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 Anno VII n° 3 MARZO 2011    -   LENTE DI INGRADIMENTO


Dalla storia al futuro
Il Marsala: una straordinaria storia siciliana
Perché parlare di Marsala proprio ora? C'è una motivazione ben precisa, l'argomento non è una scelta casuale. Infatti è stato da poco firmato un protocollo che prevede un progetto denominato “Marsala, il vino dell'Unità d'Italia”
Di Luana Scanu


Era il 1770 quando il commerciante di Liverpool John Woodhouse scoprì e si innamorò del vino così ricco di corpo e di alcool che producevano in Sicilia. Pensò che sicuramente ai suoi concittadini sarebbe piaciuto, quindi, fiutando un grosso affare, decise di portarne con sé a Liverpool qualche cassa, premurandosi però di aggiungere al vino una discreta dose di acquavite per evitare che il vino si alterasse durante il viaggio.

Questa precauzione da parte di Woodhouse fu un successo inaspettato, visto che, una volta arrivato in Inghilterra, bevendo di nuovo il vino, si rese conto che era notevolmente migliorato.

Gli inglesi erano ormai da anni abituati ad acquistare soprattutto vini spagnoli e portoghesi, ma le guerre napoleoniche rendevano ardue le spedizioni, quindi il commercio con gli stati spagnoli cessò del tutto.

Quando Woodhouse portò in Inghilterra il vino che aveva gustato a Marsala gli inglesi trovarono il degno sostituto, tanto che Woodhouse dovette tornare in Sicilia per avviare un fitto rapporto commerciale con gli italiani.

Pian piano arrivarono a Marsala anche altri commercianti inglesi che instaurarono un vero e proprio monopolio inglese del delizioso vino; anche l'ammiraglio Nelson amava il vino siciliano così tanto da ordinarne 200 mila litri prima di partire per la spedizione d'Egitto.

Insomma, l'intuizione di Woodhouse si era rivelata azzeccata, tanto che tutti i club inglesi e le colonie britanniche avevano le riserve speciali di Marsala.

Ma la dura legge del mercato alla fine vince sempre e quando il Porto e il Madeira, anch'essi resi famosi dagli inglesi, ritornarono sul mercato a prezzi competitivi, il Marsala iniziò a perdere quota.

Allora Vincenzo Florio, imprenditore nato e cresciuto a Marsala, decise di acquistare i terreni dei Woodhouse, che nel mentre avevano quasi completamente abbandonato la commercializzazione con l'Inghilterra, e di costruirvi uno stabilimento per la produzione del Marsala, che riuscì ad esportare in Brasile, in Argentina e negli Stati Uniti.

Ecco, questa è in pillole la storia del Marsala, famoso vino liquoroso italiano che purtroppo non è mai stato valorizzato quanto merita.

Perché parlare di Marsala proprio ora? C'è una motivazione ben precisa, l'argomento non è una scelta casuale.

Infatti è stato da poco firmato un protocollo d'intesa tra l'Istituto Regionale della Vite e del Vino, il Consorzio di Tutela del Vino Marsala D.O.C e il Centro per l'Innovazione “Ernesto Giudice” dell'Assessorato Regionale all'Agricoltura.

Gli elementi strategici del protocollo d'intesa riguardano soprattutto la ricerca scientifica e la valorizzazione del Marsala, sino ad ora considerato dai più un vino di secondo ordine o comunque non valorizzato come invece si dovrebbe.

Il progetto di ricerca dovrà soprattutto sviluppare nuove conoscenze sulle cultivar utilizzate, sulla composizione dei terreni, sul microclima, che caratterizzano i vigneti che fanno parte della D.O.C Marsala, senza naturalmente trascurare il processo di vinificazione, di invecchiamento, di maderizzazione e i particolari lieviti utilizzati.

Il progetto verrà nominato “Marsala, il vino dell'Unità d'Italia”, e si cerca di concretizzarlo attraverso una vasta promozione del vino siciliano, che ricordiamo oltre ad essere l'emblema della Sicilia è anche la DOC più antica d'Italia e quindi il prodotto simbolo della sua unità.

Il presidente dell' IRVV, Leonardo Augueci, dichiara infatti: “Sul Marsala più ricerca, più tutela e più comunicazione. Vogliamo riscrivere la Carta d’Identità del Marsala per rilanciarne la cultura e l’immagine in Italia e all’estero. Un vino della storia, dall’anima internazionale, per celebrare i 150 anni dell’unità del Paese” .

E con questa dichiarazione mi ricollego al mio articolo “Il Taglio per l'Unità, un vino rosso che unifica l'Italia”, dove si parlava dell'idea (discutibile) di Roberto Cipresso di creare un vino, un blended dei migliori vini d'Italia per celebrare l'Unità d'Italia.

Io, personalmente, ritengo più ammirevole l'impegno di una regione, come in questo caso la Sicilia, che cerca con grande fatica di risollevare le sorti di un antico ma validissimo prodotto come il Marsala, anziché la creazione di un vino che, riunendo in sé tutti i principali vitigni d'Italia, in realtà perde in personalità.



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