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 Anno VII n° 10 OTTOBRE 2011    -   TERZA PAGINA


Un po' di storia della città
La fontana di Rosello scandisce il tempo dei Sassaresi
Un monumento di cui si sa poco
Di Luana Scanu


Abito a Sassari da circa dieci anni. Quando mi trovo in una città sconosciuta, la prima cosa che cerco è l'arte: piazze, palazzi, fontane, chiese e battisteri, pinacoteche e musei. Adoro l'arte in tutte le sue forme e credo fermamente che una buona conoscenza di essa aiuti a capire meglio non solo il passato, ma anche il presente e il futuro.

Il primo giorno “in città” lo ricordo sempre con molto piacere; ricordo soprattutto la smania di vedere e conoscere tutte le viuzze del centro con i suoi lastricati e ciottolati ancora originali. Vie del centro storico dove ancora le massaie stendono i panni sui fili da un palazzo all'altro e dove i bambini giocano a palla prigioniera. Nonostante i suoi 130.000 abitanti, Sassari è anche questo: genuinità condita con un pizzico di ritorno al passato.

Una delle costruzioni che mi ha colpito di più in quel primo giorno di perlustrazione della nuova città, è sicuramente la Fontana di Rosello.

Lo stile tardo rinascimentale e il marmo bianco, contrastato a tratti da un materiale lapideo scuro, spiccano indiscussi sulla vallata verde che ospita la fontana, solitaria e distante dal traffico cittadino del ponte omonimo, che sovrasta la vallata, costruito nel 1934 per volere di Benito Mussolini come collegamento tra il centro storico e il quartiere “Monte Rosello”.

Vedendo la fontana per la prima volta si è portati a pensare che lì, in mezzo al caos urbano, quell'oasi non ci stia a fare niente. Solo attraversando la vallata e allontanando le orecchie dalla confusione cittadina, si può veramente godere di questa opera d'arte che rappresenta allegoricamente lo scorrere del tempo, grazie alle quattro statue (poste ai quattro angoli della fontana) che interpretano le quattro stagioni.
La primavera, una fanciulla con una ghirlanda di fiori. L'autunno, un giovane Ercole vestito con pelle di leone e con una corona di pampini sul capo. L'inverno, un barbuto anziano coperto da strati di tuniche che si regge la testa con la mano.
L'estate, donna prosperosa con la lunga gonna sollevata sulla coscia destra, stringe tra le braccia un fascio di spighe. Quest'ultima è l'unica superstite dei moti antifeudali del 1795 che distrussero completamente le altre tre statue, che vennero rimpiazzate nel 1828 con delle copie. L'Estate originale è tutt'ora conservata nel Palazzo Ducale di Sassari.


L'acqua sgorga da otto maschere leonine, incassate nella parte inferiore delle facciate e da quattro teste, che sembrerebbero delfini, poste sotto le statue delle stagioni.
La struttura della fontana è composta da due cassoni rettangolari,il più grande dei quali è sovrastato da una cornice: sui tre lati della cornice è stata incisa un'iscrizione dedicatoria, mentre il quarto lato mostra un motivo a fogliame.

Le statue e le bocche della fontana sono inserite nel cassone più grande, quello inferiore, mentre sul cassone superiore vi sono la statua di un dio fluviale (rivolto verso la città) e di San Gavino, martire protettore della città di Sassari.

Purtroppo però la Fontana di Rosello è una di quelle splendide opere che non vengono valorizzate e soprattutto curate.

Raggiungere la fontana non è facile: bisogna affrontare la discesa della valle, quindi anziani o portatori di handicap non potrebbero certo avventurarsi nell'ardua impresa. Mancano infatti scivoli appositi, scale e ringhiere, che sarebbero invece utili per permettere a tutti di godere della vista dell'opera. Spero vivamente che prima o poi qualcuno si ricordi della fontana che tristemente occupa la verde vallata cittadina.



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