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 Anno VIII n° 4 APRILE 2012    -   FATTI & OPINIONI


Pensiamoci
Non si esce dalla crisi con questi politici
Perché il debito pubblico non diminuisce? Le regole per stimolare un vero cambiamento
Di Giovanni Gelmini


Il debito pubblico continua a crescere e, se non si ferma la spesa pubblica, non usciremo mai dalla crisi: scivoleremo inevitabilmente verso il terzo mondo. Questa è la nostra situazione. Tutti se ne rendono conto meno la classe politica: perché?

Cerchiamo di capire oggi da chi è formata l'attuale classe politica. Si tratta di personaggi tutti autoeletti, che non rappresentano noi, ma i loro interessi e quelli della loro cricca. Nessuno ha ricevuto “preferenze”, ma tutti si sono messi in lista motu proprio con la loro schiera di scudieri e servi.

C'è chi li ha votati tappandosi il naso per contrastare l'avversario: Berlusconi, per una parte, i comunisti, per l'altra. Altri hanno votato perché erano i rappresentanti dei propri interessi personali. Infine c'è una folta categoria di “illusi” che li ha votati convinta che questi andassero a Roma o al governo locale per sacrificio e con una visone di futuro dell'Italia. Una convinzione creatasi attraverso il fiume continuo di false parole dette in TV. Infatti, i politici sono sempre lì, dentro il piccolo schermo a parlare. Qualcuno attento potrebbe chiedersi: ma quando fanno “politica”; come fanno a studiare i problemi?

La risposta evidentemente è semplice: per loro fare politica è parlare, scontrarsi, imbonire i cittadini, non è fare il bene della polis, cioè della Città, della Regione, dello Stato e non sono loro a decidere cosa fare, ma certamente qualcun altro che detta i proprio interessi, oppure si schierano sulla base delle “alleanze”. Se il mio avversario dice bianco io devo dire nero, che sia giusto non lo so, ma è così.

L'incapacità dei partiti di attuare una “politica” vera e lungimirante impedisce all'Italia di sopportare la profonda crisi sistemica che viviamo e attuare quelle strategie che ci potrebbero permettere di uscire, ricevendo, danni non profondi; però per uscire si devono rimuovere i lacci e i laccioli che rendono il nostro sistema rigido e poco produttivo. Il sostenere aree produttive obsolete, magari solo per evitare i licenziamenti e la perdita di poltrone, non fa bene al sistema.
Ad esempio: il petrolio e il gas naturale sono una fonte energetica che diventerà sempre più costosa, va ridotta drasticamente la dipendenza, ma i petrolieri spingono perché resti la prima fonte. Così è per banche, avvocati, farmacisti, taxisti, ecc...

I politici dicono tanti “si” e in cambio vogliono, ovviamente, qualcosa: l'apparire e i soldi. I soldi sono l'olio che lubrifica la macchina. In parte li prendono dalle tasse: direttamente come emolumenti, rimborsi, vantaggi e indirettamente attraverso i vantaggi fatti agli “amici” che li ripagano con “regali”: dai contanti agli “appartamenti con vista Colosseo”; ma anche queste regalie le paghiamo noi, perché si traducono in maggior costo dello Stato.

Dopo mani pulite la corruzione non è diminuita anzi è aumentata, perché non sono cambiati i leader della politica: ai vecchi si sono aggiunti i nuovi e tutti si sono seduti alla tavola imbandita. L'unica cosa che hanno cercato di fare è stato di tagliare le unghie alla magistratura: eliminazione del reato di frode in bilancio, riduzione del tempo di prescrizione, ecc... Non tutto però è andato secondo i loro piani; infatti oggi, ogni giorno, abbiamo notizie di indagini e rinvii a giudizio per corruzione e concussione, grazie alla possibilità di fare intercettazioni ambientali.

Nessun’area politica è salva, nessun territorio è indenne.

Ma può la “politica” cambiare se stessa?
Per rispondere è sufficiente rifare la domanda nei termini esatti: può un politico fare leggi che gli impediscano di proseguire ad apparire e avere soldi?
È evidente che non può: qualunque legge che farà conterrà sempre lo spazio vitale per sè.

Solo i cittadini possono effettuare il cambiamento.

Come?

La prima regola: è non votare chi oggi è già dentro e ben ammanicato.

La seconda è di non credere a chi “scende in campo” per salvare la Patria, perché per “patria” intende i suoi interessi.

La terza è smetterla di dar corda ai politici con l'ascolto dei programmi tv che li vedono come attori primari.

L'ultima, ma forse la più importante, è dare il segno della volontà di cambiamento in internet e in piazza, isolando però i violenti che non fanno altro che fare il gioco del “nemico”.

Buon lavoro.



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