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 Anno VII n° 12 DICEMBRE 2011    -   TERZA PAGINA



L’ombra del Natale

Di Rosa Tiziana Bruno


Illustrazione di Simona Meisser
E’ Natale ogni anno, al ritmo di un jingle bells sempre uguale. La festa delle luci, della frenesia, delle corse ai negozi, dell’allegria obbligata. Quando conduco i miei laboratori di narrazione nelle scuole ho l’impressione che l’idea del Natale per i piccoli sia talmente cambiata che bisognerebbe trovare altri aggettivi per definirla. E’ ancora la festa delle luci? Sì, certo. Sono sempre mirabolanti le luminarie nelle strade.

Ma la diretta conseguenza della luce è l’ombra. Più forti sono le luci e più nera è l’ombra. Che il Natale sia diventato la festa dell’ombra? A volte lo penso. Una gigantesca ombra che si spande avvolgendo quasi tutto il nostro pianeta. Del resto Babbo Natale compie il giro del mondo.

Ecco, ma a furia di nominare renne volanti e slitte con campanelli, finisce che tralasciamo di parlare della cosa essenziale: l’ombra del Natale.

Il grande Eduardo De Filippo ha ben rappresentato quest’ombra tra le stanze della famosa “casa Cupiello”. L’ipocrisia dei festeggiamenti che mascherano meschinità e vuoti interiori grandi come voragini.

Nessuna festa, più del Natale, miete così tante vittime degli intelletti, riducendo l’individuo ad un codice a barre, strumento di produzione materiale di beni, un consumatore acritico, un involucro vuoto. E’ questa la grande ombra che si spande durante le feste natalizie e copre tutto.Ma, senza sprofondare nella tristezza, basterebbe parlarne, semplicemente, guardando la realtà nelle sue sfaccettature.

Perché dell’ombra non bisogna aver paura.

Le ombre spesso sono una necessità, quando la luce esagera, quando il sole arroventa, quando scioglie bianco ogni cosa, senza mediare. L’ombra serve, dunque. L’oscurità sta dalla parte dei poeti da sempre. Perché nell’ombra vivono i chiaroscuri, le immaginazioni creatrici, ciò che non sappiamo di noi stessi, tutto ciò non vogliamo o non sappiamo conoscere di noi.

Nella nostra privatissima ombra sconosciuta c’è l’altra parte di noi. E tutte le nostre ombre si fondono per diventare una sola, quando c’è da coprire il mondo. Ecco, il Natale è un’occasione meravigliosa per dialogare con l’ombra del mondo, e anche con la nostra. Nonostante i suoi rituali stanchi, rimane un momento formidabile.

Ammettiamolo, nell’ombra c’è la parte nera di noi. La sentiamo, a volte, laggiù nei bassifondi dell’anima, ci arriva il disordine dei suoi movimenti… lì, in quegli scantinati oscuri dove non ci addentriamo mai.

Cosa combina?
Ecco, fu proprio la curiosità di sapere cosa combina la parte buia di noi che mi spinse, qualche anno fa, a scrivere il mio libro “L’ombra di Babbo Natale”, in cui è raccontata la storia del nostro Babbo nazionale, ma soprattutto della sua ombra.

Illustrazione di Simona Meisser.
Trattandosi di una fiaba, il tema è affrontato con leggerezza, ma senza superficialità. Perché le fiabe hanno il vizio di parlar chiaro, sempre.

Ricordo ancora che, mentre scrivevo, mi sembrava d’essere io stessa dentro la trama, con la mia personale ombra. Ho scritto inseguendo Babbo Natale nella sua ricerca di soluzioni. Perché lui, nel mio racconto, incontra parecchi problemi e con lui la sua ombra che lo segue fedelissima e alla fine diviene protagonista in una conclusione un po’ magica, ma con un significato aderente alla realtà.

