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 Anno VII n° 3 MARZO 2011    -   FATTI & OPINIONI


Un fatto conclamato
La mafia è ormai in tutta Italia
Per combatterla occorre mandare a casa questo governo che invece fa provvedimenti che ne facilitano la vita. La Lega Nord si proclama innocente, ma se vota le leggi proposte da Berlusconi non lo è
Di Giovanni Gelmini


Che le mafie avessero messo piede al nord si sapeva da tanto tempo, ma la cosa era sussurrata, nessuno aveva il coraggio di ammetterlo in modo esplicito. Con il supporto di numeri, Draghi l'ha fatto.

I primi contatti certi della mafia col territorio del nord risalgono al periodo 1965-1970 quando, pensando di indebolirla, il ministro Scotti decise il confino dei mafiosi. Così circa 250 boss mafiosi furono sparsi nelle regioni del centro nord. Il risultato di quest’operazione fu disastroso, infatti i contatti con i luoghi d’origine non furono mai interrotti, e, invece, il cancro mafioso si estese in tutta Italia.

La presenza mafiosa al nord si espresse inizialmente con l'attività di riciclo del denaro sporco e con l'organizzazione dei rapimenti. Il riciclo del denaro comportò la contaminazione del reparto finanziario e lo sviluppo dell'usura.

Quanti sono i ricchi improvvisamente apparsi sulla scena dell'attività imprenditoriale dagli anni 70 in poi? Quante le imprese nate improvvisamente con grande dispendio di soldi e poi fallite miseramente? Se si va a vedere spesso dietro a queste “imprese” si trovano sempre gli stessi personaggi che, stranamente, dispongono sempre di grande disponibilità finanziaria, nonostante i loro fallimenti.

La gente mormora su di loro, ma niente viene alla luce; nessuna indagine parte, ma la gente sa.

Una storia speciale di questo tipo è raccontata attraverso gli atti giudiziari da Travaglio in “L'odore dei soldi”, storia che oggi trova i riscontri e i particolari nelle dichiarazioni di Spatuzza. Anche un imprenditore storico di Bergamo come Carlo Pesenti , AD dell'Italcementi, è rimasto coinvolto ed è stato indagato dai PM della Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta per concorso in riciclaggio, impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, aggravati dall’articolo 7, cioè dall’avere avvantaggiato la mafia.

Ma queste sono solo punte di iceberg che vengono riprese dai giornali, anche se sempre più spesso la stampa riporta di fatti di mafia al nord. Si è parlato a lungo della presenza della ndrangheta nel lecchese e nella Brianza. È di qualche giorno fa la decisione del ministro Maroni di sciogliere il Consiglio Comunale di Bordighera e così diventa evidente, anche per il nord, la tradizionale connessione tra mafie e politica: il quadro è completo.

Draghi, nel suo intervento all'Università degli studi di Milano, ricorda “La criminalità organizzata può sfibrare il tessuto di una società; può mettere a repentaglio la democrazia, frenarla dove debba ancora consolidarsi ” e il disagio al nord è aumentato.

Le denunce per associazione a delinquere di stampo mafioso si sono concentrate fra il 2004 e il 2009 per quattro quinti nelle province di Milano, Bergamo e Brescia. - spiega Draghi e prosegue - In quello stesso periodo più dell’80 per cento delle denunce per associazione mafiosa in Lombardia ha riguardato individui provenienti da Sicilia, Calabria, Campania, confermando che al Centro Nord la presenza mafiosa rimane un fenomeno d’importazione. Tuttavia la criminalità locale appare coinvolta in molti reati pure tipicamente riconducibili al crimine organizzato di stampo mafioso, come l’usura, il riciclaggio e le estorsioni: ne emerge una preoccupante saldatura con le mafie tradizionali.

La via principe per l'infiltrazione mafiosa nei nuovi territori sembra proprio essere il riciclaggio: “Il riciclaggio di denaro proveniente da attività criminali - afferma Draghi - è uno dei più insidiosi canali di contaminazione fra il lecito e l’illecito. Per i criminali è un passaggio essenziale, senza il quale il potere d’acquisto ottenuto con il crimine resterebbe solo potenziale, utilizzabile all’interno del circuito illegale, ma incapace di tradursi in potere economico vero

La mafia però appare meno presente al nord perché, ci spiega Draghi, “nel Centro Nord i crimini che destano maggior allarme sociale, in primis gli omicidi, siano meno numerosi che al Sud. Il controllo esteso e violento del territorio da parte delle organizzazioni criminali è impedito in quelle comunità da un rigetto generalizzato del costume mafioso.

Se la Lega Nord spesso dà la colpa dell'infiltrazione mafiosa alla sciagurata decisione del 1965 presa dal Ministro Scotti, Daghi chiarisce “Le opportunità connesse con il maggior sviluppo economico e finanziario del Centro Nord inevitabilmente attraggono l’interesse delle cosche. ” È perciò da considerare un fatto normale e da aspettarsi la presenza della mafia dove l'economia è più forte e devono essere messe in conto le conseguenti infiltrazioni degli appartati politici. Quindi le mafie sarebbero sbarcate lo stesso a Torino, Milano, Bologna, più in generale nel ricco nord, ma dobbiamo lagnarci se nulla è stato fatto per arginare tele infiltrazione, anzi c'è da dire che la politica del credito, fatta dalle banche, spesso ha mandato gli imprenditori nelle mani degli degli usurai mafiosi.

La domanda che dobbiamo porci è: “come possiamo difenderci da questo cancro pernicioso”?. Certamente l'omertà non fa parte delle abitudini del nord, ma per avere il coraggio di denunciare si deve avere fiducia nelle istituzioni e i processi devono arrivare a sentenza in tempi brevi, per non mettere a rischio chi si espone.

Oggi pare che le decisioni del Governo e della politica sembrano contraddire queste esigenze: la legge elettorale non permette di non votare un personaggio che non da fiducia; le prescrizioni ridotte per molti reati, introdotte tempo fa, e il processo breve, se adottato, comportano la quasi certezza che un processo non arriverà a conclusione, quindi l'omertà sarà quasi un dovere per difendersi. Anche il federalismo fiscale, dando disponibilità di denaro in modo diretto agli enti locali, può favorire le mafie.

Queste considerazioni portano ad una sola conclusione: per difenderci dalla mafia dobbiamo mandare a casa questo governo nel tempo più breve possibile e la Lega Nord, se vuol dimostrare di non avere le infiltrazioni mafiose nel suo apparato come invece dicono alcuni dichiaranti, deve mollare questo governo e se non lo fa gli elettori ne traggano le conclusioni.


Vedi in questo numero il testo integrale del discorso di Draghi “Le mafie a Milano e nel Nord: aspetti sociali ed economici”



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