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 Anno VII n° 1 GENNAIO 2011    -   RECENSIONI


Letto e commentato per voi
La malattia dell'Occidente di Marco Panara

Di Giovanni Gelmini


Il libro inizia con una breve introduzione in cui spiega alcuni elementi significativi della “sindrome” che ha pervaso l'occidente. Secondo Panara il motivo principale della crisi dell'Occidente è la “perdita di valore del lavoro” che non è solo il fatto che esita la disoccupazione, che i lavoratori siano sotto pagati, ma è proprio la perdita del suo valore sociale.

Panara descrive bene quale sia stato il meccanismo che ha portato alla perdita di valore del lavoro, sostituito come elemento trainante della società da quello che oggi chiamiamo “l'apparire”.

Sicuramente alla base del tutto ci sono due fattori: la tecnologia e la globalizzazione, ma per il nostro giornalista questi non sarebbero di per se stessi sufficienti, se non ci fosse stato un contemporaneo cambiamento nella distribuzione del reddito. Oggi, infatti, ci sono ricchi molto più ricchi di una volta e mediamente la popolazione è diventata più povera.

Un economista obbietterebbe immediatamente: “E’ impossibile che il PIL aumenti e nello stesso tempo aumenti la povertà, perché l'economia per crescere necessita che aumentino i consumi”. Panara spiega benissimo come il sistema economico abbia potuto trovare il modo di crescere con la super valutazione del patrimonio ottenuta, attraverso la crescita della speculazione fatta da chi si è trovato grandissima liquidità da investire, principalmente i “fondi sovrani” costituitisi con soldi derivati dall'innalzamento del prezzo del petrolio verificatosi dal 1974 in poi. Panara spiega in modo chiaro il meccanismo che ha portato gli Stati Uniti a vivere sul debito. Questo ha sorretto per vent'anni un’economia drogata, basata sul debito sorretto dalla liquidità degli investitori e, quando i nodi sono arrivati al pettine, è saltata trascinando tutto il mondo in una crisi da cui l'occidente ha difficoltà ad uscire.

La perdita d’importanza del lavoro spiazza i partiti di sinistra, che perdono una loro base di riferimento, ma comporta anche una grande difficoltà a sostenere il sistema del welfare “. È, infatti, il reddito da lavoro che mantiene il welfare, sia direttamente attraverso i contributi, che indirettamente attraverso il prelievo fiscale. È il reddito delle classi medie e medio basse a sostenere lo Stato sociale, e in Italia in particolare il reddito dei lavoratori dipendenti. Ebbene, se il reddito da lavoro prodotto complessivamente in un paese diminuisce, o anche solo se non cresce, il finanziamento del welfare diventa più difficile ”.

Ovviamente Panara propone delle vie d’uscita che appaiono piuttosto concrete; la prima è che la politica deve riaffermare il valore del lavoro; ma ce n’è una che mi ha entusiasmato perché è un poco “l'uovo di colombo”. Panara ragiona così: se lo squasso è dato dalla finanza, drogata dell'eccesso di liquidità dei fondi sovrani legati ai produttori di petrolio, una via è puntare sulle fonti di energia riproducibili. Anche se costano di più, quello che si spende resta in casa nostra a sostenere l’economia e non va dai nababbi petrolieri a gonfiare la finanza. Panara non ne parla, ma aggiungo che passare dal petrolio al nucleare non cambierebbe nulla perché porterebbe i soldi dai petrolieri ai nuclearisti, sempre gonfiando la finanza “cattiva”.

Insomma un libro da leggere per avere le idee più chiare su quanto ci sta succedendo


La malattia dell'Occidente. Perché il lavoro non vale più
di Marco Panara
Prezzo € 16,00
pubblicato il 04/11/2010 150 p., brossura, 2 ed.
Editore Laterza (collana I Robinson. Letture)
EAN 9788842093855
ISBN: 9788842093855
Se il lavoro non vale più economicamente e non ha più efficacia come collante sociale, anche la sinistra politica e le rappresentanze sindacali hanno le loro responsabilità e insieme, forse, l’onere della ricostruzione. Tornare a riconoscere il valore sociale del lavoro è la prima missione di una classe politica che sappia davvero interpretare la novità del XXI secolo, e ricostruirne il valore economico è il progetto più moderno del quale possa dotarsi.

L’AUTORE
Marco Panara, giornalista presso ”la Repubblica”, si è occupato di finanza presso la sede di Milano, è stato corrispondente per l’Estremo Oriente con base a Tokyo, responsabile del settore economico e attualmente cura il supplemento ”Affari & Finanza”. Insegna alla Facoltà di Scienze politiche dell’Università Orientale di Napoli. Ha scritto un libro sulle piccole e medie imprese in Italia e La scuola nuova, con Luigi Berlinguer, Laterza, 2001, sulla riforma del sistema scolastico.



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