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Letto per voi

“Il declino dell'impero americano” di Sergio Romano

Pochi lo sanno, ma gli USA stanno perdendo quota nel mondo della politica mondiale e questo a noi dell'Europa può creare tanti danni

Di Giovanni Gelmini

Quando ho visto in libreria l'ultimo saggio di Sergio Romano, con il titolo emblematico “Il declino dell'impero americano”, non ho potuto non di acquistarlo e leggerlo rapidamente.

Da anni, infatti, sto predicando che il predominio mondiale degli Stati Uniti è alla fine.
Questa mia tesi è dovuta allo studio dei cicli lunghi dell'economia (quelli che nella fase minima della crisi assumono il nome di “tempesta perfetta”), quindi è per me importante e trovare un supporto nelle tesi di un profondo esperto della politica estera e di un uomo certamente vicino alla filosofia degli USA.

Il saggio si svolge con capitoletti brevi e scritti in modo chiaro ed incisivo, di facile lettura anche per i meno esperti di storia e di politica estere. Circa metà del libro è dedicato all'analisi dello sviluppo dell'Impero Americano e all'individuazione dei mastodontici errori commessi dalla fine della “guerra fredda” ad oggi, la seconda parte invece tratta dei nodi geopolitici attuali. Mi pare opportuno ricordare che Sergio Romano ha iniziato la carriera diplomatica nel 1954, è stato ambasciatore italiano alla NATO dal settembre 1985 al marzo 1989 e poi ambasciatore a Mosca. In questa lunga attività ha certamente potuto avere il modo di comoscere i fatti del mondo da un osservatorio privilegiato.

Secondo Sergio Romano, tre sono gli errori fondamentali fatti dai vari Presidenti: la Guerra in Afganistan, le guerre in Iraq e la deregulation della finanza, cui attribuisce la quasi esclusiva colpa della crisi mondiale.

Sull’importanza di questi errori posso concordare; non concordo di certo sulla valutazione dell'ultima come unica causa della crisi, anche se è stata certamente la causa scatenante; il Romano però non è un economista e quindi le sue conclusioni su quest’argomento sono di un “dilettante”. Non possiamo dimenticare che la vera causa della crisi è la fine dell'era del petrolio, cioè la causa vera è l'aumento del suo costo e quindi la riduzione della produttività di questa fonte energetica.

Nella prima parte del saggio, i capitoli sono dedicati alla storia passata della politica estera americana e vi troviamo una serie di osservazioni in grado di farci capire i “perché” di certi comportamenti degli Stati Uniti, che altrimenti apparirebbero contraddittori.

Nella seconda troviamo molti motivi di riflessione su qual è la vera situazione attuale e quali sono i motivi per cui poterebbe scatenarsi una guerra di tipo “mondiale”.
Romano non parla di quest’eventualità, ma quanto ci racconta è tale da rendere questa possibilità plausibile. Mi soffermo su una sua frase: “Se il declino degli Stati Uniti come impero mondiale sembra evidente, non altrettanto chiaro è il modo in cui gli americani sapranno attraversare questa fase della loro storia. La condizione imperiale è esaltante, una droga da cui non è facile disintossicarsi.

È pertanto facile che un conflitto tra Cina e Giappone, oppure tra la Turchia e la Siria, o per difficoltà sorte per l'Arabia Saudita, come è avvenuto per le guerre irachene, oppure per ultima la crisi Ucraina, porti l'Impero Americano ad essere coinvolto in una guerra, che si allarga poi a tutto il mondo.
La storia ci dice che la guerra pandemica è il modo in cui avviene la svolta che fa uscire dalle crisi di lungo periodo e, seppure si spera non avvenga, non si trovano i motivi per i quali questa volta si possano avere i cambiamenti necessari senza la violenza bellica.

