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Julian Schnabel: “Permanently becoming and the architecture of seeing”

Venezia, Museo Correr, dal 4 giugno al 27 novembre 2011


Julian Schnabel, Portrait of Anh in a Mars Violet Room, 1988. Olio, cocci, (bondo) epossidico su tavola, cm 182,9 x 152,4 Collezione Anh Duong
Dal 4 giugno al 27 novembre 2011 il Museo Correr di Venezia dedica un’importante rassegna a Julian Schnabel, celebre artista newyorkese dal poliedrico spirito creativo. La mostra “Julian Schnabel. Permanently Becoming and the Architecture of seeing” è prodotta e organizzata da Arthemisia Group in collaborazione con la Fondazione Musei Civici di Venezia e realizzata grazie al fondamentale contributo di Maybach, main sponsor dell’evento, e di BNL Gruppo BNL Paribas.

Il percorso espositivo, a cura di Norman Rosenthal, presenta oltre quaranta opere che ripercorrono la carriera artistica di Julian Schnabel dagli Anni ‘70 ad oggi offrendo l’opportunità di ammirare dipinti e sculture di un grande creativo considerato un fenomeno americano a tutto tondo. La retrospettiva illustra la sua poetica fortemente ispirata a Jackson Pollock e Cy Twombly, ma basata anche sulla tradizione europea e mediterranea che ricorda lo stile dei vecchi maestri spagnoli e italiani - come El Greco e Tintoretto - e che interpreta rimandi letterari e culturali, antichi e moderni da Omero a Eschilo, all’arte dei grandi maestri, da Giotto a Goya, da Antoni Gaudí a Pablo Picasso.

Pittore, scultore e regista di fama internazionale, Julian Schnabel si contraddistingue per la sua stupefacente capacità metamorfica e la travolgente forza espressiva che comunica attraverso le sue opere. Un talento nato dalla pittura che lo porta a sondare più campi artistici e a cimentarsi nel mondo del cinema dove riesce come ottimo regista con i film Basquiat del 1996, “Prima che sia notte” del 2000 (vincitore del premio Grand Jury al Festival del Cinema di Venezia), “Lo Scafandro e la Farfalla” del 2007 (vincitore del premio per il miglior regista al Festival di Cannes). La produzione cinematografica di Schnabel è strettamente correlata alla sua produzione artistica al punto che i suoi film possono essere considerati un naturale proseguimento della sua vena pittorica.

Solitamente noto come il pittore dei plate paintings, Schnabel in realtà ha utilizzato una serie infinita di supporti e materiali variegati per la realizzazione delle sue opere passando dal velluto alla tela cerata, da pezzi di legno provenienti da tutto il mondo a vele, fotografie, tappeti, teloni e in generale a qualunque superficie piatta che ispiri i suoi processi creativi.

Julian Schnabel, Arrowhead (Bez), 2010. Olio su poliestere, cm 335,3 x 233,7. Collezione Gian Enzo Sperone e Marco Voena
Verso la fine degli Anni ‘80 Schnabel cominicia a prediligere formati di grandi dimensioni per le sue opere. Tale maestosità, benché a volte letta dalla critica come un mero tentativo diimpressionare lo spettatore, nasce in realtà dalla volontà dell’artista di creare un collegamento con gli imponenti dipinti del passato commissionati dallo Stato o dalla Chiesa e con i “big paintings” dell’America del Dopo Guerra.

LA MOSTRA

La mostra si apre con lo straordinario “Painting for Malik Joyeux and Bernardo” (2006), alto più di sei metri, posizionato nello spendido scalone neoclassico del Museo Correr. In questa opera, realizzata su poliestere in gesso e inchiostro, l’artista unisce la sua passione per l’arte e per la regia a un’altra grande passione della sua vita, quella per il surf. L’acqua e il surf sono usati come metafore della libertà. Il dipinto è dedicato a due personalità piuttosto divergenti: Malik Joyeux, surfista professionista e Bernardo Bertolucci, famoso regista italiano.

Il tema del mare è ricorrente nei dipinti e nei film di Schnabel; la vastità del soggetto porta l’artista a dipingere su supporti molto grandi in grado di inglobare lo spettatore all’interno dell’esperienza visiva come accade al cinema. Nel suo grande capolavoro “The Sea”, realizzato in Amagansett nel 1981 utilizzando frammenti di cocci di vasi messicani, questa volta il mare non viene rappresentato come elemento della natura che sta per essere eroicamente conquistato da un surfista ma diventa evocativo della morte, un cammino verso la fine, da cui si percepisce un immagine di sconfitta, di affogamento, andando a creare un’immagine di dissesto culturale.

