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L'opinione

La produzione inesorabilmente cala, ma la corruzione inesorabilmente cresce e le riforme necessarie, non ci sono!


Di Giovanni Gelmini

Le promesse dei politici hanno smesso di incantarci, questa sembra essere la sintesi della situazione dell'Italia rappresentata dall'elevatissimo valore delle astensioni alle elezioni.

Malgrado i mass-media enfatizzino la ripresa “nel prossimo...”, elementi per dire che ci sarà non ce ne sono. ISTAT e Confindustria non ammazzano le speranze dicendo che “la ripresa non ci sarà”, ma la prevedono “a patto che tutto vada bene”, cioè se siamo fortunati, perché il Governo fino ad ora non ha preso provvedimenti significativi per ritenere che l'attesa di una nuova crescita, seppure modesta, sia ragionevole.

Le riforme messe in capo da Renzi sono modestissime o inutili, come quella costituzionale, della legge elettorale e del jobs act (n.d.r. Che pessima abitudine di non usare parole italiane!). L'Italia non riesce a risentire dei fattori positivi del mercato mondiale, quando ci sono, perché il quadro entro cui si devono muovere gli operatori economici è disastroso: corruzione, burocrazia impossibile, giustizia lenta, banche che non credono negli imprenditori e, quindi, non fanno prestiti.

Ultima in ordine di tempo, ma non inattesa, è la bufera di “mafia a Roma”. Come al suo solito Renzi risponde alla “provocazione” con un bel provvedimento di facciata, quanto inutile nell'immediato, perché riguarderà solo i reati che avverranno dopo l'entrata in vigore della legge (N.d.R. Per i reati precedenti si applica la legge più favorevole al condannato, quindi la precedente). Se Renzi facesse un decimo di quello che promette, forse, sarebbe sufficiente. Sarebbe sufficiente, infatti, che facesse una vera riforma fatta bene, coraggiosa, che vada a fondo. Non importa quale, può scegliere fra quelle che tutti indicano come necessarie:
  • La riforma della Pubblica Amministrazione abolendo le complicazioni di iter assurdi e gli innumerevoli enti che agiscono sul territorio che fanno confusione e sprecano soldi e : la burocrazia complicata porta inevitabilmente a pagare per far valere i propri diritti. Inoltre si deve vietare il ricorso a “servizi esterni”, quando è ragionevole produrre i servizi all'interno degli enti, come era negli anni '50 e '60. Il ricorso agli appalti esterni induce precarietà e bustarelle, ma non riduce i costi reali, senza produrre in compenso servizi migliori.
  • La riforma della giustizia, anche penale, con il congelamento delle prescrizioni dal rinvio a giudizio; velocizzerebbe i processi e ridurrebbe il costo della giustizia rendendola certa: il colpevole condannato dovrà sempre scontare la pena, mentre oggi, se il reato è prescritto, si vanta perfino di essere assolto.
  • La riforma del fisco che permetterebbe di abbassare le tasse rendendole più giuste; ridurrebbe la fuga delle imprese (vedi FCA, ex FIAT), impedirebbe il “nero”, che, quando è bonario, vuol dire concorrenza sleale, ma quando non lo è vuol dire criminalità e corruzione.
Renzi si dà tanto da fare per la riforma Costituzionale, perché non ha il coraggio di modificare l'articolo 51 inserendo il divieto ad“accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive” per coloro che sono sotto processo o condannati per reati contro lo Stato, tra cui la corruzione e la concussione?

La verità è che Renzi non può fare nulla contro il malaffare legato alla politica, perché i suoi parlamentari non rappresentano il popolo italiano, non essendo stati scelti dagli elettori, ma gli interessi della politica attuale e lo stesso Renzi appare come nominato dagli stessi interessi.

Le vere riforme risultano oggi impossibili da realizzare; questo è dimostratodalla fiera opposizione che il semplice allungamento dei tempi di prescrizione per la corruzione solleva tra i parlamentari.
Sinceramente il ricorso alle urne, magari col vecchio “mattarellum”, sembra la via meno dannosa.

Argomenti: #corruzione , #crisi economica , #economia , #giustizia , #governo , #partiti , #politica , #renzi , #riforme

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