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 Anno VII n° 8 AGOSTO 2011    -   PRIMA PAGINA


Geopolitca
Tripoli liberata! Ma è l'inizio o la fine?
L'instabilità dei paesi del sud mediterraneo, dal Medio Oriente fino alla Cina e dell'Africa sembra essere aumentata. Che cosa sta succedendo? Il rischio della terza guerra mondiale passa per Israele
Di Giovanni Gelmini


Tripoli è stata conquistata, Gheddafi è fuggito. Sembrerebbe che i timori iniziali, che la rivolta diventasse un altro Afganistan, siano scongiurati perché senza potere e senza soldi non credo che il “rais” possa organizzare una resistenza. Ricordiamo che i Talebani si finanziano anche con il commercio della droga, che vendono proprio a noi e agli USA.

Ma la Libia è solo un tassello di un più ampio mosaico di fortissima instabilità che coinvolge Asia e Africa e che dovrebbe preoccuparci perché è molto vicino a noi e si lega fortemente ai nostri interessi da ex colonialisti. Questi problemi sono taciuti quasi da tutti. Si parla solo del rischio del fondamentalismo islamico, rischio reale, che non si combatte con politiche di isolamento e di invasione, perché lo si rende più virulento, ma con il rispetto della religione islamica e con la collaborazione lo si isola. Ricordo che tutti i “fondamentalismi” sono della aberrazioni, sia religiosi, sia politici, e anche noi ne abbiamo, anche cattolici.

Le “primavera” del Sud Mediterraneo non è altro che un terremoto geopolitico innescato dallo sfacelo dell'equilibrio instabile Russia -Usa, che si data in genere con la caduta del muro di Berlino. Regimi che trovavano la forza in quell'equilibrio sono diventati instabili.

Obama si è trovato di fronte al disastro politico-economico generato dall'idea degli USA di poter fare i poliziotti del mondo e aprire, da soli, la “terza guerra mondiale al terrorismo” (N.d.R. sempre che per questo occorresse una guerra!). La sua politica è di necessità verso i problemi interni “America, è tempo di concentrarsi sulla costruzione della nazione qui a casa ” e si traduce in meno responsabilità, meno costi, meno guerre invincibili sostenute dagli USA. Il primo atto di questa politica lo si è visto proprio nella guerra della Libia dove gli USA si sono limitati a “sostenere gli insorti” anche con azioni militari, ma dall'esterno, senza far mettere il piede a nessun soldato, per nessun motivo, sul suolo libico.

La Cina da tempo usa la stessa strategia: non interviene mai direttamente nei conflitti. L'Europa è divisa, senza soldi e senza idee: dalla fine della seconda guerra mondiale ha continuato a rattrappirsi su se stessa e non è più un punto di riferimento mondiale. La Russia non si è ancora ripresa politicamente dalla crisi dovuta al crollo del suo impero, e c'è solo una classe di affaristi che vive nel lusso attraverso le vendite dei prodotti energetici. Manca quindi un gruppo di potenze che decidano per tutti, capaci di imporre le loro decisioni agli altri, come è stato nel passato: siamo in un evidente periodo di interregno.

È interessante notare come la zona di turbolenza corrisponda grossomodo ai paesi islamici che hanno subito la colonizzazione i cui regimi sono stati imposti da Usa o da Russia. Non possiamo dimenticare che la religione islamica, come la cattolica o l'ebraica, ha una visone dello Stato come entità soggetta alla supremazia della religione; ecco che il crollo dei governi, che sono vissuti sullo status geopolitico della “guerra fredda”, può diventare un’occasione per instaurare regimi legati alle autorità religiose; questo non produce necessariamente tanti “Iran”, ma certamente cambia profondamente gli equilibri politici.

La Turchia sembra diventare punto di riferimento per il Medio Oriente; è un paese che ha l'islam, ma anche i cristiani, che intrattiene buoni rapporti col vecchio continente, anche se la sua adesione all'UE è in difficoltà, e con gli USA, ma che, da un po' di anni, ha una sua precisa politica estera indipendente rivolta vero l'area del sud mediterraneo. Per questo la sua amicizia con Israele si è molto raffreddata e invece opera a sostegno delle popolazioni palestinesi.

In tutto questo mondo in evoluzione, con forti tensioni politiche che vanno dall'Afghanistan al Marocco dall'Egitto alla Somalia, comprendendo anche Pakistan, India e i paesi del Golfo Arabico. C'è uno stato “anomalo”: Israele, quello che si autodefinisce come l'unica democrazia del Medio Oriente e d è anche l'unico paese che fa riferimento a una religione che non sia l'Islam.

Credo che Israele oggi sia un vero pericolo per la pace. Non ha saputo crearsi la sicurezza nel suo spazio vitale, quando ne aveva la forza e poteva spuntare condizioni favorevoli, al contrario è andato avanti con la sua politica arrogante di insediamenti di “coloni” nelle terre dei palestinesi.
Oggi, avendo perso gli alleati vicini (Egitto e Turchia) e il benevolo occhio degli USA, tesi a non scontrarsi con il modo islamico e a non intervenire più militarmente in Eurasia e Africa, per avere la pace ora dovrebbe cedere molte delle prerogative che ha sempre ritenuto irrinunciabili.

La turbolenza nei paesi circostanti, sotto questo aspetto, è preoccupante; quanto sta avvenendo in Siria, potrebbe indurre Israele ad un’azione bellica.

Cosa farebbe a questo punto l'Iran?

L'Iran sta vivendo un momento di grande tensione interna e potrebbe cogliere l'occasione per tuffarsi in una “guerra santa” con conseguenze imprevedibili. Potrebbe essere l'inizio della vera Terza guerra mondiale in cui noi, anche senza voglia, saremmo coinvolti pesantemente.



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