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 Anno VII n° 7 LUGLIO 2011    -   DOCUMENTI


Dallo Stenografico della Camera dei Deputati 15-7-2011
Stabilizzazione finanziaria – Fabrizio Cicchitto (PDL): dichiarazione di voto
Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, recante disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria


Signor Presidente, se il confronto politico fra di noi deve essere reale e non mistificato, allora noi, in primo luogo, rivendichiamo tre azioni programmatiche di fondo di questo Governo, il Governo Berlusconi, con Giulio Tremonti come Ministro dell'economia e delle finanze (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà). Il primo elemento programmatico sono stati i tagli dal 2000 ad oggi, che hanno rappresentato, per un verso, un dato positivo, perché hanno consentito al nostro Paese di stare sul terreno del deficit/PIL in una dimensione inferiore a quella francese e che, per altro verso - noi lo diciamo con franchezza - abbiamo pagato anche alle recenti elezioni amministrative, perché il rigore purtroppo certe volte determina dei contraccolpi sul terreno del consenso, ma ci siamo assunti questa responsabilità. Nel contempo, però, noi abbiamo anche finanziato, nei limiti del possibile, con risorse aggiuntive, l'economia con 76 miliardi, 35 dei quali per gli ammortizzatori sociali, e tutte le altre risorse sono state dedicate o alle grandi opere o alla piccola e media impresa. In terzo luogo, abbiamo fatto una serie di riforme o le abbiamo avviate: il federalismo fiscale, la riforma della pubblica amministrazione, la riforma dell'università, la riforma della scuola, la semplificazione normativa e amministrativa (Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico), la liberalizzazione dei mercati locali e delle pubbliche utility. Insomma abbiamo avviato un processo riformatore (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà). Lo abbiamo fatto. Questa è la cosa straordinaria e sorprendente che colgo nel suo intervento, onorevole Bersani: talora l'eccesso di faziosità si traduce in un eccesso di provincialismo (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà). Oggi non viviamo la crisi dell'Italia, per un verso viviamo in un mondo nel quale lunedì il Presidente degli Stati Uniti Obama si dovrà misurare con i repubblicani per vedere o meno se evita il default del suo Paese e, nello stesso tempo, con una realtà europea che è in crisi, ma questa crisi non è determinata certamente dal Governo Berlusconi. È una crisi molto profonda, è la crisi dell'euro, è la crisi determinata dal fatto, onorevoli colleghi, che non si può realizzare una moneta unica con sedici politiche economiche diverse (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà e di deputati del gruppo Lega Nord Padania), con sedici Stati diversi. Da questo punto di vista, credo che qui dovrebbe esserci una riflessione comune. C'è anche qualche esponente economista di sinistra che riflette su questo. Voglio citarvi quello che ha detto l'economista Fitoussi in un'intervista recente su la Repubblica, sia sull'Europa sia sul l'Italia: Il fatto che una vicenda piccola come la Grecia abbia causato questa crisi spaventosa dimostra la debolezza politica dell'Europa. Ed è un peccato imperdonabile, vista la ricchezza potenziale del continente. Certo, non sarebbe stata così grave in un momento di minori tensioni internazionali. L'America soffre di problemi di debito molto più rilevanti dei nostri.

Richiesto sulla situazioni italiana e sulle vicende politiche italiane, Fitoussi ha detto: Mi chiede se i travagli politici di questi giorni hanno un ruolo nell'attacco speculativo? La mia risposta è no, almeno non direttamente. Tutto quello che sta succedendo sarebbe accaduto egualmente anche in condizioni più distese. I mercati hanno messo l'Europa sotto tutela perché la politica europea lo ha consentito. Ripeto, la colpa è dell'Europa, che si sta dimostrando solo un'espressione geografica.

Allora, ci dobbiamo misurare con questi problemi senza la demagogia che ho ascoltato poco fa. La manovra economica che siamo costretti a fare che ha le sue luci e i suoi aspetti critici, che venivano riportati poco fa anche dal capogruppo della Lega, è imposta dall'Europa e da questa situazione internazionale contraddittoria, non dall'assenza di politica economica del Governo, che voi avete attaccato perché troppo restrittiva. La manovra economica 2012 concilia riduzione e controllo della spesa pubblica e interventi di sviluppo. Oggi approviamo una manovra che ci fa raggiungere per davvero il pareggio di bilancio nel 2014, operazione che è riuscita a questo Paese una volta sola con l'unità d'Italia, e che pone fine ad un sistema per cui ogni anno si incassa cento, spendendo centocinque.

