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L'opinione

Queste riforme sono una porcata!

Si discute tanto della riforma del senato, ma a chi e a cosa serve?

Di Giovanni Gelmini

Prima Calderoli ha dato questa definizione alla legge elettorale da lui presentata e abrogata dalla Costituente, ora Grillo definisce così la riforma costituzionale in itinere.
Purtroppo entrambi hanno ben ragione della loro opinione.

La riforma costituente, votata da Renzi e Berlusconi con i “patti del Nazzareno”, è veramente una schifezza ed è imposta con forza in virtù di un accordo politico che si presenta tra i più squalificati della Repubblica Italiana, accordo stipulato tra due extraparlamentari: Renzi, mai eletto, e Berlusconi, espulso perché condannato per frode allo Stato.

Più volte abbiamo segnalato come questa riforma sia perfettamente inutile per uscire dalla crisi che non ci molla, ma serva solo a rafforzare il potere personale del Presidente del Consiglio, evitando i controlli incrociati del Parlamento.

Per sveltire l'iter legislativo è sufficiente cambiare i regolamenti di Camera e Senato, che sono farraginosi; utile sarebbe comunque dimezzare i parlamentari, senza per ora modificare la struttura dello Stato; per fare questo i problemi sarebbero pochi se non un forte ostruzionismo di chi così saprà di non poter più essere eletto.

C'è ancora una cosa che blocca le leggi: la mancanza dei regolamenti.
Passano anni prima che questi siano emessi e così le leggi restano carta straccia. Per modificare questa pessima abitudine dei ministeri del potere non occorrono riforme costituzionali, né leggi, non occorre un accordo con Berlusconi, né con Grillo, basta riformare il modus operandi dei ministeri.
Perché non si fa questo?

I limiti dell'azione concordata tra Renzi e Berlusconi si fanno sempre più evidenti.
Da una parte Berlusconi spesso si dichiara estraneo a quanto fa il PD, poi, recentemente, ha alzato le sue richieste mettendo in campo anche il “presidenzialismo", che, ricordiamo, è già stato approvato dal Parlamento nel 2005 e poi bocciato dagli italiani con un referendum.
Renzi continua a porre l'out-out sulle riforme, dichiarandole indispensabili e non lascia al Parlamento lo spazio per una vera discussione: comportamento decisamente poco democratico per una riforma della struttura della Repubblica.

Ora con la questione dell'immunità parlamentare si conferma che questo modo di agire non va bene.

Che vi sia una protezione per l'espressione di opinione da parte dei parlamentari ci sembra ovvio, ma che ci sia la copertura su qualunque reato è veramente troppo. Se occorre un controllo per evitare che si usi la giustizia per intimidire e impedire la libera azione dei rappresentanti politici, affidiamo alla Corte Costituzionale il giudizio, non al Parlamento che nel mezzo secolo passato si è dimostrato di parte.

Ancora un dubbio mi rode: ma questo parlamento, non eletto, ma nominato è eticamente in grado di fare una riforma di questa portata?
Io credo di no. Faccia una nuova legge elettorale secondo le indicazioni della Corte Costituzionale, lasciando le preferenze o non faccia nulla.

Passato il semestre europeo e, fatte le riforme urgentissime della Pubblica Amministrazione (quelle si sono urgentissime), si torni al voto e vedremo se ci sarà ancora bisogno di cancellare il Senato.

Argomenti: #berlusconi , #parlamento , #politica , #renzi , #riforme , #senato

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