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 Anno VIII n° 5 MAGGIO 2012    -   TERZA PAGINA


Dopo un anno
L'Unità d'Italia è più forte di prima

Di Giovanni Gelmini


L'inno di Mameli apre il Concertone del 1° maggio: un fatto che impone una riflessione, perché solo qualche tempo fa sarebbe sembrato impossibile.
Tutto nasce dalla caparbietà di Napolitano. Se già Ciampi ha preteso un degno spazio all'inno dell'Italia, Napolitano ha fatto di più: ha voluto festeggiamenti solenni e coinvolgenti per i 150 anni dell'Unità d'Italia.
Sembrava strano che un uomo di sinistra ci tenesse tanto ai simboli dell'Italia: l'inno di Mameli, il tricolore, i ricordi storici, elementi che sono sempre stati patrimonio indiscusso della destra. Napolitano ha superato la freddezza degli uomini politici verso quest’anniversario e l'avversione dichiarata della Lega Nord, ma ha avuto ragione di loro e il programma dei festeggiamenti è partito, seppure nelle polemiche. Stranamente gli italiani hanno risposto in quantità.

Nonostante le forti polemiche fatte e le pluridecennali invocazioni della secessione da Bossi, Calderoli & C, secondo Ilvo Diamanti, tre elettori su quattro della Lega sono favorevoli all'Unità d'Italia:

      ...alla Lega, punita per aver preso troppo sul serio l'invenzione della Padania, nell'anno delle celebrazioni del centocinquantenario dell'Unità nazionale. Per aver scambiato lo scarso senso civico degli italiani e il loro basso grado di fiducia nello Stato per sentimento anti-italiano. Per aver tradotto l'attaccamento ai contesti locali in voglia di divisione e frattura. La Padania, infatti, è un mito che serve alla Lega per garantire l'identità e la fedeltà della sua base. Un po' come il comunismo per i militanti del Pci di un tempo.

    ….

    Quando si è scontrato con l'identità nazionale, infatti, il mito padano ha creato più di un problema alla Lega, complicando il suo rapporto con la società locale. In particolar modo, ha prodotto distacco fra i suoi elettori «tattici». Quelli che la «usano» per esercitare pressione su «Roma». Quelli che ricorrono alla Lega come al Sindacato del Nord. Uno strumento di rivendicazione. Le provocazioni leghiste in occasione dell'anniversario dell'Unità d'Italia hanno, invece, prodotto un effetto imprevisto e indesiderato, favorendo il riemergere di un sentimento nazionale che resiste sottotraccia. Non sempre visibile, ma ampio e condiviso, come hanno dimostrato le indagini condotte nell'occasione.

    Tutti gli italiani, o quasi, si dicono, infatti, convinti dell'importanza della conquista unitaria. Convinti che sia importante riconoscersi italiani. Anche 3 elettori della Lega su 4. Evidentemente,hanno votato per la Lega senza essere padani.
Non solo la Lega si è opposta alle celebrazioni, al sud sono nati movimenti neoborbonici, che però hanno suscitato finora solo un interesse marginale e momentaneo, senza diventare, come la Lega, un movimento rappresentativo di un territorio.

Gli Italiani nel 150° anniversario dell'Unità hanno ritrovato forse “l'orgoglio nazionale”, un orgoglio che va oltre la Nazionale di Calcio, e si ritrova sulle tradizioni, sul nostro patrimonio artistico, sulle bellezze del nostro territorio, della nostra cucina, della moda. Ci ritroviamo italiani nel nostro stile di vita. Uno stile di vita che negli ultimi cinquanta anni ha avuto notevoli “interscambi culturali” tra Nord e Sud e che non è più così diverso come alla fine della seconda guerra mondiale. Negli ultimi passi dell'articolo dell'anno scorso “Unità d'Italia! 2011 divisione?” ricordavo che:

alla fine della seconda guerra mondiale l'Italia era molto diversa tra nord e sud sia economicamente sia socialmente; oggi non è più così.

e poi “Da un punto di vista sociale, la televisione e la scuola media obbligatoria hanno colmato moltissime differenze culturali: i giovani d’oggi parlano ovunque l'italiano, hanno gli stessi modelli di vita, le aspirazioni sono identiche ed è difficile separare quello che, anche da un punto di vista etnico, è oggi ben mischiato e integrato. Anche il problema “mafie” sembra non separare più: oggi anche il nord ha la presenza ben diffusa e profonda delle mafie e quindi non può più guardare dall'alto il sud.

Allora quelle parole potevano sembrare eccessive, ma l'anno che è passato ha dimostrato che sono una verità, anzi forse l'Unità dell'Italia realizzata è maggiore di quella ipotizzata.

