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 Anno VIII n° 7 LUGLIO 2012    -   RECENSIONI


Letto per voi
“L'uomo di superficie” di Vittorino Andreoli

Di Giovanni Gelmini


Letto per voi “L'uomo di superficie” di Vittorino Andreoli “L'uomo di superficie” non è certo un romanzo, non è facilissimo da leggere, seppure scritto in modo perfetto. Molto scorrevole come ci ha abituato Andreoli. È composto da varie parti, che, mentre si leggono, sembrano non avere connessione e invece fanno parte di un disegno intellettuale profondo.

Nella prima parte, dal titolo “I mutamenti dell'uomo”, Andreoli scorre la sua vita come esempio del cambiamento che il mondo che ci circonda opera sul cervello plastico. Lo scopo di questa parte è chiarito all'inizio della seconda, che ha dato il titolo al libro: “L'uomo di superficie”. Andreoli spiega:
Ho percorso la storia dell'uomo - e nella fattispecie di un uomo - per mostrare come egli sia un animale plastico, in continuo cambiamento.
Una metamorfosi che è legata alle sue pulsioni interiori e all'ambiente in cui si trova a vivere, che pure cambia e sovente è da lui cambiato.

Vivere significa essere compatibili e correlati al mondo, sia per ottenere il cibo che serve a far funzionare il corpo, sia per stare nel miglior modo possibile e dunque soddisfare bisogni psicologici e sociali. Questa è la caratteristica dell'uomo, di essere giunto ad aver bisogno persino di ciò che non è strettamente necessario alla sopravvivenza, cioè dell'inutile.

Ma cosa è “l'uomo di superficie”? Bene chiarirlo subito: non è l'uomo superficiale, l'uomo che affronta con leggerezza la vita, ma...sempre dalle prime pagine del secondo capitolo:

Descrizione sommaria Con l'espressione «uomo di superficie» intendo denominare una precisa tipologia di uomo, analogamente al concetto di «società liquida» che, dopo la sua introduzione da parte di Zygmunt Bauman, ha acquistato un significato che va oltre il senso etimologico delle due parole di cui è composta. Infatti, «uomo di superficie» non ha nulla a che fare con l'uomo superficiale. L'uomo superficiale è un uomo intero, con una superficie e un’interiorità. Un totus homo che si comporta in maniera acritica, non usa le capacità che possiede. L'uomo di superficie, invece, non ha nulla dentro. Quest’espressione vuole diventare sinonimo dell'uomo del tempo presente, come fu per la sua epoca «l'uomo senza qualità» di Musi! o «l'uomo a una dimensione» di Marcuse.

L'uomo di superficie è una forma nuova dell'Homo sapiens sapiens, anche se non mi pare per nulla sapiente, anzi piuttosto stupido: Homo stupidus stupidus.
Per meglio comprendere come sente il mondo l'uomo di superficie, Andreoli fa un’esaltazione della bellezza del corpo, non inteso come visione armonica e vitale, ma di parte per parte, soffermandosi sull’esteriorità. Inizia dai capelli per proseguire con le sopracciglia, le ciglia, i peli dei canali auricolari, gli occhi, il naso, la bocca, la barba,i padiglioni delle orecchie, il collo, il seno, le mani, l'ombelico, in medias res (il lato A), il deretano (il lato B), le gambe, i piedi. Sono pagine intense per descrivere la bellezza di ogni singolo “pezzo di cute”; in alcune parti troviamo perfino delle pagine altamente poetiche e sembrerebbe quasi che Andreoli si sia convertito e sia diventato un uomo di superficie anche lui, ma il titolo della conclusione di questa parte è chiaro: “Non ne posso più”.

Andreoli spiega in un’intervista rilasciata a Pierluigi Mele e riportata nelle pagine di “Confini” di RAInews /
Allora l’uomo di superficie non ha più niente dentro, per scherzare, dico che non hanno più neppure gli organi interni, perché se si chiede ad un giovane cos’è la milza, non lo sanno, al più sanno qualcosa del fegato, perché è responsabile del colesterolo che va sulla cute, sanno qualcosa dell’intestino perché non devono mangiare. Non c’è più la mente, questa è solo qualcosa che serve a misurare la bellezza. Ecco perché, vedendo qual è il ruolo che la bellezza legata alla cute ha nelle persone di oggi - non solo i giovani o le donne, stiamo attenti, ma anche i vecchi, che sono malati di giovanilismo, che vogliono nascondere i loro limiti, prendono il viagra - l’uomo di superficie non ha più valore; l’unico valore è la bellezza, che è anche ricchezza, potere. Naturalmente non ce l’ho con la bellezza, non voglio demonizzarla, non si può dire “che bella cute hai”, ma bisogna dire “che bella persona sei!” e la persona è fatta anche di corpo, ma è fatta di mente, di anima, per chi crede.

