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INCANTI E SCOPERTE. L’Oriente nella pittura dell’Ottocento italiano

A Barletta dal 5 marzo al 5 giugno


 
Ippolito Caffi: Egitto - Riposo di una carovana, 1844, olio su cartoncino intelato, 45,5x63 cm. Venezia, Galleria Internazionale d'Arte Moderna

A Palazzo Marra, sede della Pinacoteca de Nittis, dal 4 marzo al 5 giugno, un centinaio di selezionate opere raccontano l’Oriente nella pittura dell’Ottocento italiano nella più approfondita esposizione mai allestita sul tema. “Incanti e scoperte. L’Oriente nella pittura dell’Ottocento italiano” è promossa dal Comune di Barletta e dalla Regione Puglia ed è curata da Emanuela Angiuli e Anna Villari.


 
Vincenzo Marinelli, Il ballo dell’ape nell’harem (particolare), olio su tela, 186 x 269, Napoli, Museo di Capodimonte
Gli echi della spedizione di Napoleone in Egitto, i resoconti di esploratori, faccendieri e ardimentosi avevano infiammato la fantasia del Vecchio Continente. Le cronache di piaceri proibiti, odalische, harem, hammam avevano fatto il resto. Poi c’era la voglia di saperne di più, di scoprire e capire terre geograficamente non tra le più lontane, eppure distanti per cultura, storia, atmosfere. Una malia che stregò molti artisti, alimentata da committenti altrettanto presi dal fascino di un Oriente vicino e allo stesso tempo lontanissimo.

La mostra di Palazzo Marra da conto di questa ventata d’Oriente in pittura riconoscendo come punto d’avvio, non unico ma certo particolarmente importante, Francesco Hayez. Il veneziano non si mosse dall’Italia tuttavia si lasciò felicemente contagiare dal vento d’Oriente, dall’esotismo, dall’erotismo che al mondo arabo sembrava connaturato. E che colpisce un altro veneto, Ippolito Caffi, che decide di viverlo di persona in un lungo viaggio tra Costantinopoli, Smirne, Efeso e il Cairo da cui trae opere memorabili e un gusto che connoterà per sempre la sua pittura.

 
Cesare Biseo: Nel deserto, 1889, olio su tela, 98x165 cm. Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna
A Parma, prima Alberto Pasini e poi Roberto Guastalla, il “Pellegrino del sole” percorrono carovaniere e città per raccontare questi altri mondi. Il secondo lo fa portandosi dietro, oltre a tavolozza, cavalletto e pennelli anche uno strumento nuovo, la macchina fotografica.

Da Firenze parte alla volta dell’Egitto Stefano Ussi che in quel Paese, subito dopo l’apertura del Canale di Suez, lavora per il Pascià prima di trasferirsi in Marocco con l’amico Carlo Biseo, anch’egli proveniente dalla corte del Viceré d’Egitto. Da questo viaggio i due traggono gli spunti per illustrare, magistralmente, “Marocco” di Edmondo De Amicis.

 
Vincenzo Marinelli, Il ballo dell’ape nell’harem (particolare), olio su tela, 186 x 269, Napoli, Museo di Capodimonte
Al fascino della scoperta che si fa emozionante visione di mondi “altri” soggiacciono Federico Faruffini, Eugenio Zampighi, Pompeo Mariani Augusto valli, Giulio Viotti, Achille Glisenti, Giuseppe Molteni, a conferma della trasversalità e del dilagare in tutta la penisola dell’affascinante pandemia.

Al contagio dell’Orientalismo non sfugge certo il Mezzogiorno d’Italia. Ne è testimonianza, a Napoli, Domenico Morelli che, senza mai aver messo piede nei territori d’oltremare, descrive magistralmente velate odalische, figure di arabi, mistiche atmosfere di preghiere a Maometto. Visioni esotiche soffuse di raffinato erotismo si ritrovano anche negli oli scenografici di Vincenzo Marinelli, Fabio Fabbi, del siciliano Ettore Cercone e del pugliese Francesco Netti.

La Puglia, tradizionale testa di ponte verso l’Oriente, ritrovò nell’Orientalismo il ricordo di memorie lontane. E’ un Oriente intimista quello che magistralmente propone Francesco Netti dopo il viaggio in Turchia. I suoi sono dipinti venati dallo stesso “garbo mediterraneo” che si ritrova nelle odalische di Domenico Morelli.

 
Francesco Netti: Odalisca, ?? olio su tela, 46,3x61,7. Santeramo in Colle, Collezione privata
Al di là dell’Adriatico, Paesaggi, Le città e gli incontri, Sognando le odalische sono i capitoli della mostra.

Due mondi, Occidente e Oriente, si incontrano – sottolinea Emanuel Angiuli - nelle tessiture del viaggio, sulle piste dilatate del deserto, nei regni delle carovane, fra odori, colori, brusii delle città, nelle stanze segrete dell’harem e le movenze inebrianti di suonatori e danzatrici. L’Oriente raccontato dai capolavori esposti nella mostra si specchia in altri capolavori, stavolta incastonati nel paesaggio: le architetture moresche del Salento. Pagine d’arte e della cultura di due mondi oggi quanto mai vicini e dialoganti”.

 

Carlo Bossoli: Porto orientale, 1884, tempera su carta,44x59,5 cm. Torino, Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea

INCANTI E SCOPERTE. L’Oriente nella pittura dell’Ottocento italiano
Barletta, Palazzo Marra (sede della Pinacoteca Giuseppe De Nittis)
dal 5 marzo al 5 giugno.
Orario: tutti i giorni 10 – 20; chiusura tutti i lunedì non festivi. Ingresso euro 8, ridotti euro 4.

Info:
tel 0883538372/71

pinacotecadenittis@comune.barletta.bt.it
pinacoteca.segreteria@comune.barletta.bt.it
www.comune.barletta.ba.it

Mostra promossa dalla Regione Puglia-Assessorato al Mediterraneo in collaborazione con Comune di Barletta con il patrocinio del Dipartimento per lo Studio Delle Società Mediterranee dell’Università di Bari
curata da Emanuela Angiuli e Anna Villari.
Catalogo Silvana Editoriale.


Argomenti: #arte , #barletta , #mostra , #oriente , #ottocento , #pittura
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