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Il punto sulla situazione prima dell’incontro a Bruxelles

Europa: Informativa del Presidente Monti alla Camera dei Deputati

Monti chiarisce: il fiscal compact fu firmato dal Governo Monti, ma voluto dal Governo Berlusconi


26 Giugno 2012

Signor Presidente, onorevoli deputati, sono lieto, molto lieto, soprattutto avendo ascoltato questi interventi, di avere questa occasione per fare il punto sull'evoluzione della politica europea e per confrontarmi con il Parlamento sugli obiettivi che l'Italia si propone in vista del Consiglio europeo di giovedì e venerdì prossimi.

Ho seguito questa prassi sempre prima degli appuntamenti europei più importanti, intervenendo di fronte al Parlamento prima dei Consigli europei di dicembre, poi di gennaio e marzo. Il conforto e l'orientamento delle forze parlamentari sono importanti ed hanno orientato gli indirizzi che il Governo ha seguito nella sua azione di politica europea. La risoluzione unitaria approvata lo scorso 25 gennaio dal Parlamento, assieme alle altre accettate dal Governo, ha costituito la base per l'azione del Governo nelle sedi europee. Ad esempio, nei negoziati che hanno portato alla firma del trattato sul coordinamento, la stabilità e la convergenza, il cosiddetto fiscal compact, il Governo ha ottenuto che il trattato rendesse più visibili ed operativi gli obblighi di disciplina delle finanze pubbliche e di rientro dal debito, fissati nella legislazione comunitaria, con il six pack approvato dal Governo precedente, ma non ne introducesse di nuovi o di più stringenti. Si è inoltre adoperato con successo affinché fosse riconosciuto un ruolo importante di controllo al Parlamento europeo ed ai Parlamenti nazionali. Abbiamo infine operato perché ci fossero passerelle adeguate per consentire la partecipazione alla formazione delle decisioni anche degli Stati non membri della zona euro, ma firmatari del trattato, come la Polonia.

Approfitto dell'occasione per sommessamente far notare all'onorevole Maggioni, che ha attribuito al Governo la responsabilità di aver firmato il 2 marzo il fiscal compact, che egli ha perfettamente ragione: è questo Governo che l'ha firmato. Tuttavia il profilo di rientro, molto severo e molto impegnativo, che alla fine potrà essere salutare per l'Italia, ma che è un percorso molto severo ed impegnativo, fu fissato con l'adesione dell'Italia mesi prima, nella primavera del 2011, con l'impegno, che io non critico, del Governo precedente, di cui il suo partito, onorevole, faceva parte.

In secondo luogo, in questi mesi, il Governo si è adoperato perché, una volta chiuso il dibattito sul fiscal compact, si assicurasse un maggior equilibrio nell'agenda europea tra le tematiche relative alla disciplina delle finanze pubbliche e quelle relative alla crescita ed all'occupazione. Qui devo dire che ho sentito con forza espressa questa esigenza negli ultimi tre interventi. Chiedo scusa: non ho potuto ascoltare se non gli ultimi quattro e gli ultimi tre, quelli dell'onorevole Galletti, dell'onorevole Letta e dell'onorevole Frattini, che ringrazio tutti vivamente, hanno posto con grande forza questo punto centrale della politica europea dell'Italia, che anche su stimolo di questo Parlamento, siamo seguendo e coltivando, cioè la coesistenza tra la disciplina essenziale delle finanze pubbliche, e politiche non meno essenziali per la crescita. In quest'ottica, una particolare attenzione è stata posta dal Governo al contributo del mercato interno per la crescita e la competitività dell'economia europea.

Come sapete, l'Italia si è fatta promotrice, insieme al Regno Unito, all'Olanda e ad altri nove Stati firmatari, di una lettera alle istituzioni comunitarie per tratteggiare una serie di azioni possibili per usare tutto il potenziale inespresso del mercato interno e farne, di nuovo, il motore della crescita e della competitività. In particolare, l'Italia ha insistito sulla necessità di una migliore governance del mercato interno, particolarmente nel settore dei servizi, dell'agenda digitale, e via dicendo.

Mercato interno e mercato unico vuol dire anche più attenzione alle politiche per l'occupazione e per le piccole e medie imprese. In primo luogo, attenzione alla costruzione di un vero mercato europeo del lavoro; in secondo luogo, attenzione al finanziamento delle imprese, che soffrono per la stretta del credito, nonostante gli interventi di liquidità a lungo termine della Banca centrale europea, tema al quale il Parlamento ha dedicato e dedica, giustamente, una particolare attenzione.

