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Dimissioni di Lupi: intervento del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti

Dal resoconto stenografico della Seduta n. 396 di venerdì 20 marzo 2015 della Camera dei Deputati


 MAURIZIO LUPI, Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori Ministri, sono qui per un atto di estremo riguardo verso il Parlamento, di cui sono membro da quattordici anni, dal 2001. Essendo, inoltre, stato per due volte Vicepresidente di quest'Aula, so che questo è il luogo in cui devo compiere il gesto che mi accingo a fare. Il Parlamento è il luogo del consenso, che rappresenta la sovranità del popolo. Il Parlamento è il luogo del potere, perché da qui emana la fiducia per il Governo e per il mio Ministero. Il Parlamento è il luogo della responsabilità, il luogo, quindi, dove rendere conto dell'esercizio del potere affidatomi e dei suoi risultati.

Sono, quindi, pronto a rispondere di ciò che ho fatto in questi ventidue mesi, da quando ho giurato per la prima volta davanti al Presidente della Repubblica. E ringrazio l'allora Presidente del Consiglio Enrico Letta per avermi dato la fiducia. Mi ritengo anche obbligato a non far cancellare in tre giorni tutto ciò che in questi ventidue mesi è stato fatto con il lavoro mio, dei miei collaboratori, di tutti i funzionari del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, che con me hanno lavorato per il Paese, dai più alti dirigenti ai marinai della Guardia costiera, che sono stati impegnati in prolungate, rischiose e meritorie azioni di salvataggio in mare di migranti.

Signor Presidente, onorevoli colleghi, io sono qui per rivendicare il ruolo decisivo della politica nella guida del nostro Paese. Non sono qui per difendermi da accuse che non mi sono state rivolte. Non invoco garantismo nei miei confronti, perché non ho ricevuto alcun avviso di garanzia. Ciò che mi chiama qui davanti a voi, doverosamente qui davanti a voi, non è una responsabilità giudiziaria, ma giustamente una responsabilità politica, per le scelte politiche che ho fatto alla guida del mio Ministero, del Ministero che mi è stato affidato.  

Le cronache degli ultimi tre giorni parlano di quasi due anni di indagine, di migliaia di pagine con i contenuti delle intercettazioni telefoniche e della decisione di non indagarmi perché, a fronte di tanto materiale investigativo, i pubblici ministeri – non io, che ben sapevo di non aver commesso nulla di illecito – non hanno ravvisato nulla nella mia condotta che potesse essere perseguito.  

Sento, quindi, il dovere di rispondere alla responsabilità politica che mi sono assunto con le mie scelte, ma anche il dovere di raccontare, di spiegare e di ricordare ciò che in questi ventidue mesi è stato fatto e, come è giusto che sia, di fronte ai primi esiti delle indagini in corso, le doverose e necessarie riflessioni dei cambiamenti da fare. Parlerò allora di questo: delle ragioni per cui ho confermato Ercole Incalza alla guida della struttura tecnica di missione fino al 31 dicembre 2014, delle ragioni per cui ritengo immotivate e strumentali le accuse a livello personale che mi sono state mosse.  

Partiamo, allora, dalle gradi opere. Come Ministro delle infrastrutture, io sono artefice della loro realizzazione, ma anche custode del valore – del valore – che le grandi opere ricoprono per il Paese, per la sua crescita, per la sua competitività internazionale. Ho assistito, in questi ventidue mesi, a un prolungato scontro tra giudizio e pregiudizio, diventato incandescente nelle ultime settantadue ore. Io vorrei portare qui davanti a tutti voi e anche alle persone che mi stanno ascoltando oggi la testimonianza testarda dei fatti. «Questo è il fatto» – diceva Bulgakov ne «Il maestro e Margherita» – «e il fatto è la cosa più testarda del mondo». Vorrei oggi presentarvi elementi fattuali per permettervi di esprimere un giudizio che possa sconfiggere anche il più ostinato dei pregiudizi e mi scuserò se alcuni fatti contraddiranno le opinioni.  

Il primo obiettivo e il primo risultato della politica delle infrastrutture che ho perseguito è stato lo sblocco delle grandi opere, che i nostri cittadini chiedono e che finora erano realizzate solo a segmenti.

