ATTENZIONE  CARICAMENTO LENTO


Un avventura a quattro mani

Il “bunker” ucraino a Venezia


Di Eleonora & Cricio

            Preparandoci alla visita della 56° Biennale Arte, abbiamo pensato di rivedere gli appunti che abbiamo preso in occasione di una nostra precedente visita nell’ottobre del 2014.

Siamo sul vaporetto pieno oltre misura. Le fermate passano, ma quella di “San Marco” sembra sempre più lontana. Quando arriviamo all'imbarcadero dei “Giardini – Biennale”, Eleonora, mi chiede di scendere.

Appena scesi, ci fermiamo un poco su una panchina dei giardini per smaltire l'effetto della calca sul vaporetto. Iniziamo quindi il cammino verso Piazza San Marco sulla Riva dei Sette Martiri, quando l'attenzione di Eleonora è attratta da un tendone mimetico con strani tubi luccicanti sopra, forse dei depuratori dell'aria.

Immediatamente soprannominiamo questo “Bunker” per l'evidente richiamo militare. Chissà perché pensiamo che sia una tenda “comando”, non una per la truppa.

Trattenere la curiosità di Eleonora appare immediatamente cosa impossibile, così la vedo caracollare verso il bunker. Sono rimasto leggermente indietro, mi avvicino all'entrata per sbirciare. Penso: “Come si fa a resistere alla curiosità di capire cosa è? Se ci si passa davanti viene subito voglia di trovare l'entrata e infilarsi nell'interno!”

Che cosa significa questo “bunker”?

Seguo Eleonora. Passato l'ingresso mi appare un insieme d’oggetti apparentemente senza un legame che abbia senso.
 La prima cosa che vediamo è un riquadro grigio enorme.
- Kriptonite, guarda come luccica! - urla Eleonora - ... ma Cricio, cosa è questa cosa?
- Per me è antracite, guarda i riflessi lucenti delle superfici convesse. Antracite la forza dell'energia dell'ottocento e del primo novecento, quella che ha permesso la rivoluzione industriale.


Intanto aggiro l'oggetto misterioso e noto che il riquadro metallico è fatto con lamiere inchiodate, il sistema usato nei cantieri navali, ed è appoggiato su un grande anello.

- Ecco, questo è un anello sigillo, anello del potere. Molto in uso nel passato tra chi deteneva un grande o piccolo potere; sul fronte, spesso, c'era una pietra dura e vi era inciso il suo stemma o le sue iniziali, così da poter usare quest’anello per “firmare” la ceralacca su un documento o su un contenitore.
- Miiii. L'antracite è la gemma energetica, l'energia: il potere dell'economia!


Ma cosa c'è sul fondo del tendone, dietro al “riquadro” d’antracite?

Vi sono degli inquietanti manichini, quasi figure umane. Sono posti in fila senza spazi fra uno e l'altro. Vestiti in modo sgargiante con in mano dei falcetti, come se si stessero recando in marcia, in modo ordinato, verso un preciso obiettivo.
Sulla testa un caschetto nero lucido e al posto del viso una maschera antigas, anch'essa nera, di gomma, le mani sono coperte da spessi guanti neri, come di quelli che si usano per proteggersi dalle sostanze chimiche.

Sono manichini, ma hanno una consistenza umana. Appaiono come se dentro gli abiti ci fossero veramente dei corpi. Proprio gli abiti drammatizzano il tutto: tessuti pesanti di pelo, colori forti che contrastano col nero dei guanti, dei caschi e delle maschere.

Queste figure cosi oscure hanno in mano dei falcetti e al polso degli orologi appariscenti. Il primo manichino a sinistra ha un vecchio orologio modello anni 30 e procedendo verso desta i modelli diventano via via più recenti, fino a quelli digitali; forse a dare un’età a quei personaggi tutti in fila, tutti uguali.

Eleonora esclama:

- Personaggi pronti e ordinati, ma per cosa? Per lavorare? Per combattere? Cricio, mi danno una brutta sensazione.
- Si, colori tanti colori vivi, non tute, né militari né da lavoro. Secondo te cosa indicano quelle tute?
- Non so, non riesco a capire; strane uniformi... con la maschera antigas, poi la falce, simbolo del comunismo? Ma anche arma di difesa, di lavoro nei campi e di morte; tutto mi dà una forte sensazione di morte!
- È pesante il simbolo della falce, segno dell'agricoltura, ma le maschere antigas? Forse allora comunismo e morte. Non vorrei fosse una mia personale lettura.
- Soldati della morte...
- … potere e sfruttamento, ma anche distruzione della vita. L'aria non si può respirare occorrono le maschere, i guanti spessi di neoprene, le tute: nessun pezzo di pelle può essere scoperto. Eleonora sono forse colorati perché non c'è più nessuno che li guarda?
È un insieme affascinante, però ci lascia perplessi. Che significato hanno tutte queste cose?

In un angolo del tendone c'è un uomo alto e magro, non giovane. Evidentemente non è un visitatore. Eleonora gli rivolge subito la parola per avere spiegazioni.
- Salve, è lei che ha fatto installazione?

