Gruppo LNP).

Da inizio legislatura la Lega Nord ha puntato i piedi per recuperare risorse sottratte in questi anni a università virtuose ma sottofinanziate, come sono quasi tutte quelle padane, vittime del famigerato sistema della spesa storica, per cui chi più ha speso in passato e più continua a prendere.

Primo risultato di quest'impegno, è stato l'articolo 2 della legge n. 1 del 2009, che ha avviato la distribuzione del 7 per cento del Fondo di finanziamento ordinario dello Stato per l'università (FFO) sulla base della qualità della didattica e della ricerca. Operazione che il rettore della Sapienza ha valutato come il più significativo intervento per l'università degli ultimi dieci anni. Il meccanismo ha infatti rivoluzionato i rapporti tra Ministero e atenei, costretti per la prima volta a rendere conto del proprio operato per non perdere risorse.

Inoltre, il fondo - modulando i parametri di riferimento - offre un nuovo incisivo strumento per "pilotare" in senso virtuoso i comportamenti delle singole università. Per questo motivo, abbiamo chiesto l'inserimento nella riforma dell'articolo 13, comma 1-bis, il quale prevede che il fondo di merito cresca ogni anno tra lo 0,5 e il 2 per cento del Fondo ordinario, «tenendo conto delle risorse complessivamente disponibili e dei risultati conseguiti nel miglioramento dell'efficacia ed efficienza nell'utilizzo delle risorse».

C'è poi l'articolo 11, comma 1, in base al quale «a decorrere dal 2011, allo scopo di accelerare il processo di riequilibrio delle Università statali e tenuto conto della primaria esigenza di assicurare la copertura delle spese fisse di personale di ruolo entro i limiti della normativa vigente, una quota pari almeno all'1,5 per cento del FFO e delle eventuali assegnazioni destinate al funzionamento del sistema universitario, è destinata ad essere ripartita tre le Università che, sulla base delle differenze percentuali del valore del FFO consolidato del 2010, presentino una situazione di sottofinanziamento superiore al 5 per cento rispetto al modello per la ripartizione teorica del FFO elaborato dai competenti organismi dì valutazione del sistema universitario».

Concretamente, significa che da subito gli atenei virtuosi che ricevono meno del dovuto recupereranno quasi un terzo del loro sottofinanziamento, pur in un periodo di "magra" come quello attuale.(Applausi dal Gruppo LNP).

Un'autentica rivoluzione, se si pensa che anche nel 2009 soltanto lo 0,3 per cento delle assegnazioni è stato riservato agli atenei virtuosi ma sottofinanziati: appena 20 milioni di euro per circa 30 atenei, quando il "credito" accumulato dalle università del Nord sfiora ormai i 3 miliardi di euro.

Si capisce allora anche l'importanza dell'articolo 5, comma 4, lettera f), che fa riferimento all'introduzione del «costo standard unitario di formazione per studente in corso, a cui è collegata l'attribuzione di una percentuale della parte del FFO che non rientra nella quota premiale di cui alla legge n. 1 del 2009». Operazione ispirata ai meccanismi del federalismo fiscale, che affronta alla radice ed è destinata a risolvere in via definitiva la questione dell'equa assegnazione delle risorse. (Applausi dal Gruppo LNP).

Per la cronaca, agli atenei della Lombardia arrivano annualmente una media dell'11 per cento in meno dei fondi dovuti; le università del Piemonte sono sottofinanziate del 16 per cento, quelle venete del 10 per cento.

Doveroso dire qualcosa anche sugli atenei non statali legalmente riconosciuti. La riforma del sistema universitario ha tra gli obiettivi una migliore gestione delle risorse, la semplificazione degli indirizzi di studio e un taglio netto a sprechi e privilegi. Le università non statali coprono aree didattiche dove lo Stato è assente. Al Nord sono fortemente radicate nel territorio. Rappresentano un momento essenziale della libera ricerca scientifica e dell'elaborazione di progetti culturali autonomi.

Le non statali sono per definizione indipendenti dal potere centrale, ma nel momento in cui svolgono una funzione pubblica e svolgono un lavoro di eccellenza, è giusto godano di qualche sostegno. Per questo abbiamo chiesto e ottenuto (vedi l'articolo 12 comma 2) che il loro fondo premiale cresca ogni anno in una misura compresa tra il 2 e il 4 per cento dell'ammontare complessivo dei contributi relativi alle università non statali, anche in questo caso determinata tenendo conto delle risorse disponibili e dei miglioramenti conseguiti.

Un cenno ancora all'articolo 29, comma 6, altra nostra richiesta esaudita, che prevede la rideterminazione del numero dei posti disponibili nei corsi di laurea in medicina e chirurgia e la loro distribuzione su base regionale al fine di riequilibrare l'offerta formativa in relazione al fabbisogno di personale medico del bacino territoriale di riferimento. In troppi casi le università del Nord si trovano nell'impossibilità di iscrivere a medicina un numero adeguato di studenti. Il risultato è che in alcune Regioni ormai quasi la metà dei medici viene da fuori.

Quest'anno il Veneto ha potuto iscrivere solo 492 studenti, mentre altre Regioni (Sicilia, Campania, Lazio), con una popolazione numericamente simile, dispongono di numeri doppi (rispettivamente 880, 818 e 1.124). Inoltre, l'età media dei medici è elevata e presto andranno in pensione a decine di migliaia. Gli atenei vanno messi in condizione (sotto il profilo del personale, dei fondi e delle strutture) di accogliere un numero decisamente maggiore di studenti. In alcune realtà, essendo il numero degli studenti che le università possono iscrivere parametrato ai posti letto presenti nelle facoltà mediche, può capitare che Regioni virtuose, le quali hanno correttamente ridotto i posti letto, non possano incrementare gli iscritti, mentre altre, meno virtuose, sì.

Ultimo successo del Carroccio in ordine di tempo, alla Camera, l'approvazione dell'articolo 4, comma 3, lettera o), della riforma, che contempla «la previsione, nell'ambito della programmazione degli accessi alle borse di studio, di riservare la quota del 10 per cento agli studenti iscritti nelle università della Regione in cui risultano residenti». (Applausi dai Gruppi LNP e PdL).

Va infine sottolineato, con l'articolo 18, comma 1, lettera b), lo stop all'assunzione per «coloro che abbiano un grado di parentela o di affinità, fino al quarto grado compreso, con un professore... (Applausi dai Gruppi LNP e PdL) appartenente al dipartimento o alla struttura che effettua la chiamata ovvero con il rettore, il direttore generale o un componente del consiglio d'amministrazione dell'ateneo». In sostanza: basta nepotismo. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL).

Annuncio quindi il voto favorevole della Lega Nord a un provvedimento che accoglie le nostre indicazioni. Negli atenei merito e qualità sono destinati a contare sempre di più. Che nessuno pensi di tornare indietro. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL.

Congratulazioni
).



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