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 Anno VII n° 5 MAGGIO 2011    -   TERZA PAGINA



Dmitri Prigov - Note biografiche


  Dmitri Prigov : Ritratto di Mozart e Salieri, 1995, tecnica mista su cartoncino, cm 30x21
Dmitri Prigov è stato uno degli artisti russi più prolifici e poliedrici degli ultimi decenni. Artista a tutto tondo, Prigov è stato anche poeta, scrittore e commediografo, autore di performance teatrali e musicali, tanto da essere definito da M. Ajzemberg un “instancabile inventore di nuove forme all'incrocio di generi diversi”.

Nella prima metà degli anni Sessanta Prigov ha studiato all’Accademia delle Arti e dell’Industria Stroganov di Mosca, da cui è stato espulso in seguito gli attacchi di Chruščev. Ripresi gli studi un anno più tardi, si è diplomato nel 1967. La sua produzione artistica e letteraria è comunque già avviata, a partire dalla seconda metà degli anni Cinquanta, e inizia a circolare tramite il samizdat.

Negli anni Settanta crea testi di poesia visiva, mini-libri inseriti in lattine, telegrammi e altri manufatti in cui mescola elementi dell'arte figurativa e della poesia. L’analisi e la selezione del suo patrimonio artistico sono rese complicate dall'estrema originalità della sua personalità artistica. Prigov si è cimentato nei media artistici più disparati – dalla grafica alla scultura, dall'installazione all'oggetto concettuale, dal collage alla poesia visuale fino alla performance.

Egli, inoltre, è ormai annoverato fra le maggiori figure della letteratura russa della seconda metà del XX secolo. Separare tutti questi ruoli risulta assai arduo, e questo non solo perché essi sono riconducibili a una stessa personalità o perché fra di loro esistono numerose forme intermedie. Separarli è difficile anche perché questi ruoli sono stati pensati programmaticamente da Prigov in un’unità strategica e poetica. La mostra dovrà quindi rivelare in primo luogo la sua principale opera d'arte, ovvero Dmitrij Aleksandrovič Prigov, da cui il titolo della mostra stessa.

Prigov ha rivelato il baratro esistente tra le conquiste realizzate “solo” linguisticamente dal comunismo e la realtà sovietica, tanto che i suoi testi possono essere visti come una decostruzione del contenuto politico dominante. Egli arriva alla parodia dell'estetica del realismo socialista usando le sue stesse fonti, i suoi stessi stereotipi e i feticismi ideologici. In questo senso i suoi scritti rispecchiano la vita sovietica più di quanto facciano gli stessi testi della cultura sovietica: l'opera di Prigov, svolgendo le premesse di quest'ultimi e portandoli alla loro logica conclusione, ne rivela la fallacia e le inadempienze. Per fare ciò Prigov opera con cliché linguistici di ogni genere, tanto che egli stesso sostiene che il personaggio principale della sua poesia sia la lingua in sé, presa in tutti i suoi registri e manifestazioni.

Dmitri Prigov : Nikita, 1988, tecnica mista su carta, cm 59x42
Dmitri Prigov è riuscito a crearsi un proprio stile personale nonostante sembri lasciarsi “agire” dalla lingua o dalle "voci" linguistiche altrui. I suoi testi sono infarciti di citazioni di ogni genere, dai classici del marxismo-leninismo, alle canzoni popolari sovietiche, fino a monumenti della letteratura nazionale come i testi di Puškin e Pasternak.

Ha scritto più di 20.000 poesie.
I suoi testi, dalla poesia alla prosa, dagli appunti di viaggio alla pubblicistica di stampo politico, dalla critica alla teoria artistica, sono stati tradotti in numerose lingue e pubblicati in Russia, Germania, Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Italia, Spagna, Paesi Bassi, Austria, Svezia, Finlandia, Polonia, Ungheria, Bulgaria, Serbia, Giappone, Cina e Corea del Sud.

Prigov è inoltre ritenuto uno dei fondatori del Concettualismo Moscovita. Nella cultura sovietica il concettualismo fu il primo movimento artistico a porsi in sostanziale coincidenza cronologica con un analogo movimento occidentale; le prime opere concettualiste russe risalgono, infatti, al periodo a cavallo fra anni Sessanta e Settanta.

L'approdo al concettualismo avvenne tuttavia in Russia secondo dinamiche diverse rispetto all'occidente. Se in quest'ultimo rappresentò il logico sviluppo del modernismo, nella storia della cultura russa l'esperienza modernista finisce negli anni Venti con il costruttivismo. Il concettualismo moscovita, poi, si complica con la presenza di una linea realistica o pseudotale (realismo socialista nell'arte) e dell'ideologia di massa (di qui il conio del termine soc-art, estetica connessa e parallela al concettualismo).