Questa breve ricognizione, onorevoli deputati, mostra come gli orientamenti condivisi tra Parlamento e Governo non siano rimasti all'interno di quest'Aula, ma abbiano contribuito a plasmare, a formare, nel confronto con gli indirizzi proposti dagli altri Stati membri, un'agenda comune europea della quale il Governo italiano, forte dello stimolo di questo Parlamento, è stato - così viene riconosciuto dagli altri Governi - particolarmente protagonista.

Ho voluto sottolineare questo perché, molto spesso, nel dibattito europeo, ascoltiamo altri Governi obiettare a proposte o iniziative che vengono presentate, che - esse sì - sono in via di principio interessanti e legittime, ma che non possono essere prese in considerazione perché il proprio Parlamento non potrebbe accettarle. Bene, io uso sempre più spesso la considerazione numerica e profondamente politica che non ci sono alcuni Stati membri ad avere un Parlamento e altri no, non ci sono alcuni Stati membri ad avere una Corte costituzionale ed altri no. E mi fa piacere essere portatore, con tutta la carica di convincimento di cui posso essere capace in quelle sedi, degli indirizzi del Parlamento italiano. Per questo, credo che oggi, in un momento così intenso e carico di preoccupazione per il futuro dell'Unione europea, sia importante che l'Italia arrivi al negoziato del Consiglio europeo, difficilissimo, con la forza di un tandem Governo-Parlamento, di un sistema Paese, di un motore unico che spinge con maggiore forza la politica europea a muovere nella direzione auspicata.

Con questo spirito, espongo brevemente gli orientamenti del Governo, con rispetto al Parlamento, che ha dedicato a questi temi un dibattito intenso e approfondito. Non credo che si possano capire completamente le difficoltà del confronto politico europeo, se non si riconosce che non vi è, oggi, una lettura unanimemente condivisa delle cause della crisi che l'Europa e l'Eurozona stanno vivendo e delle soluzioni che occorre darvi. Ma noi abbiamo, in grande misura condivisa, in quest'Aula e nell'Aula del Senato, una nostra lettura della crisi e una nostra indicazione delle soluzioni, sulle quali possiamo divergere nelle seconde approssimazioni, ma non nelle prime, per rimediare a questa crisi europea. Da un lato, vi è, infatti, l'idea che la crisi dei debiti sovrani, esplosa nella primavera del 2010, sia stata resa possibile dalle debolezze nel sistema di governance della moneta unica e di sorveglianza delle politiche fiscali nazionali, ma abbia la sua causa profonda in squilibri macroeconomici accumulatisi nel tempo, a causa dell'inerzia dei Governi nazionali, di politiche sbagliate e di scarsa disciplina nella gestione delle finanze pubbliche. La risposta è perciò solo, da questo punto di vista, in un rafforzamento delle regole che governano le finanze pubbliche.

Come è stato osservato, credo, dall'onorevole Letta, non dobbiamo avere alcun complesso: noi rispettiamo le regole, se non le rispettiamo, siamo consapevoli che ciò può essere sanzionato. Tuttavia, come, forse, avrete visto l'altro giorno durante la conferenza stampa di Villa Madama, ho colto l'occasione per ricordare che furono Francia e Germania - lo ha ricordato l'onorevole Letta - i principali protagonisti della più grande e prima violazione delle regole, che ha portato con sé una serie distruttiva di comportamenti di imitazione. È importante evitare quello, noi e gli altri.

Dall'altro lato c'è la tesi di chi ritiene che la crisi dei singoli debiti sovrani abbia invece assunto ormai un carattere sistemico a causa della mancanza di fiducia nella capacità di risposta unitaria dell'Europa; soluzioni comuni europee sono, quindi, necessarie per evitare che alcuni Stati membri scivolino in una trappola della recessione in cui il rigore riduce la crescita e aumenta il debito rendendo necessari nuovi tagli e contrazioni della domanda. Una sequenza che, come non mi stanco di ripetere ai colleghi che sono a capo di altri governi europei, sarebbe la ricetta migliore per ridurre l'accettazione della costruzione europea da parte dei cittadini e per trascinarci, tutti, in una sequenza di provincialismo in un momento in cui occorre più europeismo, di isolazionismo in un momento in cui occorre la capacità di governare fenomeni di integrazione europea e globale. Questa deriva sarebbe, per noi italiani, io ritengo, particolarmente contraria alla nostra natura, alla nostra tradizione, alla nostra capacità che è quella di essere, non solo, a favore dell'integrazione, ma anche integratore di sforzi comuni, e ve lo dirò fra un minuto, concludendo, a proposito del percorso molto fitto e intenso che abbiamo cercato di fare in Europa e anche al di fuori dell'Europa, con i colleghi europei, in preparazione di questa importante scadenza che ormai dista solo quarantotto ore.

