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 Anno VII n° 8 AGOSTO 2011    -   TERZA PAGINA


I problemi della comunicazione di oggi
Internet e i social network sono realmente un pericolo?
Perché porre le nuove tecnologie al rogo? Ci sono pregi e difetti, ma sono simili a quelli che ritroviamo nella vita quotidiana e nei mezzi di comunicazione tradizionali
Di Francesca Bisbano


Vent'anni fa il wolrld wilde web, faceva il suo primo ingresso in Europa. Un'invenzione come poche, se non unica, poiché destinata a scuotere la società moderna più di quanto non avesse già fatto la televisione nella seconda metà del XX secolo.

Sociologi di tutto il mondo studiano, in molti casi condannano, l'utilizzo di internet e delle nuove tecnologie, perché fonte di isolamento, perché facilmente manipolabili o perché a volte potrebbero somigliare a forme degenerate di consumismo (il sociologo Zygmunt Bauman, ad esempio, imputa alla rete buona parte di responsabilità nella riscontrata tendenza dei consumatori a trasformarsi essi stessi in merce di scambio. In tale contesto facebook e le sue versioni più spinte, quali Netlog e Badoo, somiglierebbero molto alle vetrine dei supermarket. In altre parole, tramite la “rete sociale” l'utente cercherebbe di rivalutare se stesso, esponendo le sue caratteristiche migliori, in attesa che un altro consumatore di relazioni interpersonali si mostri interessato ad esse!).

Internet “sponsor” di individui; internet “commercio di informazioni” (come negare la vertiginosa crescita esponenziale dei periodici online, nonostante il più delle volte la loro qualità lasci molto a desiderare? Impossibile, perché le stesse piattaforme, ove l'utente mette in mostra stesso, costituiscono al contempo la sua principale fonte di informazione, soprattutto fra i giovani, che in genere ne sono i principali fruitori. E' dunque palese che quasi la totalità dei ragazzi, compresi tra i 19 e 25 anni, attinge buona parte degli aggiornamenti di cronaca, nonché notizie relative ai prodotti commerciali attualmente in vendita, da collegamenti condivisi tramite i social network, internet come enciclopedia mobile, consultabile in qualsiasi momento (cosa non si trova su Google?

Citazioni, avvenimenti storico-politici e sociali, notizie biografiche, formule fisiche, scientifiche e matematiche, traduzioni plurilinguistiche e nozioni di ogni genere); internet “strumento pratico” per trovare una strada, compiere operazioni economico-bancarie, prenotare una vacanza, leggere i giornali e guardare la web-tv (i cui consumi secondo il Censis, raggiungono in Italia il 40,7 per cento della popolazione nazionale); internet per vivere!

Forse è proprio la sua indispensabilità a non renderlo esente dagli attacchi dei bloggatori e immune alle critiche degli studiosi, ma davvero il web è tanto pericoloso? Un mezzo che distrugge le relazioni interpersonali, sostituendole con quelle virtuali? Internet è solo un modello di società perfetta, di scambi tra persone diverse con interessi comuni o può contribuire davvero allo sviluppo sociale?

Personalmente credo che in molti casi, vi sia una spiccata tendenza a porre indiscriminatamente le nuove tecnologie sul rogo dell'inquisizione. Con questo non si può certo dire che esse siano esenti da pecche o difetti. I rischi non mancano, né circa il loro utilizzo, che spesso si traduce in eccesso (n.d.r quante volte la rete è utilizzata in modo sconsiderato dalla propaganda di messaggi negativi ai reati penali, allo sfruttamento del proprio corpo, alla lesione dell'immagine di un popolo o di un individuo, all'abuso della credulità popolare in seguito alla diffusione di precetti, informazioni o concetti, poco o non attinenti alla verità? Ma in questo internet si distanzia tanto dalla società reale?), né circa il modo di gestire relazioni, contatti o rapporti, che inevitabilmente nascono sulle piattaforme sociali: quante volte l'amico, trovato su Facebook, conosciuto su Netlog, visto su Badoo non corrisponde a realtà? L'amico virtuale non sarà da noi stessi mitizzato? E l'attore in tv, il leader politico, l'attore stimato, lo studioso, il giornalista seguito in tv, ma anche il vicino, il parente, chi vediamo ogni giorno o crediamo di conosce da una vita, non lo sono?

L'uomo può essere uno, nessuno e centomila nello stesso momento, può essere naturale o artefatto! Tutto dipende dal metro di giudizio che applichiamo e, dunque, indipendente dal mezzo con cui lo osserviamo! Di conseguenza, né un occhio meccanico, nè uno schermo digitale potrebbero peggiorare o migliorare, qualcosa che esisteva ancor prima della rete sociale: la maschera! Non era forse Pirandello a dire che “L'uomo accetta la maschera che lui stesso ha messo o con cui gli altri tendono ad identificarlo”? Eppure internet è arrivato dopo....

Anche sul tema dell'informazione, credete che gli altri media siano infallibili? No. Fonti vere e fonti false si trovano su tutti i media. Gli stessi dibattiti, che sui blog potrebbero essere manipolati facilmente, forse negli studi radio-televisivi o nelle interviste cartacee sono più equi?
Ancora se per Bauman i social network sono condannabili, perché trasformano in merce i consumatori, forse la tv non espone corpi di donne e di uomini a plagio dei suoi spettatori?
Chi dice che sia un dato negativo riguardante solo il web?
Chi dice che internet isoli i soggetti, quando le relazioni virtuali, che crea, possono trasformarsi in reali e stabili rapporti di amicizia?
Chi dice che questo sia solo un meccanismo malato, che distrugge ecosistemi sociali, quando a volte si rivela come un utile mezzo di informazione e d'azione?

Eppure sono tante le associazioni, gli enti e i gruppi promotori che fanno conoscere la loro attività tramite la rete: iniziative, bandi di concorsi e scambi giovanili, si trovano qui e non sono attività che rimangono sulle pagine di un sito, ma, ironia della sorte, riescono ad avvicinare i ragazzi più di quanto facciano gli avvisi affissi lungo le strade (difficilmente letti dalla popolazione locale).

Ci sono stati casi in cui su internet sono nate proteste e movimenti sociali; casi in cui le associazioni si sono allargate; occasioni, ove il volontariato e la cittadinanza attiva sono state promosse come buone prassi al livello sociale; o dove si è diffusa la conoscenza dei programmi europei per lo sviluppo giovanile (quanti giovani si ritrovano negli scambi culturali e si incontrano, dopo aver trovato i relativi bandi sui siti di enti locali o associazioni private?); a volte è nata perfino una coscienza di massa, nonché nuovi valori che hanno agevolato l'integrazione dei popoli.

Ricordiamo che le nuove tecnologie, e dunque internet, altro non sono se non la proiezione della società in cui viviamo; per questo non posso fare altro se non ereditarne tutti gli aspetti, negativi e e positivi. Di conseguenza si ritorna ad un principio vecchio quanto l'uomo: il problema non è il mezzo di comunicazione, ma chi lo gestisce!



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