Abbiamo elaborato un'intelligente e selettiva applicazione della legge obiettivo, che non è una legge criminogena come ho sentito dire. Selezione doverosa e necessaria, che ha permesso di elaborare un disegno strategico dell'infrastrutturazione del Paese che colleghi l'Italia nelle sue direttrici: nord-sud, est-ovest. Abbiamo prodotto una selezione delle reti di interesse europeo e abbiamo sviluppato una strategia di collegamento dei nodi di interconnessione tra le reti stradali, ferroviarie, portuali e aeroportuali.  

È noto a tutti che una delle anomalie con cui anche le grandi opere si sono realizzate negli ultimi dieci anni è che le grandi opere e le grandi reti non erano collegate ai nodi. Il paradosso in cui viviamo in questo Paese è che abbiamo realizzato fortunatamente l'alta velocità, ma l'alta velocità non ha collegato i tre grandi aeroporti internazionali: Fiumicino, Malpensa e Venezia.  

Sulla legge obiettivo, allora, nessun problema? No, non sono così ingenuo. Nella seduta del 21 maggio 2013 presso l'VIII Commissione della Camera, dicevo testualmente: «Il difetto della vecchia legge obiettivo era di mettere in programma 750 opere, mentre si potrebbero individuare (...) nel raccordo con le regioni, le opere principali». Dicevo inoltre: c’è bisogno di una nuova legge obiettivo che possa individuare i nodi strategici infrastrutturali del Paese, le grandi aree metropolitane, immettere nuove risorse, accelerare i tempi di realizzazione delle opere, garantire la massima trasparenza e ripensare alla figura del general contractor”. E, in parte, questo è già stato fatto e si vedrà ancora di più con grande evidenza e in maniera organica dal prossimo Allegato infrastrutture del Documento di economia e finanza, già determinato nelle sue linee principali, dove la selezione delle opere infrastrutturali prioritarie per il Paese sarà drastica.

La struttura tecnica di missione è stata – e nelle mie intenzioni deve continuare ad essere – lo strumento tecnico-operativo per la realizzazione di questa visione. È grazie alla legge obiettivo e alla struttura tecnica di missione che i nostri cittadini possono andare in 45 minuti da Milano a Torino, in 3 ore da Milano a Roma, in un'ora e 10 minuti da Roma a Napoli e da lì a Battipaglia. L'alta velocità ferroviaria ha cambiato il modo di viaggiare degli italiani, come e forse più dell'Autostrada del Sole. Sono stati soldi e risorse ben spesi ed è un disegno strategico da completare, da Torino fino a Trieste, da Battipaglia fino a Reggio Calabria, da Napoli a Bari, da Palermo a Messina, a Catania, inclusa la velocizzazione delle linee adriatiche fino a Lecce.  

La mia difesa della struttura tecnica di missione non era la difesa acritica dello status quo o del ruolo di un alto dirigente dello Stato, che pure ho apprezzato, ma dello strumento, assolutamente migliorabile, con il quale questo disegno può continuare ad essere perseguito all'interno del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti.

I motivi che mi hanno indotto a non rimuovere Ercole Incalza dall'incarico di capo della struttura tecnica di missione, posto che occupava quel ruolo a seguito di procedura selettiva pubblica e con scadenza il 31 dicembre 2015, risiedono nel fatto che, a seguito di un'approfondita istruttoria della sua posizione e anche su sollecitazioni più volte fatte qui in Parlamento da parte del gruppo parlamentare del MoVimento 5 Stelle, ho potuto verificare come Incalza, nei vari procedimenti penali che lo hanno interessato, non ha subito alcuna decisione di condanna, neanche per i casi che si sono conclusi per prescrizione del reato, né alcun procedimento disciplinare sotto la responsabilità dei Ministri che mi avevano preceduto.

Ritengo questo un elemento oggettivo necessario per una persona che, come me, crede nello Stato di diritto e nella presunzione di innocenza. So che non tutti in quest'Aula condividono questo principio di civiltà giuridica, ma io su questo preferisco rimanere della mia opinione(Applausi dei deputati del gruppo Area Popolare (NCD-UDC)). Ercole Incalza ha rassegnato le proprie dimissioni dall'incarico con nota del 17 dicembre 2014, anziché al 31 dicembre 2015, e, contrariamente a quanto è stato riportato, anche da due interrogazioni parlamentari, a lui non è stato assegnato alcun incarico di consulenza al Ministero.  