Nelle parti successive dimostra come concentrarsi esclusivamente sulla bellezza astratta delle parti del corpo porti ad una serie di distorsioni e a una vera e propria sofferenza. C'è anche un rapporto bellezza e violenza, perché il vivere così porta inevitabilmente a non capire gli altri e quindi ad agire verso i “diversi” con violenza, oltre alla violenza che si fa al proprio corpro per essere belli. La “bellezza”, per essere mantenuta, non si può “usare” e va curata con trattamenti costosi. Occorrono tanti soldi e per averli si deve ricorrere al “potere” e così è spiegato il rapporto bellezza e uomini potenti e ricchi. Infine non può mancare il capitoletto “Bellezza e stupidità” che è la ciliegina finale di questa analisi della bellezza di superficie.

Nell'ultima parte “il Nuovo mondo” Andreoli mette in evidenza come questa visione esagerata ed esclusiva della bellezza della superficie porti alla distruzione dell'uomo stesso. Un richiamo ad una serie di fatti reali, che hanno portato alla morte dei soggetti e dei loro vicini, dà l'esatta misura di come l'uomo di superficie tenda alla distruzione. Tutti i fatti, richiamati in brevissime frasi, mostrano come il vuoto creato da questa filosofia di vita sia micidiale: questa visione è distruttiva. Nel penultimo capitoletto Andreoli descrive una scena apocalittica in cui l'umanità dell'Homo stupidus stupidus si autodistrugge e, successivamente nell'ultimo, la rinascita di un nuovo Homo originato dall'evoluzione dei bonobo che “sono dei primati più vicini all’uomo – cosi li descrive Andreoli - perché sono bipedi e fanno l’amore di faccia, mentre tutti primati fanno l’amore con la monta, e pensi che i bonobo usano il bacio. Quindi o agiamo nell’uomo di adesso oppure ripartiamo dai bonobo”. Scene degne di un film di fantascienza della migliore specie

Il libro non finisce qui, vi è un appendice con due capitoli: un’esperienza di viaggio nel mondo di uomini paleolitici, oggi viventi ancora in Nuova Guinea e riflessioni sull'apocalisse dell'homo sapiens sapiens.

Leggere questo libro ci porta a riflettere sui problemi che l'attuale civiltà ci impone, problemi molto spesso legati all'inutile e al fatuo, spinti dai modelli di vita artefatti proposti dalla pubblicità e dai mass-media. Riflessioni che dovrebbero evitarci l'apocalisse prossima ventura.


L'uomo di superficie
di Vittorino Andreoli
Prezzo di copertina € 17,50
Data uscita 08/02/2012
213 pagine, rilegato
Editore Rizzoli
Collana Saggi italiani
Disponibile anche in ebook a € 11,99
Isbn 9788817055086

Cos'è successo all'uomo, alla civiltà?

Concentrati su un qui e ora puramente corporei, abbiamo ucciso tutti gli dei e reso la bellezza l'unica nostra religione. Non abbiamo più sogni, non coltiviamo progetti, non sopportiamo il silenzio, facciamo rumore per vincere la solitudine, sradicati come siamo dalle nostre origini, incapaci di amare, di insegnare ai nostri figli e di imparare dai nostri padri. E siamo pieni di paura. Vittorino Andreoli, che non distoglie mai l'attenzione dal destino dell'uomo contemporaneo, ripercorre la parabola della propria vita per descrivere, nel modo più personale e insieme collettivo, l'importante mutamento cui stiamo andando incontro. Dall'emergenza parsimoniosa e crudele della guerra, dove tutta la famiglia sedeva intorno al piatto in cui campeggiava un'unica grande aringa annegata nell'olio, al boom economico, in cui il dilagare del benessere ha condotto in fretta all'eccesso, alla saturazione, all'inutile; dall'entusiasmo delle scoperte scientifiche, che ci hanno permesso di rimuovere il dolore, di controllare le nascite, di nascondere ma non cancellare la morte, alle crisi, sempre uguali e sempre diverse, della Repubblica. Andreoli non dà giudizi né offre ricette, non ha certezze né dogmi da imporre. Ha però uno sguardo profondamente umano e la consapevolezza della sua e nostra fragilità, l'unica meravigliosa forza su cui possiamo e dobbiamo contare per risorgere.



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