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 Anno VII n° 5 MAGGIO 2011    -   EVENTI


Mostra di scultura Mostra di scultura ad Alghero
“Le madri del vento” di Genesio Pistidda
Dal 21 al 25 maggio. Il 21 maggio, all'inaugurazione, vi sarà la performance di apertura del “Il Custode d’Arte” e un intervento musicale a cura della pianista Francesca Carenti
Di Francesca Bisbano


Gensio Pistidda, Le Madri del Vento, particolare
Piccole, semplici, essenziali nella forma e nel significato, così si presentano le venti sculture in ceramica di Gensio Pistidda, che saranno esposte da sabato 21 maggio alle ore 19.30 presso il Quarte' Sayal in via Garibaldi 87 ad Alghero.

“Le Madri del Vento”, questo il titolo della mostra, è si un omaggio a Grazia Deledda, emblema senza eguali della letteratura sarda, ma anche e prima di tutto un modo originale di ritrarre la delicata condizione femminile, che ora ripercorre i tratti essenziali della sua interiorità. Madri del vento, madri di tutti i giorni, madri che amano e soffrono. Isole solitarie, combattute in tremende passioni, cercano affrancamento nell'ombra dei ricordi, ma non per questo ne sono schiacciate.

Le opere di Genesio Pistidda, venute alla luce dopo un lungo e meditato lavoro, richiamano a sè tratti psicologici e culturali comuni a tutto il popolo sardo, caratteristiche territoriali ed antropologiche, che a suo tempo furono ben descritte da quella grande donna che è Garzia Deledda. Sono opere aperte, effigi emblematiche che dicono più di quanto possa apparire. L'autore vuole che le sue creature si avvicinino alle donne: per questo ripercorre i contorni dell'io femminile in uno dei suoi più particolari e complessi aspetti, quello di “madre”.

Non trascurabile è l'ispirazione che Genesio ritrova in “La Madre dell'Ucciso”, opera dello scultore nuorese Francesco Ciusa che, grazie ad essa, conseguì nel 1907 il primo premio della Biennale di Venezia. (La copia originale in gesso del maestro sardo è oggi esposta nella Galleria comunale d'arte di Cagliari).
I due artisti sono vicini spiritualmente. E così come “La Madre” di Ciusa, rannicchiata sulle ginocchia, soffre per la perdita del figlio, “Le madri” di Genesio Pistidda sono percosse da un profondo dolore, che patiscono in silenzio, circondate da un'atavica austerità.

Gensio Pistidda, “Le Madri del Vento”
Un ventre vuoto, un corpo aperto come un imbuto è avvolto da un velo, oltre il quale non vi è spazio per abbandonarsi ai sentimenti. Si ha l'impressione di rivedere la madre di Don Paulo nel romanzo “La madre” di Grazia Deledda, che vive sulla propria pelle il tormento del figlio, ma non per questo mostra alcun segno di cedimento; o la giovane Noemi in “Canne al vento”, il cui male come ricorda l'autrice “non cessava col sopraggiungere dell’estate, anzi ogni giorno di più un bisogno violento di solitudine la spingeva a nascondersi per abbandonarsi meglio al suo struggimento come un malato, che non spera più di guarire”.

Corpi vuoti, ridotti a meri contenitori, involucri di pietra e lacrime, la cui ampiezza delle vesti e l'accentuata geometricità delle forme richiamano alla mente i luoghi dell'amata Sardegna: spigoli, linee e contorni ricordano le cavità delle grotte sarde e la semplicità architettonica delle case, che le circondano.

Le donne di Gensio Pistidda, però, dicono di più. Esse sono testimoni indiscusse dei profondi cambiamenti che sconvolgono l'amino umano. Sono simbolo ora di vita, ora di morte, ma anche di rinascita. Donne fredde a primo impatto, perché costrette a mascherare i loro reali sentimenti, ma in continua evoluzione. Creature dotate d' incredibile forza d'animo, un'energia tutta femminile, che trascende le barriere del tempo.

Così “Le madri”, che nascono sul filo di storie raccolte per fondersi con gli angoli della Sardegna, vivranno per sempre e fiere vedranno il ricordo dei loro figli perpetuarsi oltre la morte, sfidare le barriere del tempo, come le parole di Grazia Deledda.


“Le madri del vento” di Genesio Pistidda
20 sculture di ceramica
20 frasi estrapolate dal libro di Grazia Deledda “Canne al vento”
Quartè Sayàl, Via Garibaldi  87,  Alghero
dal 21 al 25 maggio 2011
orario 18.00 - 23.00
Inaugurazione Sabato 21 Maggio h 19.30
Presentazione di: Neria De Giovanni, Presidente dell’Associazione Internazionale dei Critici letterari
Performance di apertura del “Il Custode d’Arte” di Genesio Pistidda, tradotto in limba sarda comuna ed interpretato dall’attrice Nerina Nieddu, accompagnata al pianoforte dalla musicista Francesca Carenti.
Costumi di Mario Cocco.
Intervento musicale a cura della pianista Francesca Carenti, che eseguirà composizioni del repertorio moderno.
Per Info:
Genesi Gallery è su Facebook
Press office: Genesio Pistidda
Mobile phone: (+39) 339 3747854
Email :
cellulablu@tiscali.it

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