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 Anno VII n° 7 LUGLIO 2011    -   PRIMA PAGINA



Il principio di Peter si applica anche a Berlusconi?
Se è così, c'è un grave pericolo per noi, vediamo quale
Di Il Nibbio


Il “Principio di Peter” è una base dell’analisi critica (e divertente) della struttura delle imprese, svolta dallo psicologo canadese Laurence Peter che nel 1969, assieme a Raymond Hull, ha scritto nell'omonimo libro. Eccolo in sintesi:

    In ogni gerarchia, una persona tende a salire fino al proprio massimo livello di incompetenza.

Se questo enunciato ha sicuramente valore per le grandi aziende private e pubbliche, su cui s’incentra il libro di Peter e Hull, vale un po' per tutte le gerarchie, anche quelle politiche.

Da questo principio discende che ogni posto chiave tende potenzialmente ad essere occupato da un incompetente, un soggetto cioè in grado di creare più problemi di quanti possa risolverne.

La domanda che mi sono posto è se Berlusconi, con la sua discesa in politica e l'occupazione quasi stabile del posto di Capo del Governo, non sia un esempio di applicazione del “Principio di Peter” in politica.

Torniamo con la memoria al 1994. Craxi è spacciato, Berlusconi non ha più il referente in politica. La sua scelta è coraggiosa: “Scendo io in politica per salvare” l'Italia dice lui, “i suoi affari” dicono i detrattori. In ogni caso è una scelta coraggiosa e questo va riconosciuto.

Ha un programma interessante, ha il prestigio di essere un “imprenditore che si è fatto da solo”, la gente gli crede; dice: “Se ha saputo far prosperare la sua azienda, saprà sistemare l'Italia” e lo vota.

Io ho avuto, invece, subito paura di lui, ma ho sbagliato a valutare il suo modo di approcciare il potere. La mia idea era che lui, essendo un “bravo imprenditore”, avrebbe chiamato attorno a se i migliori consulenti di economia, organizzazione e di formazione delle leggi e, così facendo, avrebbe creato una prosperità, oltre che per sé, alla Nazione, diventando un mito e, viste le sue tendenze, sarebbe diventato, di fatto, il secondo Imperatore d'Italia dopo il povero Vittorio Emanuele III.

Berlusconi si è circondato di uomini fidati, ma di tecnici sondaggisti, di pubblicitari, di amici, di legali di fiducia, non per fare buone leggi, ma per fare leggi che lo difendessero dai processi che già erano in corso o che era prevedibile che iniziassero negli anni successivi. Il suo entourage è sempre stato costituito da persone da lui dipendenti o lacchè. I suoi “alleati” persone che contavano, e contano tuttora, sulla sua capacità di farli eleggere.

Dal 1994 a oggi Berlusconi ha fatto tante promesse, ma poche sono quelle mantenute. Ne cito due tra quelle mantenute: la cancellazione dell'ICI sulle prime case di lusso, la prosecuzione dei progetti per il ponte di Messina (lavori non se ne vedono e l'UE ha cancellato i finaziamenti). Non è mai riuscito a diminuire le tasse, anche perché non ha diminuito le spese della pubblica amministrazione che sono al contrario sempre aumentate.

All’inadempienza alle promesse politiche fatte agli elettori (N.d.R. ricordate il famoso “patto con gli elettori”?),.l'azione di governo si è limitata a slogan: “il Governo del fare, “il Partito dell'amore”, ma di fatti pochi, di poco interesse per la gente comune.

Queste inadempienze sono state messe in luce dalla crisi mondiale. L'Italia senza un’adeguata politica economica ha perso colpi, l'economia si è impantanata sul basso e non cresce, la disoccupazione, specialmente quella giovanile, è salita alle stelle e il reddito delle famiglie è diminuito, con conseguente contrazione dei consumi.

Sul lato personale troviamo le sue amicizie ingombrati con Putin e Gheddaffi, le vicissitudini giudiziarie e la lussuria smodata. Insomma, la sua immagine si è sbiadita e non crea più consenso negli italiani.

Poi sta venendo alla luce l'ampia corruzione negli ambienti vicinissimi al Governo e questo mostra la profonda incapacità a tener lontane certe persone dai posti chiave, dove vi sono molti soldi da spendere e tante poltrone da assegnare.

Possiamo dire che è arrivato al suo massimo livello di incompetenza? Ricordiamo che l'incompetenza può anche cambiare nel tempo e la sua sensazione di avere un super potere lo ha certamente portato a fare più errori di prima. Credo che la tornata elettorale di maggio e i referendum (le “due sberle” come dice Bossi) ne diano la misura.

Ora Berlusconi ha annunciato che al termine della legislatura si ritirerà. Cederà il posto di Capo del Governo al delfino Alfano e per il Quirinale c'è Letta, che è giusto adatto a quella carica. Ma dobbiamo credergli?

Io credo di no. Potrebbe, in effetti, ritirarsi, se riuscisse a fare la riforma giudiziaria secondo i suoi desideri, ma non credo che ci riuscirà: non riuscirà a fare la riforma neanche con la maggioranza semplice, restando quindi in balia dei referendum. La lega non voterà altre leggi ad personam, ne sono convinto e già adesso possiamo notare che ogni sua iniziativa per avere paracaduti per se stesso abortisce sul nascere.

A Berlusconi, per schivare i processi non resta che essere eletto al Quirinale e così senza dubbio raggiungere il massimo livello di incompetenza (se non l'ha già raggiunto), cosa che se succederà sarà un disastro per l'Italia.

Come farà ad essere garante della Costituzione quando ha sfornato una gran quantità di leggi incostituzionali?

Quale sarà la sua credibilità nel mondo?



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