In effetti, le migrazioni degli anni '50 e '60 hanno rimescolato le famiglie e la popolazione. Il turismo, ma anche il lavoro, ha portato a conoscere le realtà del Sud, ad ammirarle e ad amarle.

Le differenze culturali esistono, ma si sono attenuate nei loro aspetti negativi: al nord la chiusura la diffidenza, al sud l'aspettarsi tutto dal potere, credere che il pezzo di carta apra le porte per il lavoro, pensare che gli studi degni di rispetto siano solo Lettere e Giurisprudenza, sono diventate meno forti.

Draghi in "Quali politiche per il Sud?" Dicembre 2009” definisce “allarmante” lo scarto “di qualità fra Centro Nord e Mezzogiorno nell’istruzione, nella giustizia civile, nella sanità, negli asili, nell’assistenza sociale, nel trasporto locale, nella gestione dei rifiuti, nella distribuzione idrica.” e considera un caso “emblematico” quello della sanità perché “il divario deriva chiaramente dalla minore efficienza del servizio reso, non da una carenza di spesa.” non ha certo trovato soluzioni, ma oggi possiamo vedere la consapevolezza diffusa nella popolazione che questi sono problemi da affrontare.

Di fronte alla crisi che ha colpito il mondo, Nord e Sud dell'Italia, la gente non si è messa in posizioni contrapposte, ma ha assunto posizioni vicine. La prima posizione identica è la sfiducia marcata negli uomini politici, poi la necessità di tagliare gli sprechi, su cui fiorisce il clientelismo e la criminalità organizza, ma c' è un'altra cosa: l'associazionismo, che si ha mostrato di incomiciare a incidere sulla realtà del Sud. Questo potrebbe portare a cambiare il modo di essere e, mantenendo ovviamente tradizioni e modi di vivere diversi e legati al territorio, colmare quel gap che incide fortemente sulla qualità della vita e che fino ad ora ha mostrato solo di divaricarsi.

La vitalità e l'iniziativa privata al nord sembra coniugarsi con l'associazionismo, raro al sud. È all'interno delle associazioni che forse si sviluppa la cultura del “fare da se”, di non attendersi le soluzioni, ma di unirsi volontariamente per affrontare i problemi. Le associazioni sono quelle che si muovono, non solo per affrontare i problemi sociali, ma anche per agire sulla politica inadempiente, e in caso di calamità fornire un aiuto organizzato e veloce nell'intervento.

Oggi l'associazionismo è presente anche al Sud; pensiamo alle associazioni contro la mafia, che non erano certamente pensabili negli anni '50. Stanno nascendo anche associazioni di altro tipo e i movimenti così apportano una nuova cultura, una cultura che è più vicina al “fai da te “del nord”: la cultura su cui si basa il tessuto industriale privato.

Sarà forse merito di internet se anche al Sud oggi iniziano a nascere gruppi per “agire”, per muoversi per il bene comune?

Questo strumento è poco conosciuto dagli “anziani” che spesso vedono in esso una forma di sottocultura, un qualcosa di pericoloso che diffonde l'immoralità, un rischio di perversione per i giovani.

Voi che siete frequentatori di internet, altrimenti non leggereste questo, sapete quanto tutto questo sia falso. Vi è molta cultura in internet, piccole esposizioni di opere e scritti, realizzate da persone che lo fanno solo per il piacere di creare e non per vendere, come succede tra i professionisti. A questo, che ritengo importante, anche se non tutti possono essere del mio stesso parere, si affianca una cosa che è incontrovertibile: la possibilità di un confronto continuo tra culture e modi di vita diversi. Questo penso sia una delle molle che ha permesso un cambiamento piuttosto rapido del modo di vivere sia al nord che al sud, ma è proprio il sud che ne trae i maggiori benefici.

Se fosse così, sarebbe spiegato perché siano proprio i giovani, che usano internet ogni giorno, a segnare una rottura con il passato ben più forte di quello che ci si può attendere dal  semplice cambio generazionale.

La crisi e il modo per uscirne, con un cambio della cultura che ha imperato per 150 anni e forse più, potrebbe essere la molla che apre una nuova traettoria allo sviluppo del Sud Italia, le premesse ci sono.

Per uscire dalla crisi dobbiamo rimuovere i vincoli che oggi esistono ed impediscono lo sviluppo. Il Gap culturale Nord -Sud è uno di questi. Anche l'eccessiva attenzione ai soldi di una certa classe sociale del Nord è un negativo per lo sviluppo armonico di economia e società. Altri ancora sono i problemi, ma superando questi si creano le basi per affrontare gli altri, cancellando il potere politico di chi si sfrutta questi difetti quello che desidera.

Suoniamo allora l’Inno di Mameli, sperando che sia vero che “l’Italia s’è desta”.



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