Diciamolo, in realtà il mondo in cui Babbo Natale si trova a lavorare non è un mondo ideale. E allora il binomio festa-ombra si ripropone. E’ inevitabile.

Illustrazione di Simona Meisser.
Sotto il bagliore delle luminarie, passeggiano con noi le ombre dei nostri ricordi rimossi, i simboli rinnegati, gli autoinganni, i gesti mancati, le colpe impunite, le tare familiari, i rimpianti, i rancori, gli amori finiti male, le angosce compresse, le vergogne nascoste, gli ideali svenduti, le speranze frantumate, gli egoismi travestiti, i sadismi gratuiti, le ferite aperte, le coscienze luride, le violenze psicologiche, le intelligenze mortificate, le promesse tradite, i falsi giuramenti, i fallimenti inconfessati, le accidie, le ignavie, le aspettative uccise, le umiliazioni recidive, i dolori taciuti, le punizioni schivate, i demoni erotici, i complessi infantili, i lutti irrisolti, i ricatti morali, le miserie sentimentali, le debolezze carnali, i crimini spirituali.

E’ immensa l’ombra del Natale, e cresce in proporzione alle sue luci.

Lì, nel buio, nasconde le faccende scomode e le allontana dalla nostra percezione, garantendoci un sano, pulito, quieto vivere. Ci permette di dimenticare quelle parti irrazionali, difficili, ingovernabili, dalla nostra ragionevolezza. Eppure nostre.
 
Illustrazione di Romina Beneventi
Babbo Natale fa il suo dovere di guardiano. Viene a trovarci, nella sera, e gli unici ad aspettarlo “senza vergogna e senza paura” sono i bambini. Noi adulti preferiamo credere che sia un’invenzione. Lui e la sua ombra.

I piccoli gli scrivono, invece, con il pretesto di ricevere un giocattolo, ma in realtà sperando in un po’ di luce e di ascolto.
Forse dovrebbe essere questo il senso ritrovato del Natale. Un’occasione per incuriosirci, per riflettere sulla nostra ombra, gonfia e grassa sotto le luminarie accecanti.
Un’ombra a cui non pensiamo mai, forse perché nel resto dell’anno è più sottile e ci sembra perfino di poterla ignorare.

E’ Natale ogni anno, dicevamo, e ogni anno è obbligatorio divertirsi, anche per i bambini. L’esperienza dei piccoli non sempre è così bella come immaginiamo.
Durante i laboratori di narrazione, più volte, discutendo, l’ombra dei piccoli ha fatto capolino. Mi hanno raccontato di quanto detestino il Natale, fatta eccezione per i regali. Non osano confessarlo, ma è così.
Ecco, allora, che la lettura e la narrazione diventano fondamentali. Soprattutto se il libro viene letto insieme agli adulti, come un gioco.
Se davvero il Natale è la festa di una nascita, allora è il momento giusto per creare qualcosa di nuovo: un rapporto nuovo tra genitori e figli, nonni e nipoti, amici, parenti.

Un momento di riposo, per aprire un libro insieme, per discutere delle proprie ombre, quelle che in gran segreto ci tormentano l’esistenza e provocano guerre continue. La guerra di laggiù comincia da qui. E dunque parliamone, così, con leggerezza, ma seriamente. Una fiaba è perfetta per iniziare a dialogare con la nostra ombra, perché le fiabe, quelle vere, sono percorsi di conoscenza per tutti. Regaliamoci un libro, anzi più di uno.
 
    Corsi su e giù, guardai dentro le finestre più alte, quelle delle sale e dei tetti, guardai dove nessuno era capace di guardare e vidi quello che nessun altro vedeva, quello che nessuno doveva vedere! In fondo è un mondo infimo! Vidi azioni terribili, compiute da donne, da uomini, dai genitori, e perfino da quei deliziosi bambini; vidi» continuò l'ombra «quello che nessuno deve vedere, ma che tutti sarebbero tanto felici di vedere: il male del vicino»
    Hans Cristian Andersen

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