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Il commento politico

Verso le elezioni a ranghi sparsi

Si stigmatizza o si invoca “Monti president”, ma non si parla dei veri problemi del Paese e della politica

Di Giovanni Gelmini

La legislazione si è conclusa in modo “anomalo”, ma quello che sta succedendo è lo specchio della politica che oggi è in Parlamento: troppe persone motivate solo dal godere dei vantaggi del potere e pronti a qualunque compromesso pur di non perdere nulla. Sono così concentrati sul loro “benessere” che non hanno saputo nemmeno raccogliere l'invito a tagliare i loro assurdi compensi, legittimi e illegittimi, e malgrado questo hanno ancora il coraggio di chiedere il voto.

Come previsto si va al voto con la “porcata” di Calderoli. Ci si dovrebbe aspettare quindi un ricompattamento dei vari filoni in cui in questi ultimi cinque anni il PDL si è suddiviso; invece, al contrario vediamo ulteriori suddivisioni, segno di una grande debolezza del sistema guidato da Berlusconi.

A sinistra invece nulla di nuovo. Il PD è monolitico e sempre strabico: guarda a destra e lega a sinistra, senza rendersi conto che l'ammucchiata che ne esce è instabile e, in caso di vittoria, genererebbe un governo debolissimo che farebbe la fine del Prodi due.

Grillo sembra aver esaurito la sua forza di crescita; così l'unica vera novità è il passaggio di Monti da “tecnico” a “politico”, cambiamento nella realtà già avvenuto da tempo e reso fattibile, senza remore, dal comportamento ambiguo, definibile anche infantile, del PDL: ti tolgo la fiducia, ma resta sulla sedia perché non sappiamo ancora come andare alle elezioni; poi un momento il bastone ed un momento la carota, con la promessa, non troppo sottintesa, di un pensionamento a Quirinale.

A tutto questo Monti ha risposto: “Non cadrò nella tentazione di restare fermo perché mi pongo il problema morale di dare un contributo al Paese, anche se dovrò pagare in termini personali”. Infatti, si è scatenata la caccia all'untore: Monti non è un cittadino qualunque e quindi non ha il diritto di candidarsi, ma potrà essere premiato con la Presidenza della Repubblica.

Strano ragionamento, che si può spiegare solo con lo scompiglio che la sua eventuale candidatura provocherebbe nei metodi dei partiti del ventennio berlusconiano, che sono abituati a ragionare in termini di “alleanze” e non in termini di programmi da proporre agli elettori. Il modo asciutto e sintetico di parlare di Monti mal si confà al logorroico contrapporsi ad personam di questi ultimi decenni.

Monti è preciso: un uomo di destra senza sfaccettature, ma con molta capacità di ascoltare. Il suo modo di agire non è certamente nuovo nel mondo politico d’oggi, non loera certo ieri, quando però i blocchi erano tagliati col coltello dalla appartenenza a una capitale: Washington o Mosca.

La mia speranza è che la sua presenza obblighi tutti a tornare ad essere seri. La si smetta con l'appellativo “centro” posto davanti alle formazioni opposte e si arrivi ad identificazioni chiare, secondo il programma che si intende realizzare. Le due formazioni principali dovrebbero essere i riformisti di destra e i riformisti di sinistra. Monti dovrebbe quindi guidare i riformisti di destra e Bersani quelli di sinistra, senza possibilità di ammiccamenti ambigui.

Quali i punti di identità tra le due formazioni?
L'individuazione di gran parte dei problemi da affrontare, le differenze, infatti, si collocano nei principi ispiratori per le “riforme”: lo sviluppo dell'economia produttiva per la destra e invece il miglioramento della società per la sinistra. Cosi i ruoli sono chiari e sono anche chiare le aree di possibile convergenza, perché non si può pensare ad uno sviluppo della società senza la presenza di un sistema economico efficiente, ma un sistema economico non può essere efficiente se la società è insicura e povera.
Se questo avvenisse vuol dire che avremmo una campagna elettorale finalmente basata su “cosa si vuol fare” e non su promesse assurde come cancellare le tasse o dare a tutti i soldi per vivere a carico dello Stato.

Penso che molti di quelli che oggi sono stufi di tapparsi il naso per votare un “unto del signore” o uno “scelto dal baffetto” tornerebbero volentieri alle urne per votare chi pensano sia vicino al loro modo di vedere le cose e, sia che vinca Bersani, sia che vinca Monti, avremmo un Governo che sa cosa fare. Sarebbe finita l'epoca della politica strabica che cerca di conquistare eletori con accoppiate tipo Renzi- Vendola o Bossi-Casini, ogni formazione avrebbe il suo spazio ben comprensibile agli elettori.
Mi immagino che esistano anche i partiti estremi, che propagandano la “rivoluzione”: alla estrema destra la Lega Nord e Berlusconi, che vogliono il potere forte e a sinistra i nostalgici della “falce e martello”, che non si accorgono che quell'utopia non è realizzabile.

So che questo è un sogno ma, se non si avvererà, almeno in parte, sarà un disastro per l'Italia.

Argomenti: #bersani , #elezioni , #lega nord , #monti , #pd , #pdl , #politica , #sel

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