Ebbene, la consapevolezza della posta in gioco sta emergendo a piccoli passi, e cioè che occorre la disciplina di ciascuno nella casa propria ma che questo non basta perché ci sono dei vizi sistemici. Alla riunione del G20 a Los Cabos in Messico la crisi dell'Eurozona è stato uno dei temi dominanti - e devo dire che siamo anche stufi, io sono stufo come europeo, di vedere che il tema della crisi dell'Eurozona è parte principale dell'agenda del G8 a Camp David, del G20 a Los Cabos, siamo lieti e grati dell'attenzione rivolta all'Europa ma non vorremmo essere sempre l'oggetto principale di imputazione, quindi è anche giusto ricordare che ci sono responsabilità altrui, ma è anche giusto e doveroso trarre lo stimolo perché, da parte nostra, si riesca ad agire maggiormente e in modo più decisivo.

È testimone di questa attenzione, e quasi di questa apprensione, l'attivismo con il quale il presidente Obama segue la vicenda europea, direi quotidianamente e con manifestazione frequenti in collegamento con alcuni Capi di Governo europei. Proprio per dissipare ogni riserva e aiutare la Pag. 85costruzione del consenso - e scusate se lo dico, ma credo che questo sia particolarmente importante per noi italiani a causa della nostra storia, non per noi italiani in quanto deboli protagonisti del presente, ma per noi italiani in quanto la nostra storia nell'andare molto, molto indietro non è sempre stata compatibile con i valori che oggi dominano in Europa - credo occorra non dare alibi agli osservatori, non sempre benevoli, che guardano all'azione dell'Italia. Per questo è necessario aver fatto tutto quel percorso di riforme e di contenimento della finanza pubblica; un percorso faticoso in cui una larghissima parte di questo Parlamento, non sempre con gioia, spesso con rammarico e sofferenza, ha sostenuto il Governo, ma questo è stato essenziale per dare credibilità al nostro Paese e per questo è necessario dare un segnale anche attraverso l'approvazione della riforma del mercato del lavoro che è giudicata uno degli elementi centrali dell'agenda delle riforme strutturali. Il Governo si è perciò impegnato per ottenere dal Parlamento la tempestiva approvazione della riforma.

Come sapete ci siamo impegnati a risolvere tempestivamente, con appropriate iniziative legislative, altri problemi posti dai gruppi parlamentari, e lo voglio qui confermare: la questione degli esodati e alcuni aspetti della flessibilità in entrata e degli ammortizzatori sociali. Su questi temi il Governo sta lavorando, anche sulla base delle costruttive proposte provenienti dai gruppi di maggioranza. Scriverò, il giorno 27, domani, nell'auspicio che vi sia l'approvazione definitiva della riforma del mercato del lavoro, una lettera al Presidente del Consiglio europeo e al Presidente della Commissione europea, per informarli dei progressi compiuti fino a quel momento dall'Italia sul terreno delle varie riforme che all'Italia venivano richieste. Sono tutte cose che - non credo di doverlo ripetere ogni volta - sono prima di tutto nell'interesse nostro, e visto che ci muoviamo in una direzione che è nell'interesse nostro, ma auspicata dall'Europa, è bene farla valere fino in fondo e per intero anche in Europa.

Quali sono gli obiettivi - e concludo, perché ho impiegato troppo tempo - che l'Italia si pone in vista del prossimo Consiglio europeo? Lo sapete molto bene, perché avete concorso a determinarli. Sapete che il dibattito europeo si sta concentrando su due aspetti in particolare: la crescita e la stabilizzazione della zona euro. Per quanto riguarda la crescita, sta emergendo, come si è potuto constatare nell'incontro quadrilaterale di venerdì scorso tra Francia, Germania, Italia e Spagna, il consenso verso un pacchetto ampio di misure per stimolare l'attività economica. È un pacchetto che intravedo - e spero di potervi riferire a cose compiute -, che contiene molti degli elementi che l'Italia per prima ha presentato. Un tassello importante in questo quadro è quello degli investimenti pubblici produttivi, che da più parti è stato sollecitato e che risponde ad un'antica convinzione persino teorica di chi vi parla in questo momento.