Peraltro, è giusto ricordare che, grazie alle azioni di contenimento della spesa rese esecutive dal nostro Governo, l'Italia è il Paese europeo che, dopo la Germania, è meno lontano dal raggiungimento del pareggio di bilancio. Si tratta di una manovra che è stata potenziata e irrobustita molto dal punto di vista dei saldi ed è notevolmente migliorata nei punti critici, come le pensioni e la tassa sui depositi, in ordine alle quali sono stati preservati i diritti dei titolari di redditi minori e i piccoli risparmiatori, il Patto di stabilità, con il riconoscimento delle virtuosità delle amministrazioni che hanno già avviato la contrazione della spesa, e gli investimenti in infrastrutture.

In particolare, il passaggio al Senato ha conferito ai saldi della manovra quella certezza che è stata ricercata dai mercati. Ma è anche un provvedimento che rilancia lo sviluppo e l'economia del Paese attraverso misure di agevolazione della contrattazione aziendale che riconoscono ampi vantaggi alle retribuzioni contrattualmente collegate all'ottenimento dei risultati aziendali e personali, un regime fiscale di vantaggio per l'imprenditoria giovanile in mobilità, la liberalizzazione del collocamento, per cui sono autorizzati alle attività di intermediazione numerosi altri soggetti, il finanziamento della banda larga, gli interventi per favorire l'afflusso di capitale di rischio verso le imprese, l'avvio di un piano di privatizzazione delle partecipazioni statali e la liberalizzazione di servizi e attività economiche.

Per quello che riguarda, poi, tutto un altro tema, che qui, talora, demagogicamente viene avanzato, che sta sempre sul filo dell'antipolitica, quello dei costi della politica, vi diciamo con franchezza che, se voi con un referendum del 2006 non aveste smontato un deliberato che avevamo assunto precedentemente, oggi già ci troveremmo con metà dei parlamentari. Quindi, questo problema sarebbe stato risolto alla radice (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania)! Per cui, voi non avete alcuna ragione di farci delle lezioni in materia. Detto questo, diamo atto del senso di responsabilità che comunque si è determinato in questa Camera anche nel dissenso di merito più profondo. Di questo diamo atto; nello stesso tempo, dobbiamo dire, con franchezza, che questo risultato lo abbiamo raggiunto anche per l'azione del Presidente della Repubblica, il quale ha svolto un'azione di mediazione tra la maggioranza e l'opposizione, di cui gli va dato riconoscimento e merito (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).

Detto questo, però, voi cadete in una contraddizione straordinaria fra il senso di responsabilità dimostrato in questa occasione e la conseguenza che ne traete. Infatti, voi chiedete a questo Governo di dimettersi. Introducete nel dibattito un elemento di perversione straordinario, perché quando un Governo, colleghi, ha la maggioranza in Parlamento e supera il voto di fiducia, e l'altra parte non riconosce questo voto di fiducia e gli chiede di andar via, viene meno quello che è un meccanismo fondamentale del confronto parlamentare (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà). Infatti, in Parlamento ci si confronta e un Governo rimane al suo posto o se ne va se viene sfiduciato, ma non per una filippica demagogica che viene pronunciata, per cui deve andare via non si capisce per quale ragione (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania). Ma aggiungo un'altra cosa: pensiamo, per assurdo, che cosa succederebbe se noi seguissimo la vostra intimazione. Noi oggi approviamo una manovra che è certamente difficile e che vuole fare i conti con i mercati e lunedì o martedì questo Governo si dovrebbe dimettere, annullando il risultato di questa manovra e dando spazio aperto alla speculazione finanziaria che si verrebbe a determinare (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania). Quindi, la realtà è che la vostra posizione di responsabilità approda poi ad una linea che, purtroppo, è di irresponsabilità rispetto alla dialettica parlamentare.

Quest'ultima deve essere sui contenuti, ma non può essere su questa ossessiva pregiudiziale «ve ne dovete andare», perché noi abbiamo ancora una volta ottenuto la maggioranza e la fiducia in Parlamento e non ce ne andremo. Siamo, però, evidentemente disponibile ad un confronto costruttivo sui contenuti.

PRESIDENTE. La prego di concludere, onorevole Cicchitto.

FABRIZIO CICCHITTO. Rispetto a quella linea di coesione, che richiede il Presidente della Repubblica, siamo disponibili. Non siamo certamente disponibili alle avventure che voi proponete (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà, Lega Nord Padania e Popolo e Territorio)!



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