Ricordo, inoltre, per rispetto di quest'Aula e di tutti i colleghi parlamentari, che gli emendamenti discussi nel dibattito sulla legge di stabilità non riguardavano la singola persona o la proroga dell'incarico di Ercole Incalza, ma la continuità dell'azione amministrativa della struttura tecnica di missione, per impedirne l'automatica decadenza, e, quindi, la continuità dei lavori.  

C’è qualcosa da cambiare? Certo ! Era mio preciso intendimento rivisitare la disciplina normativa vigente in materia appalti e concessioni, in sinergia con l'ANAC, e di affrontare alcune tematiche sensibili come l'approvazione delle varianti, sulla cui anomalia mi sono soffermato più volte in tutte le audizioni presso le Commissioni parlamentari, e la nomina del direttore dei lavori in caso di affidamento a general contractor, tant’è che a questo hanno fatto seguito dei fatti.

Il 29 agosto 2014 il Consiglio dei ministri ha approvato, su mia proposta, il disegno di legge delega, volto al riordino della materia, «riforma del codice degli appalti»; oggi, 20 marzo 2015, il disegno di legge delega è ancora in Commissione al Senato, dove dopo sette mesi si sono appena concluse le audizioni.  

Obiettivo della mia azione era anche il rilancio del settore dei lavori pubblici, non solo delle grandi opere, ma anche delle piccole e medie, con interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria di reti, ponti, viadotti, gallerie, strade ferroviarie, lo sblocco dei cantieri nei piccoli comuni, le risorse destinate alle ristrutturazioni scolastiche, gli interventi di natura fiscale e di agevolazione dell'accesso del credito nel settore dell'edilizia.  

Perdonatemi, a proposito di fatti, i dati dell'ANCE riferiscono che finalmente qualcosa si sta muovendo anche nel settore che ha subìto drammaticamente la crisi: un aumento del 3,6 per cento nelle compravendite di immobili nel 2014 rispetto al 2013, un aumento del 7,1 per cento solo nell'ultimo trimestre. Dimostrano che cosa, questi dati, oltre al fatto che anche i bandi di gara dei lavori pubblici rivelano un aumento, nel 2014, del 30,4 per cento, nonché un aumento del 18,3 per cento in valore? Dimostrano che la politica, che questo Governo e questa maggioranza hanno messo in essere in questi anni, inizia a dare i suoi risultati.  

Con il decreto del fare, il decreto «sblocca Italia», le due leggi di stabilità, tra grandi, medie e piccole opere, e interventi di manutenzione, in questi due anni abbiamo mobilitato risorse per 14,2 miliardi di euro. Non elenco, perché il tempo è tiranno, anche le risorse che abbiamo giustamente affidato alle piccole opere, alla manutenzione straordinaria di reti e viadotti, alla riqualificazione degli edifici scolastici, ai piccoli comuni.  

Abbiamo realizzato un'opera di trasparenza che ha visto pubblicare tutti i dati sui collaudi delle grandi opere, l'elenco delle opere incompiute, abbiamo consegnato al Parlamento – e sono pubblicati sul sito del Senato – tutti gli atti di fonte ministeriale sulle concessioni autostradali e sulle convenzioni tariffarie. 

A proposito di rotazione dei dirigenti: come tutto il Governo, con il raccordo del Ministro Madia, ha fatto, non solo è avvenuta la rotazione, ma nel mio Ministero per la prima volta è avvenuta la rotazione per i provveditori alle opere pubbliche.  

È una politica infrastrutturale eterodiretta, come ho letto? È incentrata solo sulle grandi opere? La ragione rappresentata dai fatti è più forte delle opinioni. Basta una ricognizione degli stanziamenti e delle norme procedurali varate nei ventidue mesi in cui ho ricoperto la carica del Ministero, per dare facilmente conto della netta prevalenza di interventi di piccole e medie dimensioni diffusi sul territorio, rispetto alle disposizioni e anche agli stanziamenti che hanno riguardato la legge obiettivo. Basti un esempio: abbiamo sottratto risorse finanziarie alle grandi infrastrutture con il Fondo revoche e le abbiamo destinate all'affronto dell'emergenza abitativa, abbiamo rifinanziato dopo anni il Fondo affitti, abbiamo costituito il Fondo per la morosità incolpevole e destinato 500 milioni di euro al recupero degli alloggi popolari, destinando per le «politiche della casa» la cifra complessiva di 2,7 miliardi di euro.