L’uomo sorride divertito della domanda e, alzando le spalle, ci risponde con un italiano stentato che non lascia capire la sua provenienza:
- No assolutamente, io sono qui per controllare. Guardate il cartellone qua a fianco a me, sono artisti ucraini che hanno creato tutto questo.


Il curioso straniero ci porge un foglio con scritto in inglese l’ intento degli artisti per l’installazione, ma nessuno di noi due in quel momento ha voglia di impegnarsi in una traduzione lampo, così chiediamo ancora informazioni.
- Ma quelle divise in fondo al tendone, che sembrano degli uomini chi rappresentano?

L’uomo alza le spalle e ci spiega:

- Credo siano delle divise con addosso maschere antigas, ma vedete anche i guanti e gli orologi di diverse epoche che segnano orari diversi.
Poche cose. Eleonora ed io ci guardiamo e ci sorridiamo complici del fatto che questi particolari già erano stati visti e analizzati dai nostri occhi curiosi.
Infine l’uomo, con il suo italiano simpatico, ci invita a firmare l'album della presenza nel “bunker”; la cosa ci è gradita.

Se arte è creare emozioni e curiosità, questa installazione è certamente arte. Usciamo carichi di curiosità. Cosa vogliono dire le cose che abbiamo visto e che ci hanno così emozionato?
- Eleonora, hai preso quel foglio che c'era nel tendone?
- Si, eccolo!

 

Ukraine
Riva dei Sette Martiri

Il contributo dell'Ucraina al 14 ° Biennale di Architettura di Venezia è la mostra dal titolo "... alla faccia della mia piazza."
Centouno anni fa, nel 1913 Kiev dell'artista Kazimir Malevich per la prima volta il suo ritratto " Black square " nello scenario dell'opera futurista " Victory over the Sun ". Così iniziò il percorso del Suprematismo - direzione d'avanguardia più radicale, che ha completamente cambiato le coordinate di arte e architettura.

Nel 1924, il suo "Black square", "Black circle", "Black cross" e dipinti di costruzione del "planits" sono stati portati alla Biennale di Venezia XIV. Elementi di stile erano estremamente semplici - piani geometrici nello spazio infinito. Lo chiamò "... un sistema unificato dell'architettura mondiale della terra". Il suo modulo " Black square " non solo ha ridimensionato la coscienza, ma ha determinato la moda, trasformando una grande opera d'arte in un marchio globale. Ma il vero significato di " Black square " non è stato risolto. È rimasto nel vigore campo dell'arte.

Olilga Milentiy e Galina Sklyarenko affermano che "
Essere compatrioti Malevich, che è nato e ha studiato a Kiev, offriamo a guardare il suo lavoro da una nuova prospettiva, definita con la sua tesi: Pensate a un mondo e vivere in essa."

Era forza particolarmente potente della creatività umana che Malevich e l'Ucraina hanno contribuito alla civiltà del XX secolo. Aprire l'accesso ad altre dimensioni, Malevich ha offerto le proprie regole di forma-making ed è andato al di là della cultura tradizionale di urbanistica. Ora la zona di insediamento di umanità - è che circonda lo spazio, che è reale, cosmico e virtuale. Anche in questo caso, come cento anni fa, l'arte di creare nuovi progetti di architettura, dove, come ha scritto Malevich, "ogni forma fa crescere la vita".


Commissario: Nikita Mazayev
Vice Commissario: Sergey Derkach
Curatore: Olilga Milentiy
Vice Curatore: Galina Sklyarenko
Autore: Olilga Milentiy con la partecipazione di Yuri Solomko e di gruppo NCA.

Apertura: Sabato 7 giugno 2014
Chiusura: Domenica, 23 novembre 2014
Indirizzo: Riva dei Sette Martiri, 30122, Venezia
Orario di apertura: 10:00-06:00
Giorno di chiusura: Lunedì
Trasporto: fermata Giardini

 

Ne sappiamo come prima: chi sono questi artisti?

Eppure devono essere importanti se sono presenti in una Biennale di Venezia.
Una cosa da approfondire, ma internet non ci è di grande aiuto.

Proviamo a ragionare su alcuni elementi. Partiamo dall'Ucraina, nel passato il granaio della Russia (i falcetti?) e importante per le sue miniere di antracite, poi anche per i cantieri navali e l'industria meccanica.

Le maschere antigas, i caschi, i guanti antiacido: nessun lembo di pelle resta scoperto. Tutto si lega forse al disastro Chernobyl?
Allora gli orologi segnano il tempo passato in cui l'Ucraina è stata legata alla Russia?
Nella realtà non c'è un elemento che richiami direttamente la Russia e il conflitto attualmente in corso. L'unico elemento, che esprime un legame, anche questo non sembra conflittuale, è il “Black square" di Malevich, artista ucraino vissuto in Russia.

Scrivono sul volantino” vero significato di "Black square" non è stato risolto”, non possiamo certo risolverlo noi che siamo semplici turisti curiosi.



Argomenti: #arte , #arte contemporanea , #biennale , #installazione , #lavoratori , #milentiy , #ucraina , #venezia

Leggi tutti gli articoli di Eleonora & Cricio (n° articoli 15)

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