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 Anno VII n° 6 GIUGNO 2011    -   FATTI & OPINIONI



Silvano Moffa (IRNP). Dichiarazione sull’ Informativa di Berlusconi sulla composizione del Governo
Camera dei Deputati - Dal Resoconto stenografico dell'Assemblea Seduta n. 490 di mercoledì 22 giugno 2011


Signor Presidente della Camera, signor Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, mi permetta innanzitutto, signor Presidente, di ringraziarla a nome di tutto il gruppo Iniziativa Responsabile Nuovo Polo per avere dato atto ai parlamentari che il 14 dicembre scorso hanno fatto la scelta di sostenere il Governo di avere contribuito ad evitare che si aprisse una crisi al buio, gettando il Paese nel baratro di una condizione molto simile a quella della Grecia. Ricordo, colleghi, quei momenti e quelle ore, per molti versi drammatici, in cui la protervia dei dissolutori degli assetti usciti dalle elezioni politiche si scontrava con la tenacia di chi anteponeva l'interesse del Paese, delle famiglie e delle imprese italiane alla non celata tentazione di proporre un ribaltone tipico degli intrighi di palazzo di antica memoria.

E la ringrazio ancora, signor Presidente, per avere ella voluto sottolineare stamane, in apertura e chiusura del suo discorso, l'appello alla responsabilità e alla coesione fatto anche dal Capo dello Stato. Nella situazione di crisi, ha detto, bisogna lavorare insieme. Vedo che anche Di Pietro, in qualche modo, ha accolto questo suo appello. Lavorare insieme per affrontare le sfide dei tempi presenti e rimettere in marcia un'economia che ha subito i contraccolpi negativi di una crisi finanziaria dai contorni inquietanti e dalle ricadute drammatiche in termini di competitività del sistema produttivo e di capacità di tenuta delle famiglie italiane, in particolare di quelle più deboli e, pertanto, più esposte alla crisi.

Lavorare insieme per riuscire a superare la fase contrassegnata inevitabilmente da un'azione di contenimento e di tutela dei conti pubblici, per costruire il profilo di una nuova capacità competitiva del sistema Paese, per mettere in campo le riforme strutturali che appaiono ineludibili se si vuole davvero incrociare la pur lenta ripresa produttiva agganciando la crescita.

Lavorare insieme, ha detto, per delineare un'architettura istituzionale più coerente con un bipolarismo reso più plurale e, al tempo stesso, rendere più efficace l'azione di Governo, superando il bicameralismo perfetto, aprendo uno spazio, sul piano prettamente politico, alla costruzione del modello italiano di quel Partito Popolare Europeo di cui ci sentiamo parte integrante. E muove da qui, da queste considerazioni e dalle analisi di criticità che lei non ha nascosto, molto opportunamente, la prima riflessione che vorremmo sottoporle. Noi del gruppo Iniziativa Responsabile Nuovo Polo siamo consci che bisogna ormai superare il 14 dicembre scorso, quel momento di snodo la cui importanza non sfugge ad alcuno, e aprire, finalmente, una fase più appropriata di costruzione di linea e di profilo politico che trovi nel Parlamento e nel Governo i riferimenti essenziali per realizzare il programma che ha voluto stamane indicarci per questa seconda fase della legislatura.

Abbiamo due anni davanti a noi. In questi due anni non abbiamo più tempo da perdere. Lei sa, signor Presidente, che il tempo è il più assoluto dei valori nell'economia. Un capitale perduto può essere recuperato, il tempo perso, però, non lo restituisce nessuno, né a ciascuno di noi, né all'Italia, né ai suoi figli.

Dovremmo cimentarci in questa sfida nella consapevolezza che per una costruzione collettiva di futuro, nella quale si incarna il progetto di cambiamento del centrodestra, occorre superare la faziosità, l'integralismo e lo spirito di parte.

Oggi, con il suo intervento in Parlamento, ella ha reso meno magmatico e meno indecifrabile il destino della legislatura anche - me lo auguro - per quella parte dell'opinione pubblica che ha espresso disagio e sofferenza nelle recenti prove elettorali e referendarie. Lo ha fatto nella chiara consapevolezza che un Governo, se poggia su una maggioranza numericamente forte - e i numeri fin qui ci hanno sempre dato ragione - e su una maggioranza politicamente coesa, è in grado di vincere anche le sfide più difficili. Nella più seria crisi mondiale dal secondo dopoguerra l'Italia ha avuto il doppio merito di non dover salvare con il denaro pubblico banche fallite e di contenere il deficit pubblico aggiuntivo, che altri Paesi accendevano, invece, con eccessiva generosità. Sono meriti oggettivi, che vanno riconosciuti. Ma se questo è il punto di partenza, per fare come la Germania, occorrono scelte che andrebbero anteposte a polemiche e a divisioni, scelte che non confliggano con le linee del rigore dei conti pubblici e che si concentrino sui fattori che hanno determinato la bassa crescita italiana nel decennio che ha preceduto la crisi. Se non si manifestano quei fattori, il rischio di rimanere nel girone dei Paesi dove la crescita è di poco superiore all'1 per cento è molto alto. Nel 2009 il reddito pro capite italiano è sceso ai livelli del 1998 e da quei livelli si è poco discostato nel 2010. Per arrestare questa discesa, dovremmo crescere in produttività ed è questa la voce al primo posto nell'agenda del Governo. Come recuperare produttività? Recuperando l'equazione «più salario di produttività e minore peso fiscale per le imprese». Mi riferisco alle imprese che innovano e che non trasferiscono sul salario il peso della crisi.

