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Al CCCS - Centro Di Cultura Contemporanea Strozzina

Identità virtuali

Firenze, dal 20 maggio al 17 luglio 2011


Evan Baden, Katie with LG Chocolate, 2007, 30" x 40", Chromogenic Print mounted to Plexiglass, Courtesy the artist
“Identità virtuali”, nato grazie alla consulenza scientifica di Antonio Glessi (ISIA, Firenze), Christiane Feser (artista), Franziska Nori (direttrice CCC Strozzina) e Roberto Simanowski (Institut for Media Studies, Università di Basilea), presenta dieci opere e installazioni di artisti internazionali che riflettono sulle conseguenze politiche, sociali e culturali – ma anche sull’impatto nella vita di tutti i giorni – del nuovo rapporto tra uomo e tecnologia nel segno delle “identità virtuali” con cui sempre più spesso affrontiamo la realtà, anche senza accorgercene.

La cosiddetta "Network Culture" sta ridefinendo caratteri e confini della nostra identità sia personale che collettiva, imponendo un ripensamento delle nostre abitudini, attitudini, desideri, bisogni e valori. La nostra identità online sta diventando un’estensione dell’“io” fisico che creiamo per intrecciare relazioni e interagire con altri sulla rete.

Il web 2.0 ha ormai conquistato la vita di tutti i giorni. Condividere pensieri, esperienze e informazioni della propria vita tramite blog e social network è diventata, specialmente tra le giovani generazioni, una pratica giornaliera comune e sempre più diffusa.

Se da una parte, nell’odierna società dominata dallo sviluppo delle nuove tecnologie e di sempre più sofisticati mezzi di comunicazione, una persona sembra esistere solo se presente sulla rete, esposta e coinvolta in un costante flusso di informazioni e interazione, dall’altra sempre minore è la consapevolezza e la volontà di difendere la propria privacy o di proteggere il proprio anonimato.

I primi studi teorici degli anni Novanta ritenevano che assumere identità diverse avesse un effetto costruttivo e liberatorio sull’individuo, oggi invece i diversi servizi online richiedono l’autenticazione dei propri dati con la nostra “vera” identità.

Da quando il fondatore di Facebook Mark Zuckerberg ha dichiarato che nel mondo di oggi la sfera privata è diventata obsoleta, possiamo constatare una sempre minore cautela da parte degli utenti nel gestire i propri dati personali e la propria identità online. Mentre per anni l’anonimato, la privacy dell’utente e la protezione della sfera privata erano considerati aspetti fondamentali, oggi la difesa di questi valori sembra destare sempre un minore interesse da parte degli utenti.

Partendo dall’assunto che la continua relazione con i nuovi media implica per l’individuo un nuovo approccio verso computer e rete internet, le opere in mostra intendono affrontare, sia per un pubblico vasto che per esperti della cultura digitale, caratteristiche e contraddizioni di questa nuova relazione privata e personale dei singoli con il mondo virtuale, in una ricerca di identità, di autoaffermazione e di riconoscimento pubblico.

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Michael Wolf, Paris Street View, 2008, Courtesy Michael Wolf and La Galerie Particulière, Paris
Michael Wolf (Germania), nella serie fotografica “Street View Paris”, porta all’estremo il paradosso del rapporto tra arte e tecnologia digitale, realizzando le immagini non per le strade della città francese, ma attingendo dal materiale disponibile su Google Street View. Questi casuali frammenti di vita urbana hanno una qualità estetica inaspettata che rimanda a opere della storia della fotografia e, decontestualizzate, raggiungono un valore simbolico del rapporto tra essere umano, spazio urbano reale e mondo digitale.

Robbie Cooper, Immersion - Drew Hugh playing Hulk, 2008, Age 7 - New York, USA, Still from video, Courtesy the artist
Il fotografo Evan Baden (USA) coglie volti di adolescenti immersi nella comunicazione digitale. I visi assorti, quasi assenti, sono illuminati unicamente dalla luce degli schermi dei diversi supporti tecnologici che li connettono a una realtá virtuale apparentemente più reale di quella del mondo fisico.
Nell’opera video “Immersion”, Robbie Cooper (Gran Bretagna) affronta il tema del feedback visivo ed emotivo tra individuo e mondo digitale, soffermandosi sulle reazioni a videogiochi di bambini, i cui volti divengono specchi degli accadimenti sullo schermo.

Chris Oakley, The Catalogue, 2004, Video still © Chris Oakley 2004
Analizzando il tema della tracciabilità e del controllo che le nuove tecnologie permettono, il video “The Catalogne” di Chris Oakley (Gran Bretagna) mette in scena un sistema di videosorveglianza di un grande magazzino in cui le persone riprese, visualizzate e indicate attraverso i loro dati personali rintracciabili, diventano entità/identità trasparenti e, in un certo senso, vulnerabili.

