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Considerazioni al margine

Nobel per la pace all’UE, ma non senza dubbi


Di Giacomo Nigro

L’Unione ha ricevuto il Nobel per la pace dalla Norvegia, la quale persiste nel non voler aderire alla UE. Da un lato una nazione pacifica e opulenta, con enormi risorse petrolifere e naturali, dall’altro un continente afflitto da cure dolorose di austerità e violenti disordini sociali e notevoli e durevoli scheletri negli armadi. Insomma due situazioni diametralmente opposte unite dalla decisione di conferire all’Unione Europea il Nobel per il suo contributo alla riconciliazione, per la difesa della democrazia e dei diritti umani.

Alla vigilia della consegna il presidente della Commissione europea Josè Manuel Barroso ha dichiarato che l’assegnazione è particolarmente apprezzata, ma la scelta del comitato Nobel non ha mancato di suscitare polemiche. Non può d’altronde essere dimenticata la delicata questione della mancata adesione della Norvegia all’unione; infatti in ben due referendum del 1972 e del 1994 i tre quarti dei norvegesi hanno votato contro l’adesione. Il comitato ha comunque voluto precisare che il premio non è un’ingerenza nel dibattito sull’adesione, ma decine di organizzazioni e diverse centinaia di persone hanno manifestato ad Oslo, esponendo uno striscione con la scritta “l’Unione europea non é un premio per la pace”, slogan spiritoso ed azzeccato.

Secondo il gruppo Nei til U, movimento che lavora per mantenere la Norvegia al di fuori dell’Unione Europea, l’ Unione soffre di disturbi incompatibili con il Nobel: persegue una politica di difesa contraria all’idea di smilitarizzazione, una politica commerciale aggressiva per i paesi poveri e il rifiuto dei rifugiati. “Negli ultimi anni, piuttosto che un senso di unità e solidarietà è presente una forte divisione tra Nord e Sud, ricchi e poveri, membri della zona euro e non membri”, ha dichiarato Heming Olaussen presidente del movimento, che ha otto ministri nelle sue fila. Storicamente, “il dibattito norvegese sul ruolo dell’Unione europea non è mai stato centrale” ha detto alla AFP il politologo Bernt Aardal. La crisi ha inoltre smorzato l’entusiasmo e il Movimento per l’Europa è rimasto solo nella lotta per l’ingresso della Norvegia nell’Ue. Comunque si sta lavorando in ambito europeo in quanto il Paese scandinavo è già un membro dello spazio Schengen.

Tornando alle motivazioni del premio, occorre ricordare che l’UE è fortemente impegnata in 13 missioni per il mantenimento della pace, 9 con personale civile e 4 con militari, come ha detto il suo ambasciatore a Oslo, Janos Herman. Secondo i critici, il presidente del Comitato per il Nobel, l’europeista Thorbjoern Jagland ha approfittato della assenza per malattia prolungata di un membro fieramente euroscettico Aagot Valle, per imporre le sue opinioni. Il Nobel “non è dato dalla Norvegia o dal popolo norvegese. Esso è dato da un comitato indipendente composto da cinque ex-politici che hanno un proprio programma”, ha precisato Olaussen.

Questo premio all’Unione Europea suggella il trionfo dell’ipocrisia e della sudditanza al più banale “politically correct” della commissione, designata dal parlamento norvegese, che li assegna. Già nel 2009, l’assegnazione del Nobel per la Pace a un Barack Obama, che per la pace non aveva ancora fatto nulla, perché era presidente da soli nove mesi, aveva fatto comprendere che i commissari norvegesi erano in preda a una trita ideologia buonista. Il seguito della presidenza Obama, che ha fallito clamorosamente su tutti i tavoli per la pace, ha ridicolizzato quella scelta. Si spera che questa volta i commissari Nobel siano più fortunati.

Argomenti: #nobel , #opinione , #pace , #ue

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