In mostra non mancano altri plate paintings, i celeberrimi dipinti realizzati sulle superfici di frammenti di ceramica, che hanno rappresentato un considerevole momento di svolta nel percorso pittorico del maestro e un’importante innovazione nel panorama artistico degli Anni ‘80. Uno dei suoi primi capolavori è stato “St. Francis in Ecstasy” del 1980 in cui la figura di San Francesco appare, sullo sfondo di un paesaggio montuoso, avvolta da un drappeggio affiancata da un teschio e da una entità rossa che si innalza nel cielo.

Julian Schnabel, Portrait of Rula, 2010. Olio e resina su tela, cm 304,8 x 274,3. Collezione dell’artista
Altro aspetto molto importante della sua opera è senza dubbio quello autobiografico che ritroviamo in mostra nei numerosi ritratti di amici o familiari tra i quali “Portrait of Olatz” del 1993 dove è ritratta l’ex moglie dell’artista; “Portrait of Father Pete Jacobs” del 1997 amico di Schnabel, fino al ritratto della sua attuale compagna “Portrait of Rula” del 2010 esposto nella splendida Sala da Pranzo neoclassica del Museo Correr. La grandiosità di questi dipinti sta nella capacità di evocare perfettamente le personalità dei soggetti e le loro peculiarità. Svariate le fonti ispiratrici di Schnabel nelle cui opere ritroviamo moltissime allusioni letterarie,rimandi storici e riferimenti musicali. Come la scritta “BEZ”, che compare in “Arrowhead (Bez)” (2010) dipinta sopra un’immagine di Shiva in un paesaggio esotico, che non ha alcuna allusione a rimandi religiosi e si riferisce a un noto personaggio rock di Manchester, il “ballerino” Mark Berry degli Happy Mondays.

Altra particolare tecnica utilizzata da Schnabel consiste nell’ingrandire fotografie poetiche ed evocative sulle quali interviene con tocchi di colore e macchie generate dalle condizioni atmosferiche. Come nelle straordinarie opere “Salivars” del 2009 le quali hanno come sfondo scatti di paesaggi dei dintorni della sua casa al mare e del suo studio a Montauk, nella punta più a nord di Long Island, risalenti agli Anni ‘50.

In mostra anche i cinque dipinti intitolati “The Atlas Mountains” che rappresentano le montagne del Nord Africa tra il Mediterraneo e il Sahara. Su una tela catramata alta tredici metri divisa da fasce bianche l’artista ha fissato briglie rosse e pennacchi nordafricani per evocare paesaggi di un tempo passato su arazzi macchiati e invecchiati dalle intemperie. Queste opere testimoniano il forte interesse per le carte geografiche che diventano un altro supporto sui cui Schnabel esprime la sua arte. Nascono così le “Navigation Drawings”, una serie di opere dipinte su mappe nautiche vintage, esempio di un’arte inclusiva delle cose che sono comuni e inconsuete allo stesso tempo.

Nei primi quadri di Schnabel come “Jack the Bellboy” del 1975, “Procession (for Jean Vigo)” del 1979 o “Saint Sebastian – Born in 1951” sempre del 1979 esposti in questa mostra, il figurativo prevale sull’astratto, in maniera netta come se l’artista avesse abbandonato la poetica stravagante e provocatoria.

L’esposizione del grande artista americano continua anche al di fuori della sede del Museo Correr con una straordinaria installazione che potrà essere ammirata in vari luoghi della città lagunare.

La grandiosa scultura in bronzo “Queequeg”, alta oltre quattro metri, sarà infatti posizionata su un pontone che attraverserà i canali di Venezia dal 31 maggio al 5 giugno 2011. Quest’opera è l’ultima di una serie di sculture cominciata nel 1981 e il cui viaggio iniziò nel 1982 fra le montagne di Chantarella, St. Moritz.

“Queequeg” è il primo frutto dell’accordo biennale che Julian Schnabel ha concluso con la casa automobilistica di lusso Maybach. “Queequeg – The Maybach Sculpture” è stata presentata in anteprima mondiale all’Art Basel Miami Beach 2010. Questa collaborazione è un’ulteriore conferma dell’impegno profuso da Maybach nel mondo dell’arte contemporanea a sostegno di artisti noti e del loro impegno nell’accompagnare i protégés più giovani e talentuosi, oltre che di instituzioni dell’arte quali il Louvre.


JULIAN SCHNABEL
PERMANENTLY BECOMING AND THE ARCHITECTURE OF SEEING
Museo Corre,San Marco 52, 30124 Venezia Ingresso per il pubblico: Piazza San Marco, Ala Napoleonica, Scalone monumentale
4 giugno – 27 novembre 2011

Orari
Tutti i giorni 10.00 -19.00
La biglietteria chiude alle 18.00
Sito internet
www.arthemisia.it
www.museiciviciveneziani.it
Informazioni e prenotazioni
T 84808200
T 0039 04142730892 (solo per chi chiama dall’Estero)
Biglietteria on line
www.vivaticket.it
A cura di Norman Rosenthal
Catalogo Skira


Argomenti: #arte , #arte contemporanea , #mostra , #schnabel , #venezia
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