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Lo sbuffo

La Merkel, la crisi e l’Europa


Di Giacomo Nigro

Dopo dieci anni di esperienza, e che esperienza! Abbiamo, credo, capito tutti che una moneta comune, l'Euro, senza una politica economica e fiscale comune, senza un vero governo federale e comune, senza un debito comune, non basta neanche a difendersi dalle ridicole offese provenienti d'oltre atlantico. Naturalmente quando parlo di debito comune intendo dire il debito prossimo venturo, quello pregresso se lo gratta, giustamente, chi l'ha fatto.

Apprendiamo in queste ore che la cancelliera di ferro si è resa conto che l'asso piglia tutto non è un gioco redditizio e che ha intenzione di presentare un piano di lavoro per far avanzare il processo di unificazione politica dell'UE alla fine giugno. Vediamo come cerca di uscire dall'isolamento sempre più accentuato la Signora Angela Merkel.

"Non abbiamo solo bisogno di un'unione monetaria, ma serve anche un'unione fiscale, cioè più coordinamento per le politiche di bilancio". In altre parole, "dobbiamo dare, passo dopo passo, più competenze all'Europa, accordando all'Ue anche più poteri di controllo". Lo scatto in avanti di cui parla Merkel - che ieri pomeriggio ha avuto un colloquio telefonico con il presidente statunitense Obama sull'importanza di rafforzare l'Euro e la crescita in Europa - non sarà "indolore". Ma va? Finora ci siamo divertiti!

Nonostante le differenze di vedute, Berlino gioca di sponda su Francoforte, dove il presidente della Bce Mario Draghi non solo ha lasciato inalterati i tassi di interesse, ma ha anche fatto intendere che le nuove misure per arginare la crisi arriveranno solo dopo che i governi dell'eurozona avranno dato prova di voler procedere con l'unificazione politica nel vertice Ue di fine mese.

Dopo aver duettato con l'amico Sarkozi, nell'ultimo anno, la Signora Merkel non ci sta ad essere accusata di parlare di crescita solo ora, con Atene sull'orlo del baratro e l'ombra di una reazione a catena catastrofica che incombe. Troppo comodo, dopo mesi di sferzate ai paesi molli del mediterraneo - così li definisce il Signor Lutvak - e gigionamenti franco-tedeschi.

Secondo la cancelliera, la distanza tra i Paesi dell'eurozona e il resto dell'Unione europea continuerà ad aumentare nei prossimi anni "perché chi è in un'unione monetaria deve cooperare più strettamente". Ma sarebbe sbagliato chiudere la porta agli altri partner Ue: "Dobbiamo essere aperti e permettere sempre agli altri di collaborare", come avvenuto sui trattati di Schengen.
"Tuttavia non possiamo fermarci perchè qualcuno non vuole procedere". Dov'è il cambio di passo? Non sono queste altre sferzate e non tanto velate minacce?

Mi pare ora di fare intendere a Germania e Usa che non ci si può arricchire e scaricare i propri debiti su Paesi, che hanno già sopportato due guerre mondiali, uscendone con le ossa rotte, ma rialzandosi con molta dignità e senza revanchismo.

Argomenti: #costituzione , #economia , #euro , #europa , #politica

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