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Dopo la direzione del PD

Otto proposte di Bersani per stanare i grillini

Alla base del governo proposto da Bersani ci sono otto punti che ripropongono il programma elettorale del Pd. Escluso un governo col PDL

Di Giacomo Nigro

Pierluigi Bersani ha proposto otto punti programmatici che provano a solleticare gli eletti del M5S di Grillo; essi mi paiono comunque un buon viatico per il futuro dell’Italia. Le misure urgenti sul fronte sociale e del lavoro, con il riferimento al salario o compenso minimo per chi non ha copertura contrattuale, ad esempio, vanno a rispettare le priorità fissate con l’alleato Nichi Vendola per il Bene Comune. Presente nella legislazione sociale della maggior parte dei Paesi Europei, con pochissime eccezioni tra cui l’Italia, il reddito minimo è uno di quei punti programmatici in comune fra la coalizione di Centrosinistra e il Movimento.


Dopo che il segretario del Pd ha escluso la possibilità di un accordo di governo con il Pdl, la strada è obbligata: tocca dialogare con il Movimento Cinque Stelle, rilanciando un programma di governo “di cambiamento” in otto punti che corrisponde in larga parte a quanto il centrosinistra ha proposto prima del voto.

Per noi non ci può essere una soluzione che stia al di sotto dell’esigenza di cambiamento che il Paese invoca, e il cambiamento non possiamo cercarlo con chi l’ha impedito fin qui, con chi ha seminato gran parte di quel vento che oggi ci ha portato la tempesta”, ha detto Bersani in diretta streaming via Internet. Una scelta che sembra far eco ai metodi del M5S.

Dopo aver spiegato che il Pd rispetta i “percorsi istituzionali e le prerogative del Capo dello Stato”, Bersani ha comunque difeso il “dovere politico di pronunciarci con semplicità e con chiarezza di fronte all’opinione pubblica”, evitando trattative extraparlamentari coi partiti, di fronte a “uno stato d’animo trasversale” che va dalla protesta alla richiesta “impaziente” di riforme, passando per la richiesta di “alternative utopiche”

Come aveva fatto nei giorni scorsi, anche dopo una telefonata con il presidente francese François Hollande, Bersani ha voluto sottolineare il carattere “europeo” del voto italiano in una fase di prolungata crisi economica, parlando di “un sommovimento di evidente dimensione europea che si segnala in modo acuto nei paesi mediterranei”.

Il segretario democratico ha ammesso che il suo partito e lo schieramento non è riuscito a intercettare a sufficienza “la richiesta di cambiamento”, basata appunto sul disagio sociale dovuto alla crisi, e ha mancato della necessaria “determinazione” nella campagna elettorale. Ma comunque rilancia la propria candidatura a premier di “un governo di cambiamento”, come lo ha chiamato dall’indomani del voto, escludendo, almeno per il momento, soluzioni diverse, come un governo tecnico o anche il ritorno alle urne.

Serve - ha detto Bersani - “una fase incisiva che dia il segno che cambia davvero qualcosa, e comunque noi dobbiamo dare voce a questa esigenza che dopo le elezioni si cambi qualcosa, e questo dobbiamo dirlo senza balbettare o partecipare al balletto delle ipotesi”.

Alla base del governo proposto da Bersani – a cui comunque Grillo ha già risposto con un rifiuto, definendo il segretario “un morto che parla” – ci sono otto punti che in sostanza ripropongono il programma elettorale del Pd alla vigilia del voto, ma con una accentuazione maggiore delle misure per “moralizzare” la politica.

I primi due punti riguardano il superamento delle politiche europee di austerity e “misure urgenti sul fronte sociale e del lavoro” – come l’allentamento del patto di stabilità per i Comuni per far ripartire gli investimenti pubblici – mentre il terzo si intitola “riforma della politica e della vita pubblica”, con il dimezzamento dei parlamentari, la riduzione dei loro stipendi e la cancellazione delle province, nonché una legge elettorale col doppio turno di collegio.

Tra gli otto punti, Bersani inserisce anche un pacchetto di iniziative che vanno dalla legge sul falso in bilancio a quella sul conflitto d’interessi, fa un riferimento all’”economia verde” e anche ai diritti – dalle unioni omosessuali alla cittadinanza per i figli di immigrati nati in Italia – oltre che al “potenziamento del diritto allo studio”.

Proposte che verranno messe su Internet per essere discusse e integrate grazie alla “partecipazione” dei cittadini che vorranno così tentare di indirizzare la politica del futuro governo. I segni della “rivoluzione grilliana” cominciano a sgretolare le ingessature della politica italiana.

Argomenti: #bersani , #elezioni , #governo , #opinione , #pd , #politica

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