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 Anno VII n° 4 APRILE 2011    -   IL MONDO - cronaca dei nostri tempi


Coldiretti ci dice
Dalla vigna riparte l'economia, ma anche l'integrazione razziale
L'occupazione nel settore vitivinicolo è di 1,2 milioni, in crescita al contrario degli altri settori, ed è occasione per il recupero sociale e l'integrazione
Di Francesca Bisbano


Duecentocinquanta mila le aziende vitivinicole italiane che oggi offrono opportunità di lavoro per 1,2 milioni di persone impegnate direttamente in cantine, coltura dei terreni, distribuzione commerciale, attività di servizio o in quelle ad esse connesse. Chi fa il manager, chi la segretaria, chi l'enologo, chi il responsabile commerciale, chi il bracciante, in ogni caso si parla di persone di ben 53 differenti nazionalità, provenienti da 4 diversi continenti nel solo distretto del Prosecco, che con il lavoro “gomito a gomito” divengono parte integrante della comunità italiana. Questo è quanto emerge da una analisi della Coldiretti, effettuata in occasione del Vinitaly.

I dati dimostrano che sono circa mezzo milione i titolari di vigneti in Italia, dove trovano occupazione oltre 210mila lavoratori dipendenti, dei quali oltre 50mila sono giovani e 30mila stranieri. Tuttavia il vino dà occasione di impegno a disabili, carcerati ed ex tossicodipendenti: da quello prodotto da ragazzi autistici o da giovani diversamente abili, alle bottiglie portatrici di solidarietà, come quelle del progetto wine for life della Comunità di S.Egidio o il vino solidale della Società mutuo soccorso, fino a quello responsabile con l’etichetta “se bevi non guidare”. E ancora: al vino con etichetta braille per i non vedenti, o quello prodotto dai detenuti, o a quello delle comunità di ex tossicodipendenti come San Patrignano, la cui vigna che si estende per oltre cento ettari, ha visto passare tra i suoi filari circa 496 giovani.

Il vino ha dunque un'importanza sociale. Un ruolo questo, ulteriormente confermato dalle numerose esperienze nate sui terreni recuperati alla criminalità organizzata. In merito Coldiretti rileva che dall'ultima relazione del Commissario straordinario del Governo per i beni confiscati ad organizzazioni criminali, vigneti ed oliveti rappresentano ben il 25 per cento dei terreni definitivamente confiscati. Di questi oltre il 91 per cento si trovano in Sicilia, Calabria e Puglia, con una superficie totale pari a 4.317.917 metri quadrati.

Tuttavia l’impatto positivo non si ha solo in vigna, poiché la raccolta di un grappolo alimenta, secondo Coldiretti, le opportunità di lavoro in ben 18 settori economici diversi: agricoltura, industria, trasformazione, commercio e ristorazione, vetro (per bicchieri e bottiglie), lavorazione del sughero (per i tappi), trasporti, assicurazioni e finanza, accessori (come cavatappi), sciabole ed etilometri, vivaismo, imballaggi (come etichette e cartoni), ricerca e formazione, enoturismo, cosmetica, benessere e salute (grazie all’enoterapia), editoria, pubblicità, informatica e bioenergie.

Con ciò si ricordi che quello del vino è anche il settore, dove sono stati utilizzati il maggior numero di voucher o buoni lavoro tra le diverse attività agricole ed extragricole. Non a caso i voucher sono stati introdotti in via sperimentale proprio in occasione della vendemmia 2008 e da allora nè sono stati utilizzati circa 12,3 milioni, dei quali: 3,4 milioni in agricoltura e 1,8 milioni per la vendemmia.

Si tratta di un contributo alla trasparenza del lavoro, che ha certamente sostenuto la crescita dell’occupazione in agricoltura, che nel 2010 è stato il settore con il più elevato tasso di crescita”, dichiara così il Presidente di Coldiretti Sergio Marini, poiché dall'anno scorso si è registrato un forte aumento degli occupati in agricoltura (l’1,9 per cento a fronte del calo generale dello 0,7 per cento).
Per l'esattezza nel 2010 risultano 891mila gli occupati agricoli in Italia, dei quali 462mila indipendenti (+0,6 per cento) e 429mila dipendenti (+3,3 per cento). Numeri che secondo Coldiretti fanno registrare il record della crescita tra tutte le attività produttive.

I dati - conclude Coldiretti - dimostrano che l’agricoltura ha grandi potenzialità per battere la disoccupazione e che la stabilizzazione delle agevolazioni contributive per le aree montane e svantaggiate, prevista dalla legge ‘Stabilità 2011’ (legge voluta dalla stessa associazione), ha permesso di continuare a svolgere questa funzione essenziale.



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