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La RAI, Santoro e il servizio pubblico

A cosa serve il canone? Perché deve essere in mano alla RAI questa tassa?

Di Il Nibbio

Che la RAI sia un carrozzone invaso dalla politica è un fatto evidente a tutti e fuori da ogni dubbio, ma si vanta di essere “servizio pubblico” e per svolgere questo servizio gli viene corrisposto il gettito di una tassa, che dovrebbe essere dello Stato: la tassa sulle radio audizioni, che comprende anche la possibilità di ricevere le trasmissioni private. Una tassa odiosa, anche perché la RAI manda suoi ispettori e lettere minatorie a supposti utenti non in regola, per obbligarli a pagare una tassa che non è sua, ma dell'erario e dovrebbe essere gestita dall'Agenzia delle Entrate.

Ora sarebbe bene capire cosa è “un servizio pubblico” e cosa dovrebbe essere pagato con i soldi raccolti dalle tasse e cosa no.

Quello che io credo possa identificarsi con “servizio pubblico” è qualcosa che sia molto utile alla società, ma che il singolo non è disposto a pagare. Tutto quello che può raccogliere soldi con la pubblicità o che è atto ad essere messo a pagamento tramite le trasmissioni criptate non può essere certo servizio pubblico. Il calcio, inteso come trasmissioni di partite, o le trasmissioni specifiche che continuano a occupare i palinsesti potrebbero bene essere messi criptati a pagamento, come fanno le tv private.

Il caso Santoro è una bella dimostrazione di cosa sia servizio pubblico e cosa non.
Santoro in RAI ha gestito una serie di trasmissioni molto seguite, che hanno raccolto dalla pubblicità più di quanto siano costate, come si dice in gergo aziendale, avevano un margine di contribuzione molto elevato, ma non piacevano al Governo. Così la direzione RAI, per seguire le istruzioni del governo, l' ha allontanato.

Santoro ha proseguito, usando un mix di canali TV privati e Internet, ha avuto il successo atteso dimostrando alcune cose:
  • la prima che le trasmissioni di Santoro non possono essere considerate “servizio pubblico” perché auto sufficienti economicamente;
  • la seconda, molto importante, che la RAI, e più in generale la TV, ha perso il monopolio della comunicazione di massa;
  • infine che la RAI non è più un servizio pubblico, ma un servizio politico.
Ma se non è più servizio pubblico allora perché deve ricevere il “canone”? Perché non eliminare il famigerato “canone” oppure trasformarlo in abbonamento alle trasmissioni criptate? Le poche trasmissioni veramente di servizio pubblico (i TG e certi approfondimenti non di parte come Reporter, e le poche trasmissioni culturali) poterebbero essere lasciate in chiaro e il resto lo vede solo chi è abbonato. Una rivoluzione sicuramente, ma che oggi si giustifica poiché è caduto il monopolio delle radio-emissioni, superato dal “via cavo”. Un’innovazione che darebbe un poco di trasparenza alla gestione di un carrozzone costosissimo e che sarebbe in linea con i cambiamenti necessari per uscire dalla crisi.

Argomenti: #politica , #rai , #santoro , #servizio pubblico , #tasse

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