Ho voluto lasciare per ultimo il tema che considero più importante e che ho chiesto di inserire tra le priorità del Piano nazionale delle riforme, e cioè la sollecita approvazione del disegno di legge delega, di cui ho già parlato, di recepimento delle direttive appalti e concessioni 2014/23/UE, 2014/24/UE24 e 2014/25/UE dell'Unione europea. Si tratterà di un'occasione davvero unica per rafforzare la qualificazione degli operatori e semplificare il quadro normativo.  

In questo sommario bilancio, concedetemi una parentesi per rivendicare, a nome di tutto il Governo, la felice conclusione non di una scelta programmatica, ma di un'azione che è riuscita a risolvere l'emergenza occupazionale di 13 mila persone e il rilancio di una azienda strategica per il nostro Paese e per la nostra economia: sto parlando di Alitalia, che, dal baratro della possibile consegna dei libri in tribunale, è passata oggi a competere sul mercato del settore aereo internazionale.   Veniamo ora agli addebiti per una mia presunta condotta personale inopportuna. Credo che sia evidente a tutti quanti e sia evidente quanto sia inverosimile – che un amico di famiglia da quarant'anni abbia potuto solo pensare di accreditarsi a me regalandomi un vestito.

Quanto a mio figlio, ho detto e ribadisco che non ho mai fatto pressioni con chicchessia per procurare un lavoro a mio figlio. L'intercettazione, strumentalizzata a questo fine, in cui chiedo all'ingegner Incalza di vedere mio figlio, venuto a trovarmi a Roma, per dargli consulenza e suggerimenti, documenta invece che ho proposto a mio figlio, ingegnere appena laureato, come farebbe qualsiasi padre, la possibilità di incontrare una persona di grande esperienza che potesse consigliarlo nella scelta da fare. La decisione di Incalza di telefonare a Stefano Perotti non può coinvolgere la mia responsabilità.  

Conosco la famiglia Perotti dal 2001. È abitudine mia passare, come è stato dimostrato, le festività di Sant'Ambrogio, prima di Natale, con la mia famiglia e con la sua. Conoscono, i Perotti, mio figlio sin da piccolo: che bisogno avrei avuto di chiedere a Incalza di intercedere per lui? Se fosse stata mia intenzione – e non lo era e non lo avrei mai fatto – avrei molto più facilmente potuto farlo io e non l'ho fatto.  

Mio figlio lavora in America, dove è approdato dopo che la società di ingegneria e architettura SOM, al termine di uno   stage di sei mesi gli ha offerto un'assunzione. Mio figlio, contrariamente a quello che pensa qualcuno che ritiene sempre di ricostruire dei retroscena, è stato mandato alla SOM di San Francisco dal Politecnico di Milano, non da altri. Qui ha lavorato alla tesi di laurea per laurearsi con 110 e lode nel dicembre 2013. Nel gennaio 2014 la SOM gli ha fatto un'offerta di lavoro. Lui ha chiesto il permesso di lavoro per gli Stati Uniti che è arrivato dopo un anno. Scaduta la prima lettera di employment, all'arrivo del permesso, la SOM gliene ha inviata un'altra: il 2 marzo mio figlio è partito per l'America e da lunedì prossimo sarà dipendente della sede SOM di New York. Nell'anno passato ha accettato l'offerta di una collaborazione a partita IVA – 1300 euro nette al mese – dalla società Mor di Genova, legata a Stefano Perotti.

Di fronte alle polemiche italiane, dopo due giorni di telefonate e richieste di informazione da parte dei media, la società americana SOM ha emesso un comunicato stampa in cui ricostruisce la vicenda e spiega perché ha assunto mio figlio: semplicemente perché lo considerano bravo, come credo che debba avvenire per tutte le persone che vengono assunte nel nostro Paese e per tutte le opportunità che devono essere offerte a tutti i giovani di questo Paese.

