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L'opinione politica

Alla caccia del Presidente, ma il metodo non va

Le colpe del Presidente Napolitano nella situazione politica attuale

Di Giovanni Gelmini

Stiamo vivendo un momento di fibrillazione per le elezioni del successore di Napolitano, ma c'è qualcosa che, a mio avviso, indica in modo preciso una parabola della politica verso una forma di dittatura, apparentemente democratica: esattamente com’è successo ai primi anni del fascismo.

Sempre abbiamo avuto il toto-presidente e sempre ci sono state le consultazioni tra i vari gruppi parlamentari per trovare un candidato da proporre, ma questa volta hanno assunto un modo particolare. Quando si parla di “gradimento” dei candidati, non si fa riferimento a un gruppo politico, ma a due persone: Renzi e Berlusconi. Le trattative non sono condotte dai gruppi parlamentari, ma da Renzi e Berlusconi in prima persona.
L'impressione che ne deriva è che il Presidente della Repubblica non sia più scelto dal Parlamento, ma da due capi bastone e questa non è la democrazia prevista dalla Costituzione.

Mi sembra che la nostra costituzione sia stata costruita per evitare il ritorno ad un sistema dittatoriale, fascista o d’altro tipo. Se essa impone dei passaggi che sembrano una perdita di tempo, questi sono stati messi ad hoc per evitare che un gruppo ristretto possa comandare in modo arbitrario.

Prima Berlusconi e oggi Renzi vogliono lo smantellamento di quel sistema di garanzia. A Berlusconi non è riuscito, grazie al lavoro di Scalfaro. A Renzi invece sembra riuscire perfettamente grazie al lavoro di Napolitano.

Il sistema di riforme, Costituzione e Legge Elettorale, stanno modificando profondamente la forma di Stato e lasciano in mano ad un gruppo ristretto, che oggi più di ieri appare condotto da una sola persona, un potere spropositato; il bilanciamento dei poteri sembra sparire.
Una sola persona comanda: nomina i ministri, fa le riforme e le leggi e perfino nomina il Presidente della Repubblica, il controllore supremo.
Il Parlamento deve per forza approvare altrimenti è “disfattista”. D'altra parte questo, come il futuro se passa l'Italicum, non è un parlamento eletto, ma un parlamento di servi nominati e quindi non ci si può attendere da una congrega di servi la fierezza del sostegno delle proprie idee.

Mi sono chiesto: ma è possibile che Napolitano, una persona così attenta alla Costituzione, volesse la distruzione degli elementi di bilanciamento dei poteri tra Governo e Parlamento e che questo fosse da lui ritenuto fondamentale per uscire dalla crisi?
All'inizio sono rimasto sconcertato, ma poi mi è balzata nella mente una idea:la cultura politica di Napolitano nasce dal sistema sovietico, un potere centrale forte e personale, questo è quello che porterà l'insieme delle riforme.

Quando due anni fa il Parlamento non fu in grado di eleggere il nuovo Presidente della Repubblica, Grasso, Presidente del Senato e anche allora facente funzioni al Quirinale, avrebbe dovuto sciogliere il Parlamento, in considerazione che era anche stato eletto con una legge incostituzionale; perché non lo ha fatto?
Perché si è arrivati al rinnovo di Napolitano?
Una domanda importante: perché allora sembrava che nessuno potesse sciogliere il parlamento, ma oggi, che secondo Renzi il Presidente si eleggerà al quarto scrutinio, si scopre che il facente funzioni al Quirinale può sciogliere le Camere. Perché allora sembrava vietato? La realtà è che lo smantellamento della costituzione postfascita è nell'aria dall'epoca della P2 di Gelli e a qualcuno oggi premeva fosse realizzato.

Oggi lo smantellamento della Costituzione è quasi realtà e la nomina del Presidente, attraverso il patto del Nazzareno, ne sancirà la funzionalità.

Argomenti: #berlusconi , #costituzione , #democrazia , #parlamento , #partiti , #politica , #presidente della repubblica , #quirinale , #renzi

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