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Critica politica

Piove e tira vento. I “sorrisi” non bastano più

La fiducia degli italiani si è inceppata e con ragione

Di Giovanni Gelmini

Agosto è stato il mese del disastro. Se il clima non ha fornito abbastanza caldo, tutti i segnali che vengono dall'economia sono gelati e così le chiacchiere di Renzi finiscono congelate.

Il quadro economico è disastroso, non solo in Italia, ma in tutta l'eurozona compresa la granitica Germania. Questo è sicuramente il risultato di una politica economica folle, basata sulle esportazioni, più che sul reale stato della società.

Due elementi fondamentali: la disoccupazione aumenta e la fiducia crolla.
Dal 2009 siamo nella crisi chiamata “tempesta perfetta” e da questo non si esce con chiacchiere, ma con azioni pesanti di sostegno agli investimenti, con il cambiamento delle strutture politiche e ridando fiducia alla gente, cosa che non è stata fatta da nessuno nella sua interezza.

Se guardiamo all'Italia, quella che certamente fra tutte le nazioni europee è nelle peggiori condizioni, possiamo rilevare che le politiche di bilancio “anti-tempesta perfetta” sono praticamente impossibili a causa dei pessimi Governi che abbiamo avuto da Craxi in poi, che hanno sviluppato il debito cronico per spesa corrente e dato fiato alla corruzione; così il livello di indebitamento è diventato insopportabile e le tasse sono oltre l'accettabile.

Inutilmente la Politica ci ha raccontato le favole di un’uscita dalla crisi o, addirittura, la negazione della crisi fatta da Berlusconi e Tremonti. Ora per uscire occorrono rinnovamenti della struttura delle Stato.

La gente si accorge che quello che viene detto sono tutte palle: i redditi dei quasi tutti sono decurtati dalle tasse, se non cancellati dalla disoccupazione che continua ad aumentare.
Così la paura del futuro si fa strada. La confusione del rapporto col fisco, dovuta a continui quanto inutili cambiamenti del sistema tributario scoraggia i contribuenti onesti e non aiuta certo a sentirsi più tranquilli.

L'iniziativa degli 80€ intrapresa da Renzi, poteva dare un attimo di respiro (e lo ha dato), anche se si è immediatamente configurata insufficiente, perché limitata ad alcuni ed escludeva altri come gli incapienti, i pensionati e le “partite iva”.
Se fosse stata seguita da iniziative serie però sarebbe stata sufficiente, invece Renzi non ha intrapreso questa via, forse impossibilitato, ma ha continuato a blaterare di riforme, confondendo, quasi sicuramente scientemente, la Riforma Costituzionale con le riforme Strutturali assolutamente necessarie, così oggi siamo a questo punto: non ci sono più spazi di manovra. La fiducia se l'è mangiata.

Certo che le riforme serie non si fanno con uno schiocco di dita, mentre evidentemente la distruzione della Costituzione si può fare. Ecco così che Renzi ha tentato di riproporre quello che a Berlusconi non era riuscito: il presidenzialismo dittatoriale.

Ora si fanno avanti le riforme vere, ma sarà possibile che i politici accettino di farsi cancellare i loro poteri occulti?
Lo ritengo difficile, ma se Renzi riuscisse avrebbe di certo il mio plauso.

Già nella maggioranza abbiamo digressioni pericolose come quelle che il Nuovo Centro Destra sta facendo sull'Articolo 18, una campagna puramente elettorale. Inutile toccare quel tema, non lo chiede nessuno e va ad irritare i sindacati, unici veri utenti di quell'articolo.

I punti da toccare sono l'inefficienza dello Stato e della Giustizia, non solo di quella civile però. Per contrastare la corruzione, la principale causa di crescita dei costi e inefficienza, è necessaria al riforma della Giustizia penale. Non dimentichiamo che solo se lo Stato ridurrà le spese correnti si potrà investire e così dare un sostegno reale all'economia e ridurre la corruzione ai valori fisiologici; sarebbe un gran colpo.

Unico segno positivo è lo spread che da oltre 500 punti, risultato ottenuto dalla pessima coppia di Governo Berlusconi Tremonti, oggi si mantiene su quota attorno 160 e, cosa essenziale, le aste del Tesoro segnano record per i bassi interessi spuntati.
Vuol dire che Renzi, anche se non ha stimolato la fiducia degli italiani, mantiene alta la fiducia dei grandi speculatori della finanza.


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Istat: I’inflazione è quasi a zero e in dodici comuni capoluogo è deflazione

 

Argomenti: #berlusconi , #crisi , #crisi economica , #europa , #fiducia , #governo , #ncd , #politica , #politica economica , #renzi , #tremonti , #ue

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