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 Anno VIII n° 5 MAGGIO 2012    -   FATTI & OPINIONI


Il commento
Elezioni: uno tsunami? No, non direi. Tutto secondo quello che ci si poteva aspettare

Di Il Nibbio


Mi fanno ridere i commenti degli uomini politici: non hanno capito niente o sono dei gran cacciaballe. Provo a mettere in ordine le idee che mi sono fatto, e guardo questi risultati socchiudendo gli occhi per cercare di vedere le cose macroscopiche, quelle piccole fanno perdere il senso d'insieme.

La prima cosa che vedo è un bel calo dei votanti.
Atteso, continuamente segnalato dai sondaggi, ma sempre ignorato, perché nella zucca dei politici conta il “voto espresso”, il resto non conta: troppa fatica recuperare i voti; i voti al massimo si comprano.

La seconda cosa attesa era il crollo dei partiti che avevano governato fino al novembre scorso. In questo caso i sondaggi avevano colto parzialmente questa tendenza, ma se si sente la gente si capisce che l'incazzatura è enorme: promesse elettorali non mantenute, se si esclude la cancellazione dell'ICI sulla prima casa, e la sua eliminazione totale interessa pochi ricchi, non la massa. La crisi che tutti sentivano sulla loro pelle, ma che il governo Berlusconi ha bellamente ignorato. Non sembra che la colpa sia delle vicissitudini giudiziarie, caso mai quelle sono solo una conferma che non merita più fiducia.

Il PDL non sconta tanto l'appoggio a Monti, quanto non aver voluto vedere fin dal 2008 la “qualità” della crisi e non aver voluto prendere i provvedimenti necessari. Tremonti ha candidamente confessato che pensava nella scomparsa dell'Euro, e invece i tanti piccoli imprenditori misurano la scomparsa degli Euro dai loro bilanci. C'era una cosa da fare, proseguendo quello iniziato da Prodi: tagliare i costi e investire molto e bene. Nulla di questo è stato fatto.

La Lega Nord paga per gli stessi motivi, per non essere riuscita a risolvere la “questione del Nord” e il problema è lo stesso di quello del PDL: “tanti piccoli imprenditori misurano la scomparsa degli Euro dai loro bilanci”. Ricordiamo che, specialmente al Nord, anche gli operai vivono con l'impresa e se l'impresa non va bene se ne accorgono subito e sanno trarne le conclusioni.

Il Terzo Polo non si sa dove sia più. C'è qualcosa d’irreale in tutto questo, ma certamente atteso. Un'indagine demoscopica di qualche anno fa dava al centro moderato un gradimento del 35%, i signori Casini &C hanno pensato che si riferisse a loro e invece l'elettorato ha sempre dimostrato di non gradire quei personaggi, confinandoli a meno del 10%. Questa è la realtà, non solo per Casini, ma un po' per tutti: questi politici non hanno nessun consenso, se non quello delle loro tessere.

A questo punto è ovvio, ed era scontato, il successo di Grillo. L'ex comico non è l'antipolitica, ma l'antipolitica è quella fatta da Bossi, Berlusconi, Alfano, Casini, Bersani: non riescono più a capire la realtà, sentire quello che chiede l'elettorato; sono concentrati su se stessi e non rappresentano più altri se non se stessi. Ecco che un ex buffone, che per mestiere sente il pubblico, riesce ad interpretare la massa, seppure in un modo non positivo.
Mi ricorda Bossi nel '92. Enuncia gridando tutte le lagnanze del popolo, propone soluzioni da sogno per far sognare, ma nella realtà quelle soluzioni sono difficilmente applicabili, perché non tengono conto di vincoli forti esistenti.
Nel '92 Bossi aveva sposato un'idea molto valida, il federalismo di Miglio: 5 Macroregioni e via le Regioni. Ma per realizzare questo occorreva una Costituente e nessun partito di allora desiderava rinunciare ai grassi vantaggi delle Regioni: il vero centro di spreco della Pubblica Amministrazione. Ancora adesso si parla di cancellare le Province, quando invece dovrebbero essere cancellate le Regioni.
Così Bossi diventa punto d’attrazione per chi pensa di mettersi in politica e per uscire da questa antipolitica. Bossi ha fallito anche perché ha allontanato quasi tutte le persone valide per concentrarsi sui riti celtici e sui loro celebratori e poter controllare il proprio “cerchio magico”. Farà così anche Grillo? Possibile.

Il PD è rimasto a galla. Possiamo dire che ha vinto? Penso che sia azzardato, certo che di sindaci di “sinistra” ne ha guadagnati, ma possiamo dire che è una vittoria del PD? Difficile sostenerlo perché la “vittoria” è fatta con mille coalizioni diverse. Quella che sembra veramente vincente è la coalizione che si ispira alla “foto di Vasto”, che passa per regolari primarie. L'esempio di questo lo abbiamo a Genova e a Palermo, ma è evidente che non è una vittoria del PD ma, caso mai, di IDV e SEL. Sono loro i trainatori e contano gli uomini proposti, non le alleanze. Palermo indica ancora che non occorrono volti nuovi, ma volti credibili; il volto nuovo è stato messo in grande minoranza ed era sostenuto dal PD.
Malgrado questo Bersani continua a guardare a Casini e non si è accorto ancora che dietro a Casini c'è il vuoto.

Ora tutti a cercare soluzioni: nomi nuovi, assetti nuovi; a nessuno viene in mente che occorrono invece volti credibili e un modo di far politica nuovo.

Infine viene ventilata la possibilità che questo disastro politico del PDL metta in difficoltà Monti. Berlusconi ha già lanciato un ricatto da Mosca: “Sostengo a Monti, ma non ci costringa a votare misure non condivise”. È facile intuire che non vuole che si tocchino i punti critici del potere: i soldi e le poltrone legate alla politica, ma è proprio quello che gli italiani chiedono a Monti o a chi per esso: il successo di Grillo lo dimostra.

È possibile che i partiti, in particolare il PDL, facciano cadere Monti e per ripresentarsi all'elettorato con un niente nel pugno, solo tasse e fallimenti di imprese?
Improbabile, ma possibile solo se Monti toccherà nervi troppo importanti. Se succedesse trionferà Grillo.



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