Una differenza fondamentale tra il concettualismo di marca occidentale e quello moscovita sta nel fatto che mentre al primo, spostatosi alla periferia, subentrarono nella seconda metà degli anni Settanta altri movimenti che prendono genericamente il nome di post-modernismo (di cui il concettualismo fu quindi prologo e inizio), il secondo non solo non soffrì di nessuna crisi, ma rafforzò la propria posizione.

Il concettualismo a Mosca ebbe lunga vita tra gli artisti, creando una propria scuola con una teoria e una stilistica: non si trattava quindi solo di una corrente artistica di rilievo della cultura non-ufficiale moscovita, ma anche di un movimento che aspirava alla creazione di una propria “concettualista” filosofia dell'arte, culturologia, estetica e sociologia dell'arte, realizzandosi nell'ambito delle arti plastiche e della letteratura.

  Dmitri Prigov : Broken, 1995, vetro, vernice, cm 27x4x4ù
La variante russa del concettualismo occidentale si coniuga con la tradizione culturale autoctona ripetendo quanto è sempre accaduto per la ricezione in Russia di fenomeni esterni; da essi il concettualismo russo si differenzia in due aspetti fondamentali, ossia il suo carattere marcatamente moscovita e la specificità del suo status di arte “non-ufficiale”.

Rispetto, per esempio, a Pietroburgo, Mosca offriva un terreno particolarmente favorevole a ogni genere di “sperimentazione” e “novità”, anche quando questa si poneva relativamente fuori dalle logiche contrappositive (ma in fondo politicamente complementari) dell'arte di regime e di quella dissidente: di qui l'eccezionale “non popolarità” del concettualismo presso il grande pubblico, posto di fronte al compito di avvicinarsi all'arte secondo logiche diverse, osservandola da una nuova angolazione. Le opere concettualiste provocano un certo qual discomfort, invalidando il radicato tipo di rapporto con l'arte, forse troppo condizionato dall'inflazione etica cui era sottoposto il fare artistico in generale.

Dmitri Prigov : Dalla serie “Disegni su riproduzioni”, anni ’90, riproduzione a colori, guazzo, penna a sfera, cm 32x56.
Nel concettualismo si coniugano il processo della creazione e il processo del suo studio: teoria, pratica, creazione e riflessione critica si integrano in un unico intero. Non ci troviamo di fronte al tradizionale orientamento della creazione verso la sua realizzazione plastica, ma a un sistema di relazioni e di concetti astratti dalla forma materiale che normalmente designa il manufatto artisitico. In altre parole, il concettualismo si interessa in prima analisi dei problemi e delle particolarità del funzionamento dell'arte. Non a caso Joseph Kosuth definì negli anni Sessanta il nuovo movimento artistico "arte dopo la filosofia": parafrasando Kosuth si potrebbe individuare nella variante moscovita del concettualismo, legata appunto alle condizioni storico-sociali del momento, un’ arte dopo l'ideologia.

Un ultimo tratto distintivo del concettualismo moscovita è l'irregolarità nello sviluppo dei diversi generi artistici: se in pittura e nella grafica il concettualismo si forma già all’inizio degli anni Settanta, l'oggetto e la performance sono della metà degli anni Settanta. Verso la fine del decennio il quadro perde di interesse e all’inizio degli anni Ottanta compaiono le prime installazioni. L’opera di Prigov abbraccia e attraversa tutti questi generi e mezzi artistici.

Oltre a Prigov, il gruppo di artisti che orbitano intorno al concettualismo è piuttosto ampio: alla prima fase (anni Sessanta e Settanta) sono legati i nomi di Il'ja Kabakov, Rimma Gerlovina, Valerij Gerlovin, Andrej Monastyrskij e il gruppo "KD" (Kollektivnye Dejstvija), mentre l’opera di Viktor Pivovarov, Ivan Čujkov, Eduard Gorochovskij e Nikita Alekseev è collegata solo in alcuni periodi al concettualismo.

Artista di importanza internazionale, Prigov è rappresentato in numerose collezioni pubbliche e private. Fra queste ricordiamo il Museo Russo di San Pietroburgo, la Galleria Tret’jakovskaja e il Museo d’Arte Contemporanea di Mosca, il Museo Ludwig di Colonia, il Musée d’Art Moderne di St. Etienne e il Madison Museum of Contemporary Art. Prigov ha inoltre partecipato a numerose performance e reading organizzati in Russia, Germania, Italia, Francia, Gran Bretagna e Paesi Bassi.


Dmitri Prigov:Dmitri Prigov
Dalla collezione del Museo statale Ermitage
Hermitage 20/21 Project for contemporay Art
Ca’ Foscari Esposizioni, Università Ca’ Foscari, Venezia
1 giugno – 15 ottobre 2011



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