Dagli indicatori tradizionali di competitività riceviamo gli stessi messaggi: dal 1997 in poi il costo per unità di prodotto nell'intera economia è salito del 20,6 per cento in l'Italia, del 16,1 per cento in Francia ed è calato dell'1,2 per cento in Germania. Per accrescere produttività servono innanzitutto regole diverse per utilizzare al meglio gli impianti, gli orari, i turni straordinari, unendo l'obiettivo di ottenere più margini per l'impresa e un'ulteriore retribuzione detassata per i lavoratori e per i dipendenti.

Vi è poi il capitolo degli incentivi alle imprese, un capitolo tutto da scrivere. Negli ultimi anni le polemiche sugli incentivi si sono focalizzate molto intorno all'acquisto di capitale tecnico, piuttosto che sull'equilibrio di punti deboli come l'acquisizione e il trasferimento di innovazione e di processo o il rafforzamento della struttura logistica dell'impresa e poi anche la propensione a incorporare nel processo produttivo maggiori livelli di servizi avanzati. Occorre quindi guardare la struttura produttiva per come sta cambiando nel mondo e per come sta cambiando anche in Italia. Noi abbiamo il dovere di reggere le potenzialità, orientandone correttamente le risorse al fine di delineare quello che deve essere il profilo competitivo della nostra nazione, del nostro Stato e del nostro sistema produttivo, una volta usciti dalla crisi.

Poi ci sono le famiglie italiane, i nostri giovani disoccupati e sfiduciati, le donne che faticano a entrare nel mondo del lavoro. Abbiamo apprezzato nella sua relazione, signor Presidente del Consiglio, la sottolineatura di una preoccupazione che dovrebbe riguardare tutti, maggioranza e opposizione, e che riguarda il trasferimento alle future generazioni del peso della crisi e degli errori fatti in passato. Il suo accorato appello entra di getto nella sfida della qualità di una politica chiamata a recuperare centralità e capacità di confronto, tesa a valorizzare il merito e ad alimentare corretti processi di selezione delle classi dirigenti.

Noi stiamo lavorando in Parlamento e in Commissione per promuovere autoimprenditorialità per i giovani e per le donne, per trasformare gli ammortizzatori sociali in fattori di crescita e di sviluppo, per studiare forme di garanzia per i vincitori di concorso relativamente al blocco del turnover nelle pubbliche amministrazioni.

Mi auguro che dalla necessaria interlocuzione tra Governo e Parlamento si trovino le forme più appropriate per fornire risposte adeguate ad una crisi, per superare la quale ci vuole davvero un nuovo patto generazionale. E ancora, noi sappiamo - ce ne rendiamo conto - che non può essere praticato il sistema del quoziente familiare corretto alla francese, perché i costi sono eccessivi ed elevati.

Ci pare migliore la proposta che viene dal forum delle famiglie di introdurre un fattore famiglia che sia in grado di prevedere una no tax, nei limiti fissati dall'indice di povertà. Sono segnali importanti, come lo sono certamente l'annunciato smobilizzo, per i comuni virtuosi, di una parte delle risorse bloccate dal Patto di stabilità interno e l'azione di sburocratizzazione e di delegificazione. È un peso che le imprese e i cittadini italiani non possono più sopportare.

Al centrodestra, signor Presidente, storicamente è sempre spettato il compito di mettere a posto i guasti soprattutto contabili provocati dal passato. Noi oggi abbiamo ancora dinanzi a noi due anni importanti. Non ci stancheremo, come gruppo di Iniziativa Responsabile Nuovo Polo, di essere propositivi rispetto all'azione di Governo e di fare in modo ...

PRESIDENTE. La prego di concludere.

SILVANO MOFFA. ... che quest'agenda che lei ha delineato possa arrivare finalmente e compiutamente a conclusione. Lo facciamo, e concludo, nella consapevolezza di far nostro quello che era il monito di Thomas Mann, che ricordava, tempo fa, che per preparare l'avvenire non basta essere attuali, bisogna avere in sé il proprio tempo in tutta la sua complessità e contraddittorietà, giacché il molteplice, non il semplice, prepara l'avvenire (Applausi dei deputati del gruppo Iniziativa Responsabile Nuovo Polo).



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