REGISTRATO PRESSO IL TRIBUNALE DI AREZZO IL 9/6/2005 N 8
Articoli letti  10922125
   RSS feed RSS
Vedi tutti gli articoli di Francesca Bisbano
stampa

 Anno VII n° 7 LUGLIO 2011    -   TERZA PAGINA


Lo sfogo di una giovane
Il titolo non fa l'uomo!
Così la nostra società del “benessere diventa la società del “malessere”
Di Francesca Bisbano


Perché i giovani italiani hanno difficoltà ad inserirsi nel mondo del lavoro? Perché l'istruzione che questi ricevono, spesso e volentieri non soddisfa le loro aspettative?

Problemi vecchi e nuovi allo stesso tempo, troppe risposte e poche le azioni evidenti, dilemmi stantii, ma non troppo da dover essere trascurati! Quali le cause?

Una scarsa preparazione formativo-professionale?
L'astio dei più, verso i lavori manuali o le mansioni troppo faticose?
La bassa crescita del Pil?
Le nuove riforme in abito di lavoro e politiche sociali, approvate dalla maggioranza a svantaggio di molti giovani dipendenti, che percepiranno una pensione nettamente inferiore rispetto agli attuali stipendi?
I contratti standard a tempo determinato?
Le basse offerte di reimpiego al lavoro per quanti usufruiscono degli ammortizzatori sociali?
O la mancata tempestività nel rendere operativo il credito d'imposta per le nuove assunzioni, utilizzando i fondi europei?

Tutto e non solo, perché alle difficoltà prospettate, molto spesso si somma “una cattiva etica” del lavoro e della produttività, senz'altro controproducente per la posizione delle nuove generazioni!

Dove peccano i giovani?
Domanda difficile!
A questo punto allora, è opportuno chiedersi a cosa serva effettivamente frequentare l'università e conseguire una laurea in tempi relativamente brevi.
Per lavorare?
In quali ambiti?
Come?
Soprattutto sempre?
Magari!

Il più delle volte, senza tralasciarne l'importanza, la laurea specialistica (non parliamo delle triennali) non è fonte di lavoro, né di eccellenza, poiché le competenze acquisite dai giovani laureati nel corso degli studi accademici, soddisfano ben poco, se non per niente, le esigenze delle aziende.

Cosa dire delle nuove professioni?
Davvero nel prescrivere una dieta a soggetti esenti da patologie o curare l'igiene orale, il medico non basta? O l'avvocato, nel richiedere consulenze relative ai rapporti del personale, quali licenziamento, maternità, infortunio sul lavoro et similia?
Università che non formano, ma sfornano quantità considerevoli di professionisti, non sempre richiesti dal mercato!
Ma che importa?
Basta avere il pezzo di carta!
Un diploma di laurea, caro agli italiani quasi quanto lo stipendio fisso!

Eppure l'esperienza insegna come in molti casi i titoli, salvo i casi di iscrizioni ad ordini o collegi, non sono necessari per occupare posti di responsabilità nelle imprese, le quali, a volte per alcune posizioni specialistiche, preferisco i formare, all'interno il proprio personale.

La laurea può rendere rendere competitivi o aprire l'accesso a particolari professioni, più o meno redditizie, ma non è né un trampolino di lancio in società, né, come si è detto, fonte di lavoro assicurato!

Il titolo non fa l'uomo!

E' l'uomo a fare se stesso, perché come diceva Simone de Beuvoir: “La società non si cura dell'individuo che nella misura in cui esso renda. I giovani lo sanno. La loro ansietà nel momento d'affrontare la vita sociale è simmetrica all'angoscia dei vecchi al momento in cui ne sono esclusi.

Il futuro dei giovani non è certo rose e fiori, ma nemmeno tutto nero.

Crisi a parte, ciò che conta è l'abilità dell'individuo, tanto nel creare un proprio spazio lavorativo, quanto nel cogliere le occasioni che gli si presentano (senza far perno su eventuali favori o concessioni pro popolo).

Il lavoro non cade certo dal cielo, ma tutti possiamo sforzarci di crearlo. E' bene che i ragazzi effettuino tanto una scelta ponderata, durante il loro percorso scolastico prima (il buon giorno si vede dalle scuole medie superiori) ed accademico dopo, quanto iniziare a confrontarsi con realtà diverse, oltre l'ambito nazionale.

Incentivare la mobilità nazionale è senz'altro una delle migliori pratiche di sfruttamento delle risorse umane, non solo perché garantisce all'individuo una migliore formazione personale (più completa), ma anche una maggiore possibilità di occupazione in adempimento agli obblighi imposti dal TUE (Trattato sull'Unione Europea).



Argomenti correlati:
#giovani, #istruzione, #lavoro, #opinione, #professioni, #università
Tutto il materiale pubblicato è coperto da ©CopyRight vietata riproduzione anche parziale

RSS feed RSS

Vedi tutti gli articoli di Francesca Bisbano
Condividi  
Twitter
stampa

Il sito utilizza cockies solo a fini statistici, non per profilazione. Parti terze potrebero usare cockeis di profilazione