Attorno alla tema della crescita vi è anche quello necessario ma non sufficiente di dare una prospettiva di lungo termine all'evoluzione dell'Unione economica monetaria, su cui i quattro Presidenti, del Consiglio, della Commissione, dell'Eurogruppo e della Banca centrale europea, stanno presentando un lavoro che sicuramente sarà utile. Ma accanto alla crescita è necessario completare questa agenda con misure che consentano di stabilizzare i mercati nel breve termine, l'avete detto con forza e condivido. Due sono le ipotesi sul tappeto: da un lato quella proposta dall'Italia di usare i firewall (l'Esfs e l'Esm, il meccanismo di stabilità) per evitare divaricazioni eccessive degli spread fra i titoli del debito sovrano, ma attenzione, degli Stati che sono in regola con la disciplina fiscale. L'Italia oggi può permettersi e deve chiedere un meccanismo che si applichi non a chi ha bisogno di essere aiutato perché non ce la fa, ma a chi, avendo rispettato puntualmente gli obblighi che si è assunto in materia di finanza pubblica, chieda che venga anticipato con qualche meccanismo quel tardivo riconoscimento che il mercato riserva a questi progressi. Come chiarirò al Presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, che ha male capito questa proposta a giudicare da un'intervista che ha rilasciato al Süddeutsche Zeitung, non è - e sono sorpreso di questa incomprensione - una proposta retrograda di ritorno alla stabilizzazione del tasso di interesse perdendo il controllo della quantità di moneta da parte della Banca centrale, ma qui si tratta di porre un limite alla differenza tra due tassi di interesse; non è in gioco il controllo della Banca centrale e non è un modo per attenuare la pressione per il risanamento della finanza pubblica, tant'è vero che viene chiesto da un Paese che l'ha già fatto e che non intende chiedere quegli aiuti che sono riservati ai Paesi che non hanno fatto questa severa cura.

Ebbene, il Presidente Berlusconi, dopo l'incontro che ho avuto il piacere di avere con lui e con l'onorevole Alfano pochi momenti fa, ha parlato giustamente di assoluta indeterminatezza per quanto riguarda i risultati di questo vertice. Li vedremo presto. C'è uno spazio negoziale molto aperto. Colgo lo spunto dell'onorevole Letta per dire che sono convinto anch'io che questa non sarà una riunione nella quale si andrà ad apporre un visto formale a documenti pre-preparati.

Quindi, per quanto mi riguarda, sono pronto a restare oltre il limite previsto per la riunione del Consiglio europeo e per il vertice Euro e a lavorare fino a domenica sera, se sarà necessario, perché alla riapertura del mercato, lunedì 2 luglio, ci si presenti irrobustiti da un pacchetto per la crescita, una visione per il futuro dell'integrazione, ma anche da meccanismi soddisfacenti per reggere alle tensioni del mercato. Non possiamo permetterci che questa straordinaria opera della costruzione europea, alla quale l'Italia ha sempre contribuito, possa andare distrutta.

La mia ultima osservazione è di carattere politico. Avrete visto che il Governo - e vorrei ringraziare in particolare su questa materia il Ministro per gli affari europei Enzo Moavero Milanesi e il Viceministro per l'economia e le finanze Vittorio Grilli, ma tutta la collegialità del Governo - si è mosso molto, ha avuto molti incontri e ne ha promossi. Qual è, in sintesi, la nostra logica? Abbastanza semplice: condizione necessaria perché l'Europa avanzi è un accordo fra Francia e Germania. Questa non è però affatto una condizione sufficiente. Abbiamo visto in un passato recente accordi tra Francia e Germania che non sono andati nella direzione giusta. Arrivando sulla scena un nuovo Presidente della Repubblica francese, accostato ad una Cancelliera tedesca di diverso orientamento politico, è stata una mia preoccupazione quella di fare sì che, in tempi brevi e per quello che anch'io potevo fare, i due trovassero un linguaggio comune e potessero insieme costruire qualcosa. Credo che sia stato apprezzato il fatto che l'Italia abbia consentito un avvicinamento tra Francia e Germania.

Naturalmente, aver favorito un'operazione di questo genere non è senza risultati circa l'apprezzamento riservato all'Italia. Ecco allora che abbiamo deciso di riunirci a tre a Roma. Il Primo Ministro spagnolo ha desiderato essere presente, lo abbiamo volentieri accolto e posso dirvi che altri Capi di Governo, a quel punto, hanno fatto analoga richiesta ma - anche per rispetto alle istituzioni comunitarie - abbiamo pensato di fermarci lì. Stiamo in queste ore parlando anche con alcuni Capi di Governo di Paesi europei non Euro, affinché nel Consiglio europeo che verrà prima del vertice dell'Eurozona rappresentino senza esitazione la preoccupazione che anche loro hanno circa l'andamento dei mercati, in modo che poi - quando ci riuniremo a 17 - sapremo che anche importanti Paesi che ci circondano sono sensibili a questi problemi e troviamo quindi l'impulso per prendere decisioni difficili.

Mi farebbe piacere poi potervi riferire dell'esito di questo complicatissimo passaggio, ma mi fa piacere fin d'ora andare a questa sfida con l'impegno comune di un Governo, di un Parlamento e di un Paese.


Foto: Cristiano Laruffa

Argomenti: #berlusconi , #euro , #europa , #governo , #monti , #parlamento
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