Ci si deve chiedere dove sia l'Europa e su questo punto Romano è chiaro:
    La parabola del declino americano sarà tanto meno pericolosa quanto più verrà accompagnata dalle scelte prudenti e ragionevoli della Cina, della Russia, del Brasile, dell'Iran e dei paesi a cui ho già dedicato alcune pagine. Ma la responsabilità maggiore, in questo quadro, è dell'Europa. L'Unione europea e gli Stati Uniti hanno un enorme patrimonio i interessi comuni nell'economia, nella finanza, nella ricerca scientifica, nella lotta contro il terrorismo e la criminalità internazionale.
    ...
    Dipende interamente dai suoi membri. Se continueranno a rifiutare la prospettiva di un governo comune, saranno indotti a coltivare la propria individualità e continueranno ad avere, per meglio giustificare la propria esistenza, interessi diversi. Un'Europa divisa, per gli Stati Uniti, è il migliore degli alleati possibili.
    L'affermazione spiacerà a molti, ma l'unità dell'Europa si farà soltanto a dispetto dell'America.
Come non concordare sulla necessità che l'Europa la smetta di essere un “accordo fra Stati”, che non vogliono perdere i propri poteri, per divenire finalmente un ente sovranazionale, in grado di svolgere politiche di peso nel Mondo e quindi proteggerci da avventure e sconvolgimenti.

Concludendo questo saggio molto interessante, scritto in modo semplice, da consigliare a tutti quelli che vogliono capire di più dei rapporti internazionali, in particolare a quelli che credono nei miti incrollabili e senza macchia, perché non restino scioccati quando gli USA non potranno più essere la nostra stella.


IL DECLINO DELL'IMPERO AMERICANO
Sergio Romano
Saggistica
Editore: Longanesi
Collana: Le Spade
Pagine: 126
Prezzo: € 14.90
Disponibile in eBook a € 9,99
In libreria dal:30 Aprile 2014


Dai risguardi di copertina:

Nel 2003, con "Il rischio americano", Sergio Romano affermava, nella nuova fase politica internazionale iniziata dopo gli attentati dell'11 settembre, che gli Stati Uniti, unica superpotenza mondiale, avevano agito con arroganza anche perché l'Europa era stata assente o insignificante.
Poco più di dieci anni dopo, in un contesto di continua fibrillazione acuita dalla perdurante crisi economica apertasi nel 2007/2008, la domanda di fondo è sempre la stessa: cosa vuol fare l'Europa da grande?
Se il declino degli Stati Uniti come impero mondiale sembra evidente, non altrettanto chiaro è il modo in cui gli americani sapranno attraversare questa fase della loro storia.
La condizione imperiale è una droga da cui non è facile disintossicarsi. La parabola del declino americano sarà tanto meno rischiosa quanto più sarà accompagnata dalle scelte ragionevoli di Cina, Russia, Brasile, Iran e di altri paesi. Ma la responsabilità maggiore è dell'Unione europea, che non può assecondare l'America in ciò che rimane della sua politica imperiale, e le sarà tanto più utile quanto più diverrà, in una realtà multipolare, una sorta di Svizzera continentale.
Per gli americani che ancora credono nella vocazione imperiale del loro paese, un'Europa divisa è il migliore degli alleati possibili. E l'unità europea si farà soltanto a dispetto dell'America: per garantire un ruolo all'Europa in un mondo in cui lo spazio creato dal declino americano verrebbe riempito da potenze extraeuropee.  

"Le guerre non vinte, come quelle dell'Afghanistan e dell'Iraq, sono inevitabilmente, per una potenza imperiale, guerre perdute. La crisi dell'impero americano è cominciata a Kabul e a Baghdad, ma diviene ancora più evidente quando i più vecchi e fedeli alleati degli Stati Uniti lanciano segnali di fastidio e cominciano a fare scelte politiche che danno per scontato il declino della potenza americana. Questo libro racconta le ultime fasi dell'ascesa e le prime fasi del declino sino ai giorni nostri."


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