Quanto al regalo per la sua laurea – un orologio del valore di circa 3.500 euro – l'avessero regalato a me, l'ho già detto, l'avrei rifiutato, nonostante la mia vecchia amicizia con i Perotti. I Perotti l'hanno regalato a mio figlio, che conoscono bene ben prima della mia nomina a Ministro, in un'occasione importante come la laurea. Io non gli ho chiesto di restituirlo. Se questo è stato il mio errore, lo ammetto.  

Signor Presidente, onorevoli colleghi, arriviamo alla decisione assunta in piena coscienza e in base ai valori che hanno determinato e guidato il mio impegno politico all'idea di servizio alle istituzioni che ne consegue. A sole 72 ore dai fatti c’è la presa d'atto della necessità della mia scelta che sto compiendo e la mia comunicazione al Presidente del Consiglio e al Presidente della Repubblica, dimettendomi a 72 ore dai fatti e non a 72 giorni.  

Ho avuto l'onore di ricoprire un incarico prestigioso, di servire con dignità la nostra Costituzione – la Costituzione, tra l'altro, dice: «con disciplina ed onore» – essendo pronto in ogni momento a rinunciarvi. Ho sempre pensato che la politica non sia un mestiere o una professione ma passione al servizio del bene comune.  

La mia prima reazione suggerita da molti, da tanti colleghi parlamentari di opposizione e di maggioranza, da tanti amici, da tante persone comuni è stata: non ho fatto nulla, non ho fatto nulla, perché dovrei dimettermi? Perché devo lasciare proprio in un momento in cui il tuo lavoro sta iniziando a dare i sui frutti, il tuo Governo sta iniziando a cambiare il Paese come lo voleva cambiare? Perché devi lasciare nel momento in cui l'utilità per la gente, le imprese, i giovani che vengono assunti inizia a vedersi concretamente realizzata?  

Ma con il passare delle ore la scelta che dovevo fare – ripeto: dovevo fare – non poteva che essere quella che ho sempre fatto nella vita: paragonare la ragione per cui ho deciso di fare politica con la scelta che dovevo fare.  

Questo è quello che bisogna fare nella vita: siamo uomini politici, ma «uomini» è il sostantivo, la sostanza politica è l'aggettivo. E l'uomo agisce sempre per uno scopo; e lo scopo della politica è servire il bene comune. Se questo passo indietro può essere un modo per prendere una nuova rincorsa, per ridare valore alle istituzioni, che ho sempre servito, per rafforzare l'azione del nostro Governo, per rilanciare il progetto del nostro partito, allora, le dimissioni hanno un senso. Diventando Ministro non mi sono dimesso né da padre né da marito e né intendo farlo oggi. Per me, gli affetti vengono prima di tutto, anche di una poltrona, anche se prestigiosa.  

A voi giovani deputati, che, urlando fuori dalla realtà e agitando demagogia a brandelli, mi avete insultato in questi giorni, vi auguro – ve lo auguro – dal profondo del cuore di non trovarvi mai dentro a bolle mediatiche difficili da scoppiare. Vi auguro di non aver mai qualcuno che, con potenza di fuoco, entra nella vostra vita, nei vostri affetti familiari, nella vostra intimità   (Applausi dei deputati dei gruppi Area Popolare (NCD-UDC), Partito Democratico, Forza Italia – Il Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente, Scelta Civica per l'Italia e Per l'Italia – Centro Democratico). Vi auguro di non avere mai nessuno che tiri in ballo la vostra famiglia.

Ho molti difetti, molti limiti, ma, dopo tanti anni, ancora non perdo il sorriso e il buon umore: ogni esperienza è in grado di arricchirmi e vedo il lato positivo di questa difficile vicenda. Tante persone mi hanno dimostrato amicizia, che, per me, è più importante di qualsiasi cosa. Perché sarò un ingenuo, sarò un romantico, sarò fuori moda, sarò come qualcuno ha detto oggi sui giornali, e legittimamente ha avuto la possibilità di dirlo e ha ragione a dirlo, un comprimario, ma la cosa a cui più tengo nella vita sono i rapporti umani, i rapporti personali, che possono nascere anche politica.  

