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 Anno VII n° 9 SETTEMBRE 2011    -   FATTI & OPINIONI


Considerazioni del giorno dopo
Sciopero generale!
100 piazze gremite di manifestanti, a Torino la "più grande manifestazione degli ultimi 15 anni". Un segnale forte ed utile a questo Governo e agli industriali, se lo vogliono capire
Di Giacomo Nigro


Confesso che uno sciopero unitario mi sarebbe molto piaciuto, ma vedo che CISL e UIL tendono ad impugnare le leve del potere, trascurando i veri interessi dei lavoratori; allora è ben venuto lo sciopero della mia CGIL. Intanto spero che CISL e UIL si rendano conto che i loro iscritti partecipano agli scioperi della CGIL, prima che questi cambino anche tessera.

Qualcuno si è reso conto che l'articolo 8 della manovra non serve altro che a provocare? Quale è la sua valenza economica in termini di bilancio dello Stato? Costringiamo piuttosto gli imprenditori (a cui sembra piacere persino l'aumento dell'IVA) ad intraprendere, abbandonando i giochi alla roulette della borsa; smascheriamo le agenzie di rating che difendono gli interessi dei ciccioni succubi del fast food, scaricando sull'Europa il peso dei loro errori.

Europa e Italia devono reagire e allora ecco lo stimolo di una straordinaria giornata di mobilitazione, quella del 6 settembre, che ha visto alte astensioni dal lavoro e 100 piazze gremite di manifestanti. A Roma a concludere il corteo, l'intervento di Susanna Camuso che ha sottolineato la necessità di "stralciare subito l'articolo 8 della manovra che cancella non solo l'articolo 18 ma, introducendo il principio della deroga, tutto lo Statuto dei lavoratori". Per Camusso lo sciopero era necessario, perché è ancora in corso una discussione parlamentare sul punto ed era quindi giusto dare un segnale che invitasse il Parlamento a scegliere una strada diversa da quella finora intrapresa.

A Torino un'imponente manifestazione ha attraversato le vie del centro: si è trattato della "più grande manifestazione degli ultimi 15 anni". Come di consueto grande confusione sui numeri, ma ciò che conta è il significato politico di un'astensione che ha fatto discutere almeno quanto la manovra contro la quale è stata diretta. Anche all'interno della CGIL c'è stato chi ha considerato la manifestazione intempestiva con le decisioni finali della manovra ancora da definire, ma dopo due mesi di annunci e controannunci governativi, lo slogan "se non ora quando" ha nuovamente rivelato il suo netto significato di scioglimento di ogni nodo ed incertezza.

Aldilà degli aspetti puramente sociali, una riflessione merita il conflitto che ormai da tempo affligge i principali sindacati italiani, sempre più divisi nelle parole e nelle scelte. In un momento storico in cui proprio il mondo sindacale dovrebbe dimostrare la massima coesione a tutela di tutti i lavoratori (e dei numerosi non lavoratori), la loro scissione non fa che rendere più complicata la strada che dovrebbe portare alla ripresa economica. L'episodio di Palermo, in cui appartenenti a centri sociali, senza tetto e studenti hanno bruciato in strada le bandiere di CISL e UIL, la dice lunga sul clima di tensione che anima il mondo sindacale. La guerra fra poveri è sicuramente gradita da chi già li vessa di suo.

Sulla stessa lunghezza d'onda della CGIL è il segretario PD, Pierluigi Bersani, per il quale non ha senso fare una manovra "in fretta (!), se poi è fatta male". La manifestazione del 6 settembre vuole far riflettere la maggioranza sulla possibilità di lavorare sui conti pubblici attraverso una riduzione dei costi della pubblica amministrazione e l'applicazione di imposte sui grandi patrimoni, piuttosto che per il tramite di misure che colpiscono le classi lavoratrici. Lo stesso Bersani ha ricordato che l'art. 8 non c'entra assolutamente nulla con la manovra, serve solo a complicare la vita ad un Paese già in grossa difficoltà. Occorre coesione, per il segretario Pd: questa è l'unica strada per aprire spiragli di ripresa.

Contrapposte, com'era facile prevedere, le posizioni del Pdl e dell'intera maggioranza, secondo la quale lo sciopero della Cgil non è uno sciopero sindacale, ma uno sciopero politico, che non serve a nulla e crea soltanto ulteriori disordini al Paese, senza fornire soluzioni adeguate ai problemi attuali.

Intanto in un Paese, dove chi informa gioca con le cifre dei partecipanti a manifestazioni costose in ogni senso, Bonanni scontento della manovra vuole manifestare di sera e di sabato, buon pro gli faccia.



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