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Il 2015 si chiude con un nulla di fatto per l'economia

L'Italia non sembra essere “locomotiva”, come ha detto recentemente il nostro Renzi, ma casomai un “gamba de legn” in un museo ferroviario

Di Giovanni Gelmini

Arriva la fine dell'anno e così i conteggi della crescita del PIL devono necessariamente diventare concreti. Già il definitivo del terzo trimestre, pubblicato dall'ISTAT qualche giorno fa, aveva tolto un pezzettino di PIL e, dopo periodi d’ingiustificato trionfalismo, ora le previsioni per il 2015 ci ripropongono uno 0,7% che sarà bello se si verifica, perché, a nostro avviso, sono ancora tirate verso l'alto. Ecco cosa scrive l'ISTAT nell'ultimo Report pubblicato venerdì scorso:

    Prospettive di breve termine

    Nel terzo trimestre l’andamento positivo dell’economia italiana è stato guidato dalla crescita del valore aggiunto nel settore manifatturiero e, in misura limitata, nei servizi. Per il quarto trimestre ci si attende il proseguimento, seppure a ritmi moderati, della fase espansiva iniziata nei primi mesi dell’anno.
    Il percorso di crescita rimane caratterizzato dall’attuale fase del ciclo internazionale che condiziona negativamente la dinamica delle esportazioni italiane. Il modello di previsione di breve termine dell’Istat indica una crescita congiunturale del Pil reale pari a +0,2%, con un intervallo di confidenza compreso tra 0 e +0,4% (Figura 9). Al risultato positivo contribuirebbe prevalentemente la crescita dei consumi che, in parte, si rifletterebbe sull’aumento delle importazioni.
    Permangono invece le difficoltà nella ripartenza del ciclo degli investimenti.

    In questo scenario la crescita ottenuta dal confronto tra i dati trimestrali corretti per i giorni lavorativi del 2015, che includono la previsione per quarto trimestre, con quelli del 2014 è pari allo 0,7%.

Abbiamo provato a rifare i conti e lo 0,7% ci appare come un 0,65%, ma per avere questo vorrebbe dire che la crescita dei consumi procederebbe sempre senza una corrispettiva crescita della produzione, come nota anche l'ISTAT, e non sembra si sia tenuto conto dei cambiamenti indotti dalla “paura” generata dagli eventi di Parigi di metà novembre.

L'impatto di questi è sicuramente pesante e non paragonabile a quello di primavera, ma più vicino a quello che c'è stato dopo l'11 settembre: perché gli attentatori hanno colpito gente qualunque, come noi, che non faceva nulla contro di loro; perché sono stati preceduti e seguiti da attentati e fatti di sangue quasi quotidiani e diffusi in tutto il mondo; perché hanno segnato la ripresa degli interventi armati dei principali Paesi Europei.

Se l'ISTAT pone al quarto trimestre un incremento del PIL pari a quello del terzo trimestre, noi, invece, abbiamo ritenuto più reale applicare quello del secondo trimestre, perché sicuramente vi sarà un momento di riflessione sui consumi e comunque sempre di un incremento si tratta. Così il PIL chiuderebbe con uno 0,55%, ben ragionevole con il quadro complessivo.

Così il 2015 si chiude con un nulla di fatto per l'economia.
Lo 0,% resta uno 0,% e ragionare sui mezzi decimali non cambia la realtà. Non è stato un anno negativo, ma solo di galleggiamento. La ripresa è lontana e non avverrà di certo nel 2016 che si apre con notevoli difficoltà a livello mondiale.

Per l'economia non ci sono veri segnali positivi. In primis troviamo la stazionarietà degli investimenti e la conseguente difficoltà ad assumere. I politici sbandierano la diminuita disoccupazione, ma questo non è un segnale positivo perché corrisponde a tante persone che hanno rinunciato a cercare lavoro e non a persone che lo hanno trovato.

La verità è che il governo di Renzi ha scelto la strada in discesa lastricata di piane pietre, quella che porta all'inferno, anziché quella difficile in salita con andamento non ben segnato che conduce in paradiso.

Non potendo investire, perché è senza soldi, ha scelto di “finanziare i consumi”; qualunque studente di economia vi può dire che questo non produce crescita stabile, anche se può produrre voti alle elezioni.

Avrebbe potuto ben intervenire pesantemente sulla struttura della P.A. in modo da ridurre i tantissimi Enti che creano caos, oltre che spese inutili. Invece ne ha creati di nuovi che si aggiungono ai vecchi. Tutti questi enti hanno procedure proprie, creano un ambito di difficile gestione e controllo, poi tutto questo si traduce per le imprese in costi inutili, tempi lunghi per le pratiche ed incertezza dei comportamenti: proprio quello che fa scappare gli investitori; ecco così che l'economia non può crescere.

Renzi si è presentato come “rottamatore”, questo ha creato certamente la sua immagine di successo, ma il suo rottamare si è limitato all'eliminazione dei suoi avversari.

Fino a quando la Politica non sarà capace di rottamare il modo clientelare e corrotto che si è sviluppato negli ultimi trent'anni del secolo scorso, che è stato codificato dai socialisti craxiani, non sarà più possibile pensare ad un'Italia come un paese “industrializzato” locomotiva, come ha detto recentemente il nostro Renzi, ma casomai a un “gamba de legn” in un museo ferroviario.



Vedi: Istat: Nota mensile sull’andamento dell’economia italiana - Testo integrale



Argomenti: #economia , #istat , #italia , #pil , #politica economica , #previsioni

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