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 Anno VIII n° 8/9 AGOSTO / SETTEMBRE 2012    -   FATTI & OPINIONI


Non illudiamoci con i discorsi elettorali
La crisi sarà lunga
La soluzione non può passare per questa classe politica che ne è la principale causa
Di Giovanni Gelmini


... la verità è che serviranno più anni per vincere le sfide che si sono formate nel corso dei decenni. Serviranno uno sforzo comune, una responsabilità condivisa e un tipo di sperimentazione ardita e ostinata che Franklin Roosevelt ha seguito durante l'unica crisi peggiore di questa...” Così ha parlato qualche settimana fa il Presidente Obama ai suoi elettori. Anche Monti l'ha detto e ripetuto più volte, ma sembra che i mass media vogliano far dimenticare queste parole. C'è invece qualcuno che ha sempre tenuta nascosta la crisi (n.d.r. o peggio non si è mai accorto che c'era) e, secondo il suo “gran” Ministro del Bilancio Tremonti, tutto andava bene, i nostri conti erano in regola.

A seguito di una “ingiunzione” dell'Europa il Governo Berlusconi dovette ammettere i guai della finanza dello Stato e, ad agosto dello scorso anno, prendere duri impegni di “rientro” e di abbandono dell'allegra finanza fino allora perseguita, ma non bastò. Berlusconi non era credibile perché per venti anni aveva sempre perseguito lo spreco dei soldi pubblici e non aveva saputo frenare la corruzione e il connubio politica e criminalità organizzata. Per questo lo spread, cioè il differenziale tra le quotazioni dei titoli italiani e quelli della Germania sul mercato secondario, schizzò a livelli elevatissimi, cosa di per sé non importante per il bilancio dello Stato, ma il fatto gravissimo è stato che l'aumento dei tassi di interesse si è propagato anche al mercato primario, cioè alle aste della Banca d'Italia. Tutto ciò vuol dire che l'indebitamento costa di più per lo Stato e vi era anche la possibilità di non riuscire a collocare tutti i titoli, cioè l'impossibilità di pagare il debito in scadenza, gli stipendi e i fornitori, cioè il fallimento dello Stato.

Monti è stato chiamato per risolvere questo problema. C'era un solo modo per dare un segnale forte a tutti in poco tempo: alzare le tasse, anche se questo frenava l'economia e lo si sapeva; sappiamo anche che le tasse le pagano i piccoli contribuenti perché quelli grandi hanno modi per eludere se non evadere. Le tasse troppo alte sono ingiuste, specialmente quando colpiscono i piccoli redditi, ma sono ingiuste come lo è una tracheoctomia per una persona che sta morendo perché non respira.

L'operazione è riuscita, ma i danni sono ingenti e ben visibili. Ora si tratta di intervenire per far riprendere l'economia, ma con le tasse alte i consumi ristagnano e, senza consumi interni, l'economia non può riprendere.
Se non fosse in corso la crisi mondiale, la “tempesta perfetta” descritta da Shumpeter, sarebbe certamente più facile. Oggi invece tutto è complicato e si deve giocare su equilibri che non devono incidere sul saldo del bilancio statale, altrimenti ripartirebbe la sfiducia dei mercati. Il nostro debito è troppo alto e per troppi decenni abbiamo sperperato il denaro pubblico.

Per ridurre le tasse non si può che ridurre la spesa pubblica, ma, nello stesso tempo, la crisi imporrebbe di incrementarla per poter agire a sostengo delle classi deboli e rilanciare gli investimenti pubblici che languono (politiche keynesiane). Ecco la “spending review”, ma questi tagli di spesa toccano, oltre alle spese assolutamente inutili, anche le prestazioni troppo costose e questo solleva un ovvio malcontento che è ben gestito da chi trae vantaggio direttamente dagli sprechi.

Questi tagli, da soli, non sono sufficienti. Altri sono i provvedimenti necessari, questi devono investire le grandi inefficienze che abbiamo. Le elenco in modo sommario, tanto quasi tutti sanno quali siano i particolari di ognuna: la lentezza e la farraginosità della Giustizia, l'elevata corruzione coperta da un’ancora più elevata evasione fiscale (n.d.r. non può esistere la corruzione senza l'evasione fiscale), troppi enti che si occupano della stessa cosa e una burocrazia impastoiata in una quantità di “atti” perfettamente inutili.

Correggere tutti questi gravi difetti non è cosa facile e veloce. Il Governo ha iniziato a fare qualche cosa, ma le difficoltà sorgono in Parlamento, dove i politici di professione non vogliono modificare lo status quo perché il loro potere è legato all'esistenza di questi difetti. Così i provvedimenti presi dal Governo sono sempre stati ammorbiditi da questa classe politica che infesta da decenni le istituzioni.

Monti difficilmente riuscirà a combattere la sua lotta contro il malaffare della politica. Solo gli elettori hanno la possibilità di farlo, ma a sentire il dibattito politico di oggi non si vede una soluzione. Anche Renzi e Grillo sono ancora il vecchio, solo la faccia è quasi nuova, non la sostanza.

Vero che non tutti hanno contribuito con la stessa tenacia a dilapidare il “Patrimonio Italia”, vero che la corruzione, per essendo diffusa ovunque, sembra essere un patrimonio ideologico di una parte, ma non possiamo dimenticare che Prodi aveva già intrapreso il percorso ora fatto da Monti con affanno e che, se allora fosse proseguito, ci avrebbe messo in sicurezza senza grandi sacrifici.
Dobbiamo però ricordarci che qualcuno ha gestito la “coalizione” strampalata con i Mastella, i Dini e Rifondazione Comunista; così Prodi è caduto e quei politici sono ben responsabili di quello che poi Berlusconi ha fatto, perché gli hanno offerto su un piatto d'argento il modo di tornare.

Agli elettori tra meno di un anno la parola; allora approfondiamo bene la conoscenza delle responsabilità, non ascoltando però le idiozie raccontate nei talk-show.



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