Tracciabilità e visualizzazione di dati personali sono anche al centro del lavoro del designer Nicholas Felton (USA), il quale crea diagrammi e tabelle per documentare meticolosamente tutte le azioni e i dati, dai più banali ai più significativi, che caratterizzano la sua vita quotidiana.

Etoy. CORPORATION, Tamatar, 2010, Rendering Courtesy the artist
Il collettivo etoy.CORPORATION (Svizzera) propone “Tamatar”, un’installazione del progetto “Mission Eternità”, con cui si affronta il tema dell’identità e della sua memoria a partire dalle diverse tracce lasciate nell’interazione con la rete, riflettendo su ciò che rimane della persona dopo la morte.

Il gruppo Les liens invisibles (Italia) si caratterizza per progetti online che, con ironia ma sempre puntando su un forte senso di attivismo politico, riflettono su distorsioni e paradossi nel rapporto con i social network. Il loro progetto “Seppukoo” permetteva di riprendere possesso della propria identità e del proprio anonimato commettendo il “suicidio” del proprio profilo su Facebook, che ha bloccato questa applicazione intraprendendo un’azione legale contro gli artisti.

Il Sociable Media Group (USA) del MIT di Boston propone “Metropath(ologies)”, un’installazione multimediale che, tramite il semplice inserimento del proprio nome, permette la visualizzazione spaziale di frammenti di informazioni disponibili online di ogni persona, dimostrando la trasparenza e la visibilità dell’individuo sulla rete.

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Christopher Baker, Hello World! or: How I Learned to Stop Listening and Love the Noise, 2008, Installation View, Photo: Sarah Rust Sampedro, Courtesy the artist
Sul tema della comunicazione partecipativa online, la videoinstallazione “Hello World”! di Christopher Baker (USA) mette in scena un monumentale puzzle di video provenienti da YouTube, in cui, dall’intimità della loro sfera privata, singoli individui lanciano il loro videomessaggio al pubblico anonimo e globale della rete, creando un’accumulazione in cui centinaia di voci si uniscono in un indistinto rumore di fondo.

Approfondendo ulteriormente i temi della dissolvenza del singolo e dell’omologazione dell’individuo nella massa degli utenti online, l’opera “Mass Ornament” di Natalie Bookchin (USA) crea un’unica coreografia di movimenti unendo video tratti da YouTube, in cui singole persone ballano nella solitudine delle loro case private, davanti all’occhio della webcam.
 
Natalie Bookchin, Mass Ornament, 2009, Video Installation, Courtesy the artist

La mostra ospita anche un progetto della fotografa iraniana Diana Djeddi (Iran/Germania) che ricostruisce il caso di Neda Agha-Soltan, la giovane studentessa uccisa a Teheran durante le manifestazioni del 2009, esempio delle potenzialità ma anche dei rischi legati alla diffusione di informazioni sulla rete.
Questo episodio ha avuto infatti grande notorietà tramite i social network ma ha dato luogo a uno scambio di identità con un’omonima ragazza iraniana fisicamente molto simile, Neda Soltani, la cui fotografia del profilo Facebook è diventata icona della rivoluzione suo malgrado, costringendo la ragazza a lasciare il paese per paura di ritorsioni.

Accompagna la mostra un catalogo bilingue (italiano/inglese) pubblicato da Silvana editoriale, con contributi di esperti del settore come Michael Wesch (Associate Professor of Cultural Anthropology, Kansas State University), Sherry Turkle (Professor of Social Studies of Science and Technology, MIT, Boston), Roberto Simanowski (Institut for Media Studies, Università di Basilea) e Antonio Glessi (ISIA, Firenze).

Durante il periodo d’apertura, è previsto un calendario di lecture tenute da esperti di vari settori che apriranno spazi di confronto diretto con il pubblico.


IDENTITA’ VIRTUALI / VIRTUAL IDENTITIES
CCCS - Centro di Cultura Contemporanea Strozzina, - Palazzo Strozzi, Firenze
20 maggio – 17 luglio 2011

Orari: martedì- domenica 10.00-20.00, giovedì 10.00-23.00. Lunedì chiuso.
Biglietto: intero 5 euro, ridotto 4 euro, scuole 3 euro. Speciale ingresso gratuito: tutti i giovedì dalle 18.00 alle 23.00
Speciale biglietto congiunto con la mostra Picasso, Mirò, Dalì - Giovani e arrabbiati. La nascita della modernità: 10 euro

Catalogo: Silvana Editoriale
(www.silvanaeditoriale.it)

INFO
Tel. +39 055 2645155

www.strozzina.org
www.palazzostrozzi.org


Argomenti: #arte , #arte contemporanea , #firenze , #mostra
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