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Algeria, Tunisia, Egitto, Libia...

I nodi dimenticati tornano a bussare alla porta

L'Europa affronta in ritardo e male questi problemi; l'Italia poi pagherà pesantemente gli errori del passato per politica estera, politica energetica e propaganda razzista

Di Giovanni Gelmini

Quanto sta succedendo oggi nel Nord Africa ripropone problemi che i nostri politici sembra non abbiano mai voluto affrontare o hanno sbagliato a farlo.

Il primo punto, molto evidente, è la mancanza di una politica estera dell’UE. L'Europa si sta dimostrando ancora una volta un colosso dai piedi d'argilla. Di fronte ad una crisi politica, che mette in gran difficoltà un’intera area del mondo in cui gli interessi europei sono molto forti e che rende difficile la situazione del bacino mediterraneo, l'Europa non riesce a sviluppare una politica estera di peso e credibile; sono ancora gli Stati Uniti, odiati dalle popolazioni nordafricane, che prendono le decisioni, lasciando in tal modo spazio alla chimera dell'integralismo.

Quanto emerge dall'analisi della situazione dei paesi del sud mediterraneo non sembra esserci una spinta fondamentalista; sembra più essere una crisi dovuta all'invecchiamento dei regimi, che si apprestano ad un cambiamento di leadership o di ripartizione dei benefici.

L'intervento degli Stati Uniti potrebbe dare la spinta per l'instaurazione di regimi di tipo iraniano, mentre un intervento dell'Europa, senza spinte colonialiste, potrebbe essere gradito alle popolazioni.

Purtroppo però la veduta corta dei paesi, che pensano sempre di fare meglio da sè, non permette lo sviluppo del terzo polo mondiale e l'Europa resta incompiuta. L'Italia su quest’argomento ha fatto ben poco: la politica estera da noi oggi è un affare privato di Berlusconi e della sua cricca, ma, anche se ci fosse un europeista al suo posto, sarebbe in difficoltà contro i pareri contrari di Francia, Germania, Spagna e Gran Bretagna.

Si deve anche rilevare come la presenza della Farnesina in Libia sembra non essere in grado di aiutare efficacemente il rientro dei nostri connazionali: i problemi, che sono sorti in questi giorni, erano ampiamente prevedibili da settimane.

Il secondo punto è invece essenzialmente italiano: si tratta della dipendenza energetica dell'Italia dall'estero. Questa è legata a scelte sbagliate fatte in tutto il secondo mezzo secolo del '900: l'abbandono del trasporto pubblico per uno sviluppo selvaggio del trasporto privato su gomma, il congelamento della produzione di energia idroelettrica, che ha favorito il boom degli anni '50, e l'aver dimenticato l'energia geotermica sono elementi che oggi si pagano, come si pagheranno le tiepide politiche di incentivazione per il risparmio energetico nelle case e per le energie rinnovabili, il tutto per favorire alcune lobby: petrolieri, nuclearisti e costruttori di automobili.

Si parla sempre dello sviluppo delle energie riproducibili, ma si continua ad affermare che sono troppo costose, senza pensare al valore, anche economico, dell'indipendenza energetica e si spinge verso l'energia nucleare, che , senza considerare il problema della sicurezza, non è certo più economica e aumenta ulteriormente la dipendenza dell'Italia dall'estero; infatti i paesi produttori di uranio sono pochissimi, quasi tutti interessati al controllo del mondo come Stati Uniti, Russia e Cina.

Ma i nostri politici non si curano di questo, sembra che la loro preoccupazione principale sia la sistemazione di qualche migliaio di profughi. Bene ha fatto il ministro degli Interni austriaco Maria Fekter a sottolineare che "l'Italia può gestire da sola i 5.000 di Lampedusa” e ha ricordato che Austria e Germania sono state lasciate sole a gestire ben 300.000 rifugiati delle guerre balcaniche. È certo che le Lega Nord ed il ministro Maroni, che ne è l'espressione, si trovano in difficoltà interne a gestire un problema, reso molto difficile solo dalla loro allucinata propaganda razzista.

E così anche in questo caso si pagano gli errori del passato, ma non si fa nulla per risolverli.

Argomenti: #energia , #europa , #italia , #nord africa , #politica , #politica estera , #profugo , #razzismo

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