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Il “patto del Nazareno” e le riforme: un modo oscuro su cui si basa il Governo Renzi

È possibile che in un paese democratico un Governo nasca e basi la sua politica su un patto segreto? In Italia purtroppo è possibile


Il Governo del "nazareno" il giorno del giuramento
Era Gennaio quando Renzi, segretario del PD, incontrò il decaduto senatore Berlusconi.

Quell'incontro mi ha ricordato uno simile tra Veltroni, allora segretario del PD, e Berlusconi, allora ancora senatore. In entrambi i casi ci fu la caduta del Governo, ma le conseguenze furono diverse, forse perché allora Berlusconi era ancora senatore e nel pieno delle sue forze.

Caduto Prodi ci furono le elezioni e vinse Berlusconi; caduto Letta, salì Renzi. Bisogna però ricordare che Veltroni non usci da Arcore con un patto, mentre Berlusconi uscì dal “Nazareno” con un patto che resta ad oggi segreto.

Il Governo Renzi si basa su quel patto, detto appunto “del Nazareno” per il luogo dove fu stipulato, non sottoscritto, perché si sa che le cose segrete è bene che non siano scritte; eppure noi cittadini avremmo ben il diritto si sapere cosa c'è, visto che si tratta di cose che ci coinvolgono direttamente.

Si sa per certo che riguarda le riforme istituzionali: di sicuro la riforma della Costituzione e la Legge Elettorale, ma nessuno sa se ci siano delle postille su altri temi. Altra cosa nota, perché l'ha detto Renzi in questi giorni, è che il patto “scricchiola”, non per i contenuti, ma per i tempi di realizzazione. I contenuti restano sempre ignoti.

Renzi ha detto che per sapere cosa contiene il “patto” basta guardare gli atti parlamentari; ebbene guardiamoli.

La Riforma Costituzionale ripercorre quella presentata da Berlusconi nel 2005 e cancellata dal referendum nel 2006; non è ovviamente identica perché sarebbe “impresentabile”, ma gli obiettivi sono gli stessi: dare al premier un potere straordinario e ridurre i livelli di controllo, eliminando il Senato. La legge elettorale completa questo progetto, perché il Parlamento continuerebbe ad essere non “eletto”, come oggi e come era sotto la monarchia non costituzionale; infatti sarebbe nominato dal premier e dagli altri leaders, gli eletti sceglierebbero solo quale premier vogliono.

Il “patto del nazareno” prevede di riportare l'Italia indietro di oltre un secolo sul cammino della democrazia. Questo credo sia chiaro a tutti, ma ci sono altre cose dette nel patto?
Difficile da dirsi, ma vediamo che il timing delle riforme non è quello dell'urgenza per uscire dalla crisi economica, ma quello degli interessi di lobby che prima sostenevano i vari governi Berlusconi.

Non si tocca la riforma penale, perché fa comodo ai tanti indagati per corruzione e concussione, mentre si affronta la riforma del processo civile, che poco interessa a quei signori e alla criminalità organizzata.

Si riforma il sistema lavoro, quando non è il momento, perché queste riforme si devono fare quando c'è la domanda di lavoro, non quando la disoccupazione cresce. Si concentra la discussione sull'Art.18, un problema assolutamente marginale ai fini del rilancio dell'occupazione, quando la riforma Fornero ne aveva già mitigato abbondantemente l'impatto.

Perché allora andare ancora a toccarlo?

Io credo che il motivo sia di emarginare i sindacati che, nella struttura attuale, trovano in esso la protezione dalle rivalse dei datori di lavoro.

I sindacati hanno bisogno di una profonda revisione del modo della rappresentanza, dando esecuzione a quanto previsto dalla Costituzione. Questa sarebbe la giusta via, non è certo desiderata da Renzi e Berlusconi, perché vorrebbe dire obbligare anche i partiti politici a una grande trasparenza e ad avere basi democratiche reali e certificate, cosa che non va bene a chi vive per le lobby.

È pensabile che questo non sia stato discusso in qualche stanza segreta all'interno del “patto” o forse è bastata un'occhiata per intendersi?

Comunque le si guardi queste tre riforme, secondo il metodo indicato da Renzi per comprendere il “patto del nazareno”, indicano la traccia del patto segreto: rendere il potere poco esposto a controlli e verifiche e ridurre il potere decisionale dell'elettorato.

E per completare il quadro abbiamo appena letto come il Governatore della Banca d'Italia Visco e il Presidente dell'Istat, Giorgio Alleva garbatamente ci fanno intendere che le vere riforme, necessarie per rilanciare l'economia, latitino o meglio, diciamo noi, siano solo chiacchiere ben costruite, ma per ora senza costrutto.

Ora Renzi dice il “patto scricchiola”, ma non sembra che il nostro premier abbia intenzione di cambiare gli obiettivi di fondo delle riforme nate sotto l'egida del “patto”. Caso mai pensa di diventare solo lui il “riformatore”, magari con un rapido ricorso alle urne nella prossima primavera, sempre che Napolitano non si dimetta come sembrerebbe, perché questo scompiglierebbe tutto.

Argomenti: #berlusconi , #governo , #parlamento , #politica , #renzi , #riforme
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