Per stringere amicizia su Facebook basta premere un tasto; farlo nella vita è più difficile, ma è anche più bello e nessuna intercettazione pubblicata e decontestualizzata può togliermi ciò che per me vale più di tutto: dare la propria vita, il proprio impegno, le proprie capacità al servizio della tua comunità. Tommaso Moro diceva, scrivendo alla figlia: «Nulla accade che Dio non voglia»: e io sono sicuro che qualunque cosa avvenga, per quanto cattiva appaia, sarà in realtà sempre per il meglio. Lascio il Governo a testa alta, guardandovi negli occhi, continuerò a fare il mio dovere, come è giusto farlo in Parlamento.

Onorevoli colleghi, so che il tempo sarà galantuomo, spero sia altrettanto galantuomo, in futuro, chi oggi ha speculato sul nulla; ma, paradossalmente, la mia scelta di dimettermi non ha fatto vincere il pregiudizio, ma farà vincere il giudizio.  

Stop. Credo che ogni discorso, come ogni esperienza, debba finire con un punto. E io qui lo metto. Lasciatemi solo ringraziare i tanti colleghi della maggioranza e dell'opposizione che, in questi giorni, mi hanno chiesto di andare avanti e le tante persone che mi hanno inviato messaggi di sostegno e di amicizia. Lasciatemi ringraziare il Presidente del Consiglio che, al di là dei retroscena – e siamo troppo abituati in politica a vivere di retroscena, in questo Palazzo a vivere di retroscena –, in questi giorni, in un confronto leale, franco, serio, non mi ha mai chiesto di dimettermi, ma ha affidato, come è giusto che fosse, alla mia scelta personale questa decisione.  

Io credo che il valore di ogni rapporto umano e di ogni esperienza sia la gratitudine: e io non posso essere che grato al Parlamento, a coloro che hanno avuto fiducia in me, agli amici, a tutti voi, per la grande esperienza che mi avete consentito di fare (Applausi dei deputati dei gruppi Area Popolare (NCD-UDC), Partito Democratico, Forza Italia – Il Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente, Scelta Civica per l'Italia e Per l'Italia – Centro Democratico).


Vedi principali interventi:

Dimissioni di Lupi: intervento dell’Onorevole Roberto Speranza (PD)
Dal resoconto stenografico della Seduta n. 396 di venerdì 20 marzo 2015 della Camera dei Deputati
Si tratta di un atto chiaro e apprezzabile che, pur non essendo lei tra gli indagati, noi leggiamo come il senso di chi non vuol lasciare zone d'ombra dentro un rapporto di fiducia, tutt'altro che facile, tra cittadini e politica. Un rapporto che va ogni giorno alimentato con atti concreti............

Dimissioni di Lupi: intervento dell’Onorevole Alessandro Di Battista (MoVimento 5 Stelle)
Dal resoconto stenografico della Seduta n. 396 di venerdì 20 marzo 2015 della Camera dei Deputati
Grazie Presidente, deputato Lupi, stia tranquillo, non siamo qui a elencarle le pessime azioni che ha commesso come Ministro, non abbiamo alcuna voglia di toglierci i sassolini dalle scarpe o di sfruttare il momento per dire all'Italia intera che il MoVimento 5 Stelle aveva ragione............

Dimissioni di Lupi: intervento dell’Onorevole Renato Brunetta (Forza Italia)
Dal resoconto stenografico della Seduta n. 396 di venerdì 20 marzo 2015 della Camera dei Deputati
Signor Presidente, Ministro Lupi, saluto oggi non l'addio alla politica del Ministro Lupi, ma la sua uscita dal Governo, da questo cattivo Governo: uscita che penso sia per lei equivalente in questo momento ad una liberazione. Sappiamo bene che lei era l'unico resistente dentro questo Esecutivo: dunque prima o poi doveva sloggiare............

Dimissioni di Lupi: intervento dell’Onorevole Fabrizio Cicchitto (AP)
Dal resoconto stenografico della Seduta n. 396 di venerdì 20 marzo 2015 della Camera dei Deputati
Signor Presidente, onorevoli colleghi, devo dirvi con franchezza che reputo inaccettabile l'intreccio fra ipocrisia e faziosità che ha portato alle dimissioni del Ministro Lupi. È prevalso nei suoi confronti un autentico linciaggio mediatico, una cosa ben diversa anche da una di quelle operazioni politico-giudiziarie posta in atto nel corso di questi anni da alcune procure che hanno fatto e fanno politica............
 



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